Coldiretti Torino: “Industriali del latte siano responsabili”
16:02 Venerdì 13 Marzo 2026
Coldiretti Torino chiama gli industriali del latte "al senso di responsabilità verso il territorio e nella battaglia comune contro le speculazioni", chiedendo un confronto sindacale urgente alle principali aziende lattiero-casearie. "I prezzi oggi riconosciuti alla stalla - afferma il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici - risultano per molte aziende non più compatibili con i costi di produzione. Negli ultimi mesi il prezzo del latte alla produzione ha registrato una riduzione significativa, mentre i costi continuano a crescere: energia, mangimi, carburanti e manodopera incidono in modo sempre più pesante sui bilanci aziendali. In queste condizioni, numerose aziende zootecniche stanno lavorando senza margini adeguati, con il rischio concreto di ridurre la produzione o di cessare l'attività. Le aziende agricole sono il primo anello della filiera lattiero-casearia e garantiscono ogni giorno qualità, sicurezza e continuità produttiva. Senza un riconoscimento economico adeguato del latte alla stalla, la tenuta del settore diventa fragile, con ricadute su trasformazione, occupazione e territori rurali". "Oggi nel Torinese - aggiunge - sono attive 803 stalle da latte per oltre 1300 addetti diretti e con oltre 35mila mucche solo di razza Frisona a cui vanno aggiunte razze tipicamente alpine come la Pezzata Rossa e la Pustertaler-Barant. Una capacità produttiva che garantisce ogni anno oltre 10 milioni e 500mila litri di latte fresco. Il latte deve rispondere a precise caratteristiche di qualità richieste per la produzione dei formaggi tipici del territorio, qualità che è possibile solo con un alto livello di benessere animale e con un'alimentazione bilanciata che incide anche sulla qualità dell'ambiente". "La storica tradizione dell'allevamento torinese - osserva - si basa sul fieno ricavato dal prato stabile e sulle coltivazioni di prossimità, soprattutto di mais. Le aziende agricole cercano di essere autosufficienti per il nutrimento degli animali e questo rende l'ambiente delle nostre campagne ricco di prati e di campi aperti. Tutto questo patrimonio ambientale sparirebbe se chiudessero i nostri allevamenti".


