A rapporto dalla Sorella d'Italia,
FdI in cerca del filo di Arianna
Davide Depascale 07:00 Mercoledì 08 Aprile 2026
Dopo le scosse nazionali, dal caso Delmastro alla grana Santanché fino alla sconfitta referendaria, e le crepe piemontesi l'obiettivo è rappattumare un partito allo sbando. Lunedì eletti precettati al Green Pea. Incontro a porte chiuse, al riparo da orecchie indiscrete
Un incontro a porte chiuse per ritrovare il bandolo della matassa, o meglio il filo di Arianna, dopo settimane piuttosto turbolente, a Torino come a Roma. Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica e del tesseramento di Fratelli d’Italia, nonché sorella della premier e leader incontrastata della Fiamma Giorgia Meloni, lunedì prossimo sarà nel capoluogo subalpino per riunire tutti gli eletti del partito in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta: consiglieri di circoscrizione, amministratori locali, consiglieri regionali, parlamentari. Nessuno escluso, e nessun estraneo ammesso. Appuntamento quindi il primo pomeriggio di lunedì 13 aprile al Green Pea, in zona Lingotto. Con rigorosa selezione all’ingresso.
Oliare la macchina
La visita della “sorella d’Italia” arriva in una congiuntura difficile, segnata da scandali e tensioni internazionali che impattano sulla tenuta dell’esecutivo. Così i vertici nazionali di FdI hanno escogitato un tour tra gli eletti di tutta Italia, condotto dalla sorella della premier insieme all’altro fedelissimo di via della Scrofa, Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione del partito.
L’obiettivo è quello di oliare una macchina che nelle ultime settimane si è ritrovata in panne: non il massimo a un anno dalla fine della legislatura o anche meno, a fronte della prospettiva mai del tutto esclusa di elezioni anticipate. Gli eletti devono tenersi pronti e battere palmo a palmo il proprio territorio di riferimento, e per farlo è necessario ricompattarsi in ogni ordine e grado.
Pugili suonati
Gli scossoni sono stati numerosi e ravvicinati. La sconfitta del Sì al referendum sulla riforma della giustizia ha aperto una fase politica di complicata gestione per la Fiamma, precipitata a poche ore dall’esito referendario nelle dimissioni a raffica: prima la caduta del “clan dei biellesi”, con Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia travolto dall’affaire bisteccheria che ha svelato frequentazioni opache attorno al clan Senese, poi la sua fedelissima Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte e assessore a Lavoro e Istruzione, coinvolta nella stessa vicenda per via di una quota del 5% nella società “Le 5 forchette”.
Nel mezzo un'altra piemontese come Daniela Santanchè, ministra del Turismo costretta a lasciare dopo mesi se non anni di resistenza per le vicende Visibilia e Bio Hera. Come se non bastasse, negli ultimi giorni si sono aggiunti i rumors sulla relazione extraconiugale del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con la giornalista Claudia Conte. Un’altra nuvola che si addensa sulla stabilità del governo Meloni. Da qui la necessità impellente di rimettere ordine e serrare le fila.
Un nodo non ancora sciolto
In Piemonte, il terremoto Chiorino ha lasciato uno strappo che non si rimargina da solo. Il presidente Alberto Cirio ha avocato le deleghe ad interim, ma l’assessorato resta territorio di FdI: lo ha confermato lo stesso governatore, annunciando interlocuzioni con Donzelli e con Arianna Meloni prima di sciogliere la riserva sul nome. La partita è aperta e lunedì la sorella della premier quasi certamente conoscerà il nome del nuovo assessore – o della nuova assessora – che raccoglierà l’eredità della biellese.
In pole c’è sempre la novarese Daniela Cameroni, soluzione che risolverebbe al tempo stesso la questione della rappresentanza femminile in giunta e salverebbe Claudio Sacchetto dalla decadenza dal seggio consiliare, ricollocando così anche le gerarchie interne tra le diverse correnti del partito. Non è però escluso uno spacchettamento delle deleghe: l’Istruzione rimarrebbe a Cameroni, mentre il Lavoro potrebbe confluire nelle mani del nuovo vicepresidente Maurizio Marrone, già assessore al Welfare.
Fuori spartito
Ma la questione della poltrona vacante è solo la parte più visibile del problema. Quello che preoccupa via della Scrofa è la tendenza di alcuni esponenti locali a muoversi in ordine sparso, aprendo fronti interni che indeboliscono il partito sul territorio.
Il caso del consorzio Asa ne è l’esempio più eloquente: l’europarlamentare Giovanni Crosetto – nipote del ministro della Difesa Guido Crosetto – ha cavalcato la vicenda con un’iniziativa in solitaria che a Palazzo Lascaris ha scatenato la reazione degli alleati di centrodestra ma soprattutto della consigliera marroniana Paola Antonetto, che ha presentato un question time bloccando di fatto il blitz di “Crosettino”, il quale ha risposto con un post al veleno sui suoi profili social.
Lo stesso europarlamentare si è poi speso in difesa del presidente del consiglio regionale Davide Nicco, finito nel mirino dei suoi stessi compagni di partito per la gestione tutt’altro che impeccabile dell’aula. Schermaglie che raccontano un partito che, in assenza di una regia ferma, rischia di consumarsi in dispute interne.
Short list
L’organizzazione dell’incontro è affidata al segretario regionale Fabrizio Comba, che ha girato l’invito ai segretari provinciali: a ciascuno il compito di stilare la lista degli eletti sul proprio territorio, prima che la lista completa venga trasmessa a chi di dovere. La selezione all’ingresso sarà rigorosa – niente occhi indiscreti, niente ospiti non invitati – segno che si parlerà con franchezza di cose che è meglio non dire in pubblico.
Questo il senso politico della missione: non un evento, non una passerella, ma un vero e proprio richiamo all’ordine affidato alla persona che meglio di chiunque altra conosce le aspettative di Giorgia Meloni. La premier non può permettersi altri passi falsi, e dopo settimane di sbandamento pressoché totale tutti devono tornare a remare nella stessa direzione.


