Sindacati, garantire continuità occupazionale ed economica dell'ex Ilva

"Manca serietà e volontà di decidere da parte di chi ha la responsabilità di dare certezza a cittadini e lavoratori". È la posizione di Fim, Fiom e Uilm nazionali sulla vertenza ex Ilva, ancora senza risposte dopo l'ultimo confronto di ieri a Palazzo Chigi sulla cassa integrazione. I sindacati denunciano un quadro fatto di "continue dichiarazioni del responsabile del Mimit su possibili trattative, con possibili investitori, su indefiniti piani industriali, su possibili ridimensionamenti dell'asset siderurgico", ribadendo "la necessità dell'intervento pubblico in qualunque asset societario futuro". Fanno seguito, aggiungono, interlocuzioni del dicastero "con le istituzioni locali, Regione Puglia, Liguria, Piemonte e le altre, comune di Taranto, Genova ed altri, di cui nulla si conosce, rispetto ai temi trattati, e semmai vi siano richieste di garanzie occupazionali: neanche le istituzioni locali informano i sindacati ed i lavoratori". Ed ancora, proseguono "le visite negli stabilimenti di questi potenziali investitori di cui ufficialmente non si conoscono capacità economiche/finanziarie né tantomeno se vi siano piani industriali di rilancio e sviluppo". Forte anche la contrarietà sulla richiesta di proroga di cassa integrazione per ulteriori 12 mesi, per 4.450 lavoratori di Acciaierie d'Italia in AS (che si aggiungono ai 1.600 di Ilva in As): "mai avremmo accettato un peggioramento delle condizioni dei lavoratori", sottolineano, indicando come imprescindibile "equità e giustizia sociale" tra i dipendenti delle due amministrazioni straordinarie. Il tavolo al Ministero del Lavoro è stato aggiornato al 22 aprile. "Dietro i numeri - ricordano i sindacati - ci sono persone, famiglie, lavoratori. In attesa che il governo decida sulle prospettive dell'ex Ilva, si garantisca la continuità occupazionale ed economica".

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