SANITÀ MALATA

Asl To4, guardie armate contro il far west in corsia

Dopo gli episodi di violenza delle ultime settimane, dal primo maggio arriva il presidio negli ospedali di Chivasso, Ivrea e Ciriè, e dopo l'estate anche a Cuorgnè. I sindacati di categoria esultano ma avvertono: "Dev'essere solo il primo passo"

Arrivano le guardie armate negli ospedali dell’Asl To4. Lo comunica il sindacato degli infermieri Nursind, che da tempo premeva per questa misura, che inevitabilente segna un punto di svolta nella gestione della sicurezza nei presidi sanitari a nord di Torino, dopo mesi in cui la violenza contro il personale è cresciuta fino a diventare quasi una costante. Così a partire dal primo maggio si cambia spartito.

Scia di violenze

I referenti sindacali Giuseppe Summa e Antonio De Feo parlano di «risultato concreto» dopo «la scia di episodi» che ha colpito medici, infermieri e operatori socio-sanitari negli ultimi mesi. Le strutture che per prime beneficeranno del presidio armato sono gli ospedali di Ivrea, Chivasso e Ciriè, mentre il pronto soccorso di Cuorgnè dovrà aspettare la fine dell’estate, con i vigilanti armati in arrivo a settembre.

Una tempistica che il Nursind accetta come primo passo, pur sottolineando che la misura andrebbe estesa anche alle strutture territoriali, «dove i problemi di sicurezza persistono e il personale merita la stessa protezione», si legge nel loro comunicato. La direzione generale ha confermato l’inserimento delle guardie nelle strutture più a rischio: un riconoscimento implicito del fatto che il livello di guardia previsto fino ad oggi non era affatto sufficiente.

I fatti di Ciriè

A spingere la decisione è stata anche la sequenza di episodi registrati proprio a Ciriè nelle ultime settimane. Il sindacato Nursing up ha documentato due interventi critici nel giro di meno di una settimana: il 31 marzo, nel dipartimento di Emergenza e accettazione, un uomo ha aggredito un professionista sanitario afferrandolo al collo, e solo l’intervento dei colleghi ha evitato conseguenze più gravi.

Meno di una settimana dopo, nella notte del 4 aprile, un altro individuo ha dato in escandescenze nei pressi della Radiologia, danneggiando le strutture e infrangendo i vetri delle teche degli estintori. In entrambi i casi i Carabinieri della compagnia di Ciriè sono intervenuti con unità di supporto, ma senza riuscire ad arrestare nessuno.

In flagrante

È il nodo che Marco Boccacciari, referente sindacale Nursing up per l’Asl To4, chiama con il suo nome: la flagranza di reato. «È diventata un alibi normativo che nei fatti paralizza l’intervento», afferma, spiegando che se l’atto violento non si è consumato al momento dell’arrivo della pattuglia, l’arresto immediato non è possibile. Il tempo tra il gesto e l’intervento è spesso sufficiente perché la flagranza sia già esaurita, e i sanitari restino soli con l’accaduto.

«Non basta solidarietà postuma», aggiungono Boccacciari e Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing up Piemonte e Valle d’Aosta. La guardia armata, in questo senso, non è solo deterrenza: è la risposta concreta all’assenza di strumenti normativi capaci di proteggere chi lavora in corsia.

Episodi non isolati

La pressione sul sistema sanitario piemontese, però, non viene solo dalla violenza individuale nei pronto soccorso. In un quadro già logorato, si è inserita nelle ultime settimane un’ondata di azioni da parte di ambienti antagonisti contro le sedi dell’Asl Città di Torino, con una cadenza che ha costretto le istituzioni a prendere posizione. A novembre scorso, una decina di antagonisti aveva fatto irruzione nella sede di via San Secondo, imbrattando pareti e affiggendo volantini contro il Centro di permanenza per il rimpatrio di corso Brunelleschi.

A marzo, lo stesso edificio è stato nuovamente preso di mira, con uffici devastati e danni significativi; nel giro di pochi giorni è toccato alla sede di via Farinelli 25, a Mirafiori Sud, con scritte in vernice nera su muri e vetrate. Un quarto attacco ha invece interessato il presidio Martini di Pozzo Strada. Il bersaglio politico è il ruolo dell’Asl nella gestione sanitaria dei Cpr, ma l’effetto si ripercuote inevitabilmente sul personale e sulle strutture che ogni giorno erogano assistenza.

Il risultato è un personale che si sente esposto negli stessi luoghi in cui opera abitualmente e dove dovrebbe sentirsi più protetto. Le guardie armate all’Asl To4 provano a offrire una prima risposta, per quanto parziale, a una questione sempre più spinosa.

print_icon