Aiuto "ridotto" all'anziano in Rsa,
il Tar boccia il Comune di Torino
Stefano Rizzi 16:24 Lunedì 02 Marzo 2026
Per i giudici il regolamento di Palazzo di Città che limita l'integrazione della retta è illegittimo e va riscritto. L'unico parametro da applicare è quello dell'Isee. Il caso del paziente che ha portato alla sentenza. Ora altri Comuni rischiano la stessa sorte
L’Isee è l’unico parametro su cui quantificare la quota a carico dell’ospite o della sua famiglia per la parte cosiddetta “alberghiera” (ovvero la componente non sanitaria) della retta delle Rsa. La quota che resta scoperta è a totale carico del Comune, che non può tirarsi indietro applicando propri regolamenti difformi.
Questa, in estrema sintesi, la sentenza del Tar con cui è stato dato torto al Comune di Torino, imponendo a Palazzo di Città la modifica della delibera con cui era stato emanato il regolamento oggetto del ricorso presentato da un anziano malato cronico, al quale era stata rifiutata l’integrazione della retta.
La decisione dei giudici amministrativi arriva a mettere un punto fermo – salvo eventuale ricorso al Consiglio di Stato da parte della giunta di Stefano Lo Russo – sul caso di un anziano malato cronico non autosufficiente, impossibilitato a pagare, al quale il Comune di Torino aveva negato l’integrazione economica dovuta in base al proprio regolamento in materia.
Braccino corto
Ma – ed è questo l’aspetto più rilevante – la sentenza sul caso singolo produce effetti su una vastissima platea di anziani e delle loro famiglie, così come sulle stesse strutture socio-sanitarie. “La giurisprudenza ha più volte chiarito – si legge nella sentenza – che i Comuni non possono, con i loro regolamenti, attribuire rilievo a elementi diversi rispetto a quelli specificamente indicati nel Dpcm n. 159 del 2013 al fine di determinare il livello di capacità economica dell’assistito, con la conseguenza che non sono ammessi altri sistemi di calcolo delle disponibilità economiche dei soggetti che richiedono prestazioni di tipo assistenziale”.
In questo caso, il malato non autosufficiente percepisce una pensione di 654 euro mensili (oltre all’indennità di accompagnamento), ha la moglie a carico che vive in un alloggio in affitto ed è comproprietario di un quarto della casa di famiglia a Locri (Reggio Calabria). L’attestazione Isee socio-sanitaria residenziale, compresa la componente aggiuntiva dei figli, risulta di poco superiore ai 6 mila euro, a fronte dei quali la struttura di ricovero emette fatture da 1.500 euro al mese, che il Comune aveva finora rifiutato di integrare. Una situazione ritenuta insostenibile per la famiglia.
“Norme irragionevoli”
“La semplice enunciazione delle condizioni di partenza rende evidente quanto le norme del Comune siano non solo illegittime, ma anche del tutto irragionevoli”, osserva il Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base che ha seguito fin dall’inizio la vicenda.
“Com’è possibile che un’amministrazione ritenga corretta una misura che costringe, negandogli l’integrazione prevista a livello nazionale, un anziano malato a far fronte a una richiesta economica tripla rispetto alla sua pensione, quando persino il Tribunale aveva verificato la assai difficile situazione economica dell’utente, accordando il patrocinio legale?”.
Sentenza pilota
Una bocciatura netta quella subita dal Comune di Torino che, come stabilito dal Tar, “dovrà provvedere alla riedizione del potere amministrativo, tenendo conto dei principi affermati nella presente sentenza, in virtù dell’efficacia erga omnes della decisione di annullamento della delibera del Consiglio comunale dell’11 giugno 2012”. Il caso di Torino non è isolato in Piemonte, dove altri Comuni non applicano compiutamente il criterio dell’Isee. La sentenza, quindi, potrebbe aprire la strada ad altri ricorsi e ad ulteriori pronunciamenti dei giudici.
Comune e Regione
Intanto da Palazzo di Città l’assessore Jacopo Rosatelli prova a lanciare la palla nella tribuna del Governo ribadendo la richiesta di “mettere i Comuni nelle condizioni di applicare una norma che attiene ai livelli essenziali di assistenza, fornendo le risorse economiche aggiuntive necessarie. In assenza di risorse adeguate, le conseguenze rischiano di ricadere sui bilanci locali”.
Dal centrodestra c’è chi come l’assessore regionale al Welfare Maurizio Marrone (FdI) plaude alla decisione del Tar e ricorda che “anche alla luce di queste dinamiche infelici, come assessorato regionale investiamo su voucher diretti alle famiglie senza intermediari e abbiamo individuato ulteriori 20 milioni per riaprire al più presto le domande di Scelta Sociale per sostenere le spese di assistenza alle persone non autosufficienti in attesa di convenzione sanitaria”.



