Pd cinghia di trasmissione della Cgil: Landini detta la linea, Schlein segue
Davide Depascale 19:43 Lunedì 02 Marzo 2026Una volta era il sindacato a inseguire il partito; oggi i ruoli sono capovolti, con la segretaria che si accoda al leader del sindacato. A Torino raccoglie e rilancia le parole d'ordine: dall’Ilva allo Stato imprenditore fino alla battaglia referendaria contro il governo
Più che un confronto, un incontro celebrativo dell’unità d’intenti politica. Nella sede della Cgil Piemonte di via Pedrotti, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il segretario generale del sindacato Maurizio Landini serrano i ranghi e alzano il livello dello scontro con il governo Meloni, confidando nel referendum sulla giustizia del 22-23 marzo per mettere all’angolo l’esecutivo a un anno dalle Politiche.
Schlein arriva in auto blu dall’Hotel Nh Ambasciatori di corso Vittorio, dove pernotterà in vista della visita di domattina al Centro Studi Gobetti. In sala, oltre ai dirigenti sindacali, siedono i maggiorenti del Pd piemontese: i senatori Andrea Giorgis e Anna Rossomando, la deputata e vicepresidente del partito Chiara Gribaudo, il segretario torinese Marcello Mazzù, la presidente regionale Nadia Conticelli, la capogruppo Gianna Pentenero e il tesoriere Alberto Avetta. A evento in corso arriva anche il sindaco Stefano Lo Russo. Assente invece il segretario regionale Domenico Rossi, che la attende per l’appuntamento serale al Pacific Hotel Fortino, all’incontro sul referendum.
“Nessuna politica industriale”
La segretaria dem imposta il suo intervento come un j’accuse all’esecutivo di centrodestra: “Il governo non ha fatto straccio di politica industriale in tre anni”. Cita il calo degli investimenti nell’auto e la riduzione delle risorse per scuola, casa e sanità. “La spesa sanitaria in rapporto al Pil continua a scendere: per smantellare il sistema universalistico basta chiudere i rubinetti”.
Sul fisco parla di “drenaggio fiscale” in grado di sottrarre miliardi a lavoratori e pensionati, mentre “si allenta la tassazione sulle multinazionali”. Attacca anche l’aumento della spesa militare legato all’obiettivo del 5% del Pil e definisce “sbagliata” la linea seguita dall’esecutivo: “Anziché piegarci a Trump avremmo dovuto seguire la Spagna di Sanchez”. E giù applausi.
Salvare l’Europa
Il cuore resta la questione salariale: “Non possiamo avere tra i salari più bassi d’Europa”. Schlein rilancia il salario minimo ancorato ai contratti firmati dalle organizzazioni più rappresentative e una legge sulla rappresentanza per arginare i contratti pirata. Spinge su una politica energetica centrata sulle rinnovabili e su un fondo europeo per l’auto “per salvare l’industria del continente”.Rivendica l’appoggio ai referendum Cgil contro il Jobs Act e parla apertamente di “ricucitura” tra partito e sindacato: “La destra ha vinto sulle nostre divisioni. Ora vede che l’unità c’è e punta a cambiare la legge elettorale”. Non risparmia critiche alle ipotesi di intervento governativo nei cda degli atenei e inquadra il referendum sulla giustizia come una partita “sulla qualità della democrazia”.
Il nodo Ilva e l’automotive
Landini alza ulteriormente i toni e chiede il ritorno dello Stato imprenditore, feticcio della Prima Repubblica: “All’Ilva di Taranto siamo al secondo morto dell’anno. Lo Stato deve entrare e prendere la maggioranza, altrimenti si conferma un modello industriale che uccide i lavoratori”. Per il leader Cgil l’aumento di morti e feriti è infatti legato al fiorire dei subappalti e della precarietà, e sull’automotive chiede la convocazione urgente di sindacati e vertici di Stellantis: “Il rischio è che salti l’intero settore, dalla casa madre alla componentistica”. Le difficoltà, sostiene, sono figlie di “previsioni sbagliate e assenza di politiche industriali”.
Cita i dati sul rapporto deficit/Pil al 3,1% e insiste sulla pressione fiscale: «L’80% dell’Irpef è pagato da lavoratori dipendenti e pensionati. Dal 2022 al 2024 hanno versato 25 miliardi in più”. Propone un meccanismo automatico di adeguamento di scaglioni e detrazioni e un contributo di solidarietà sopra i due milioni di reddito annuo.
Annuncia un vertice nazionale della Cgil la prossima settimana in difesa dei rider, dopo le sentenze sul caporalato digitale contro Glovo e Deliveroo e rilancia la battaglia su rappresentanza e appalti: “Un lavoratore autonomo non deve costare meno di un subordinato”.
L’incontro certifica ancora una volta un asse politico-sindacale che punta a rimettere il lavoro al centro dell’agenda dell’opposizione. “Non si tratta solo di vincere le prossime elezioni – conclude Schlein – ma di ascoltare le necessità delle persone”
Landini chiude con un monito, più adatto a un leader di opposizione che al segretario di un sindacato: “Tredici milioni di sì ai referendum non sono pochi. È il momento che questo governo si tolga dalle scatole”. E Schlein, come su tutto il resto, non può che essere d’accordo con lui.



