POLITICA & SANITÀ

Liste d'attesa, Asl in ordine sparso. Mistero sul piano della Regione

Nel 2024 era stato aggiornato, fornendo precise indicazioni alle aziende sulle criticità più gravi. Analogo documento non sarebbe stato fatto per il 2025. Valle (Pd): "Poco incisiva l'azione sulle prestazioni più attese. Numeri utili per propaganda social" - ECCO I DATI

Quali erano le indicazioni della Regione Piemonte alle Asl per un intervento mirato sulle liste d’attesa, attraverso le prestazioni erogate in orario serale e nei giorni festivi? Ma, soprattutto, quelle indicazioni c’erano state nel 2025, dettagliate come per l’anno precedente?

Gli interrogativi sembrano trovare ulteriori motivi di approfondimento osservando con attenzione i resoconti delle aziende sanitarie e ospedaliere, che già avevano mostrato macroscopiche differenze – come nel caso dell’Asl di Alessandria – tra visite ed esami contemplati dal Pngla, il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa, e altri al di fuori di questo elenco, basato sulle maggiori criticità nei tempi di erogazione. L’enorme differenza, presentata come un record per l’azienda alessandrina, era stata poi ridimensionata, una volta escluse le prestazioni non Pngla, che rappresentavano circa tre quarti del totale.

Torino al microscopio

Oggi l’analisi dei numeri relativi alle aziende di Torino e provincia, condotta dal vicepresidente della Commissione Sanità di Palazzo Lascaris, il piddino Daniele Valle, sembra far emergere ulteriori anomalie in un sistema assurto fin da subito a totem intoccabile per l’assessore Federico Riboldi. E questo nonostante proprio l’inciampo nell’Asl della sua provincia abbia messo in luce, quantomeno, una certa confusione nell’approccio, nell’esecuzione del piano e nella sua rendicontazione.

“Abbiamo ricostruito, attraverso una serie di accessi agli atti, i dati relativi alle prestazioni straordinarie effettuate dalle aziende sanitarie e ospedaliere della provincia di Torino, per comprendere con maggiore precisione cosa sia stato fatto e come migliorare per l’anno ormai in corso. E da questo – spiega Valle – è emerso che le aziende hanno effettuato scelte molto diverse sulle visite e sugli esami da erogare, segno che non c’erano linee guida omogenee”.

Assenza di linee guida

Quanto sostiene l’esponente del Pd, circa la mancanza di linee guida, sembra trovare conferma nell’assenza di atti che la Regione, al contrario, aveva predisposto per il 2024. In quell’anno, infatti, con la delibera del 4 marzo, era stato aggiornato il Piano aziendale per le liste d’attesa, elencando le prestazioni Pngla e inserendo in modo dettagliato anche quelle che, a fronte di pesantissime criticità, si era ritenuto di includere tra le priorità su cui intervenire.

Le indicazioni di Riboldi

Che cosa abbia impedito di seguire questa prassi anche per il 2025 non è dato sapere. Certo, visto l’impegno finanziario – circa 30 milioni di euro per 250mila prestazioni – assegnare linee guida alle aziende appare oggi una misura a dir poco scontata. Probabilmente, al grattacielo così come nelle Asl, si è ritenuto che le indicazioni fornite dall’assessore nei ripetuti incontri con i vertici aziendali potessero bastare.

Invece, osserva Valle, “ogni azienda ha aumentato l’offerta dove poteva o riteneva, anche al di fuori del Piano nazionale, tanto che ben il 15% delle prestazioni è fuori dal Pngla”. Il consigliere regionale aggiunge che “si rileva una notevole disparità di carico sull’Asl Città di Torino, se si considera anche la produzione della Città della Salute (e mancano i dati del Mauriziano). Segno che, per molti bisogni di cura, il capoluogo resta una destinazione fondamentale o inevitabile”.

Qui la situazione per prestazioni

Tempi ancora lunghi

Ma è un altro dato ad alimentare interrogativi su come sia stato gestito il piano basato sulle visite in orari serali, festivi e prefestivi, presentato dal “federale” della Sanità come una novità assoluta e modello per altre regioni. Va ricordato, tuttavia, che in passato era stato il Veneto ad allungare gli orari per visite ed esami verso le ore serali.

“Alcune delle prestazioni per le quali i cittadini riscontrano maggiori difficoltà non sono state oggetto di interventi significativi di recupero” sostiene Valle, citando “i numeri sulle visite dermatologiche (479), oculistiche (1.510), allergologiche (254) e sulle colonscopie (893). Dati sintomatici di una fragilità di sistema non affrontata, pur trattandosi di ambiti in cui i cittadini sono costretti a ricorrere al privato”.

Per il Pd “un alert lo merita la colonscopia: non solo perché si tratta di un esame particolarmente costoso se effettuato privatamente, ma anche perché apre a un ricco filone commerciale di successivi esami e prestazioni”.

“Per un post sui social”

Dimenticanza? Sottovalutazione? Scelta di puntare più sul rapporto verbale tra assessore e direttori rispetto ad atti formali? Qualunque sia la ragione di questa assenza – o della scarsa chiarezza sulle linee guida – dall’opposizione arriva una richiesta precisa:

“Per il 2026 chiediamo obiettivi definiti in anticipo su quante e quali prestazioni occorra realizzare e dove, fissando anche tappe e verifiche temporali lungo l’anno. Non ci basta un numero unico per tutta la regione, dove – osserva Valle – si mischiano tutte le prestazioni a casaccio”.

La stoccata sul fianco più sensibile del vertice politico della sanità piemontese, ovvero la propaganda, arriva con un giudizio severo: “Queste ‘fiammate’ di prestazioni producono un bel numerone utile per qualche post sui social, ma si rivelano meno efficaci nella pratica, come sa bene qualunque cittadino che provi a prenotare una visita o un esame e si ritrovi costretto ad aspettare anni, a spostarsi dall’altra parte della regione o, sempre più spesso, a pagare di tasca propria”.

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