Se persino Occhetto torna di moda
Giorgio Merlo 09:11 Venerdì 27 Marzo 2026
Dopo la festa dei suoi 90 anni – a proposito, auguri! – l’ex capo comunista Achille Occhetto ritorna protagonista nella cittadella politica italiana. O meglio, più che non Occhetto ritorna di grande attualità il suo progetto politico. Quell’ormai famosa “gioiosa macchina da guerra” che fu messa in campo nel lontano 1994 per le elezioni politiche dell’epoca e che andò incontro però, purtroppo per Occhetto e il suo schieramento, ad una smaccata sconfitta politica ed elettorale. Si trattava di una coalizione politica “frontista”, con un chiaro profilo estremista, massimalista e radicale. Sin qui ieri, cioè il progetto politico di Achille Occhetto e della sinistra di quell’epoca.
Ora, e per tornare all’oggi, proprio quel progetto – al netto della diversità storica e politica – è il miglior viatico per l’attuale coalizione di sinistra e progressista. È appena sufficiente osservare il palco – non la piazza, come ovvio – di piazza Barberini a Roma che festeggiava la vittoria del No al referendum per rendersene conto. Ovvero, la presenza della sinistra radicale e massimalista della Schlein, la sinistra populista di Conte, la sinistra estremista e ideologica del trio Fratoianni/ Bonelli/Salis e la sinistra pan sindacale e classista della Cgil di Landini.
Certo, c’è una differenza, né secondaria e né peregrina, rispetto alla stagione di Occhetto e dalla sua “gioiosa macchina da guerra”. Ci sono, cioè, oggi due innesti molto importanti e significativi – che in quella fase non c’erano – che condizionano la costruzione del progetto politico complessivo del cosiddetto “campo largo”. Ovvero, il peso politico e culturale del populismo demagogico ed antipolitico riconducibile ai 5 stelle di Conte da un lato e, soprattutto e dall’altro, il ruolo dei magistrati attraverso l’Anm dopo il successo politico, elettorale e mediatico del referendum costituzionale sulla giustizia. Due innesti che, oggettivamente, non c’erano ai tempi di Occhetto e che possono rappresentare un autentico “valore aggiunto” per la nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra”.
È persino inutile ricordare, al contempo, che le forze centriste, moderate e riformiste sono del tutto ininfluenti se non addirittura irrilevanti nel contesto del “campo largo”. E, su questo versante, c’è una perfetta sintonia con il profilo della vecchia ma sempre attuale e moderna “gioiosa macchina da guerra”.
Ecco perché, anche dopo oltre 30 anni da quella esperienza, possiamo tranquillamente arrivare alla conclusione che, oggi come allora, non ci troviamo di fronte alla riproposizione di un vero e proprio centro sinistra. Che, invece ha fatto capolino dal 1996 e sino al 2015 nel nostro paese. Oggi, molto semplicemente, siamo ritornati in un contesto che vede nuovamente protagonista la sinistra radicale, estremista e massimalista.
Ed è anche per queste ragioni che si rende sempre più necessaria ed indispensabile la presenza di un Centro democratico, riformista, di governo e profondamente costituzionale. Un Centro che può avere un ruolo decisivo, se non addirittura determinante, di fronte ad una radicalizzazione del conflitto politico sempre più violenta e crudele tra i due schieramenti maggioritari. E proprio con la riproposizione di una nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra” si richiede, oggi, la discesa in campo di un nuovo ed aggiornato riformismo di governo contro il ritorno degli “opposti estremismi”.


