Raccogliere la sfida di Calenda
Giorgio Merlo 16:07 Giovedì 19 Marzo 2026
Anche a prescindere dal peso elettorale e dal concreto riscontro tra i cittadini, un fatto è indubbio sin da ora. E cioè, il futuro Centro - elezioni 2027, come ovvio - riformista, plurale, democratico e di governo di Calenda e di tutti coloro che condivideranno quel progetto, ha un grande merito. Ovvero, mettere a nudo che la radicalizzazione politica da un lato e la polarizzazione ideologica dall’altro che caratterizzano i due schieramenti maggioritari tutto possono fare tranne una cosa: garantire una piena, convinta, efficace e rassicurante cultura di governo. Perché questo era, e resta, il tarlo corrosivo di questo singolare bipolarismo all’italiana. Perché, alla fine va pur detto.
Da un lato abbiamo una coalizione di sinistra e progressista che ha riscoperto e riattualizzato un vecchio tic del comunismo italiano. Ossia, delegittimare eticamente l’avversario/nemico in virtù di una del tutto presunta ma sempre sbandierata “superiorità morale” e, al contempo, perseguire l’obiettivo di annientare e distruggere l’odiato nemico politico. È, del resto, il comportamento che viene perseguito da ormai molto tempo dalle quattro sinistre italiane. La sinistra radicale e massimalista del Pd della Schlein, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle di Conte, la sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e la sinistra classista e pan sindacale del capo della Cgil Landini. Perché il vero collante culturale e cemento ideologico di questo cartello elettorale è attaccare frontalmente e violentemente la coalizione di centro destra ritenuta inidonea moralmente, eticamente, politicamente e culturalmente a governare il nostro paese.
Sul versante opposto, il centro destra, seppur con meno violenza verbale e furore ideologico, è altrettanto indubbio che, malgrado la statura politica e la postura istituzionale della premier Giorgia Meloni, emergono quotidianamente limiti che frenano una coerente, efficace e lungimirante azione di governo. Con la semplice conclusione che questo bislacco bipolarismo vive all’insegna della contrapposizione frontale. E anche violenta e senza sconti. Al punto che anche di fronte al tema drammatico della guerra quasi ai confini del nostro paese, l’unica preoccupazione della sinistra radicale, massimalista e populista è quella di lavorare alacremente per il “tanto peggio tanto meglio” che si somma con le difficoltà dell’attuale Governo di elaborare una strategia sufficientemente condivisa e realisticamente praticabile.
Ecco perché la presenza di un luogo politico centrista e chiaramente di governo ed alieno da qualsiasi inclinazione ideologica e men che meno di natura moralistica, in questa precisa fase politica del nostro paese è destinato a fare emergere le pesanti e strutturali contraddizioni di questo innaturale e strampalato bipolarismo. Un luogo politico utile non solo per rilanciare le ragioni di un Centro popolare, liberale, riformista, democratico e di governo ma, soprattutto, indispensabile per rafforzare e consolidare la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e la stessa efficacia dell’azione di governo. E questa è, oggi, anche l’unica possibilità per rilanciare le ragioni politiche, culturali e anche e soprattutto programmatiche di un Centro che non può continuare a svendersi a destra o, peggio ancora, annullarsi a sinistra, per rimarcare la propria peculiarità ed originalità nella cittadella politica contemporanea.


