Politica, il futuro è nel passato
Giorgio Merlo 16:02 Mercoledì 15 Aprile 2026
Il passato, nella politica, non ritorna mai – o quasi mai – come uguale a se stesso. È una consuetudine, ed una prassi, che consociamo bene del resto. Eppure, ci sono elementi del passato che non possono essere banalmente trascurati o, peggio ancora, archiviati. Anche perché, volenti o nolenti, è proprio lo stesso passato che a volte li ripropone in modo persin cinico.
Ora, e parlando proprio dell’attuale cornice politica, almeno su tre aspetti non possiamo fare finta che non esistono o che appartengono ad una stagione vecchia e stantia.
Innanzitutto, la qualità e l’autorevolezza della classe dirigente politica. Locale o nazionale non fa differenza alcuna. Come possiamo pensare, al riguardo, che è sufficiente mettere in campo l’improvvisazione, la casualità, il pressappochismo, il trasformismo, l’opportunismo e il carrierismo più sfrenato per assolvere a questo compito? L’ormai famoso e celebre - e tuttora in auge - slogan “dell’uno vale uno” continua ad essere la miglior risposta per chi pensa di restituire prestigio alla politica, credibilità alle istituzioni, efficacia all’azione di governo e qualità alla nostra democrazia? Ecco, su questo versante, piaccia o non piaccia, il passato semplicemente non tramonta.
In secondo luogo, una domanda che è quasi d’obbligo. E cioè, ma si può fare attività politica senza una cultura politica alle spalle? Si possono affrontare le mille difficoltà di una stagione complessa e contraddittoria come quella contemporanea senza alcun riferimento ideale? Lo dico perché la cultura e la prassi populista – che vede nel partito dei 5 stelle il protagonista indiscusso ed indiscutibile – hanno innescato un meccanismo che poi, purtroppo, ha contagiato larghi settori della politica italiana. Dove, cioè, i nuovi ‘disvalori’ di riferimento sono diventati il trasformismo politico, l’opportunismo parlamentare e la casualità della classe dirigente. Tre tasselli, questi, che sono e restano alla base del decadimento etico della democrazia e della crisi profonda e quasi irreversibile del sistema politico, istituzionale e costituzionale. E anche, e soprattutto, su questo versante il passato non si può e non si deve cancellare o peggio ancora archiviare.
In ultimo, ma solo per fermarsi a questi tre aspetti, senza un progetto di società, o meglio per fermarsi all’oggi, ad una visione di insieme, qualsiasi programma è destinato a diventare presto o tardi carta straccia. E questo per la semplice ragione che il tutto si confonde con l’ordinaria amministrazione e la semplice gestione dell’esistente. Due elementi, questi, che come noto non qualificano affatto la politica e chi la declina quotidianamente perché la riduce ad una banale e spregiudicata gestione del potere all’insegna dei disvalori del trasformismo o e dell’opportunismo. Progetto di società o visione d’insieme che vedono proprio nel passato un riferimento quasi obbligatorio e vincolante.
Ecco perché, quando dico che del passato non ne possiamo fare a meno – e quando cito il passato penso alle concrete dinamiche della prima repubblica e alle stesse costanti che hanno caratterizzato la cosiddetta seconda repubblica almeno sino all’irruzione del populismo anti politico, giustizialista, demagogico ed anti istituzionale del grillismo – penso principalmente agli aspetti che hanno sempre e solo caratterizzato una buona politica. Aspetti che, ieri come oggi, rivestono una drammatica attualità per chi non si rassegna a convivere con lo squallore della politica contemporanea.


