SANITÀ

Meno ricette, ma attese infinite

In Piemonte il numero di prescrizioni è ben sotto la media nazionale, però i tempi per visite ed esami non si accorciano. Il superamento dei limiti all'intramoenia. Dal Pd la richiesta all'assessore. Valle e Rossi: "Riboldi spieghi quali sono le ragioni di questa anomalia"

Poche prescrizioni, ma liste d’attesa lunghissime. Il paradosso che si registra in Piemonte apre l’ennesimo interrogativo sul fronte della sanità: com’è possibile che, a fronte di un numero di richieste assai più contenuto rispetto a gran parte del resto del Paese, i tempi di attesa continuino a contarsi in mesi, talvolta oltrepassando l’anno?

A chiederlo all’assessore Federico Riboldi è il Partito Democratico, con un’interrogazione urgente presentata da Daniele Valle e Domenico Rossi: il primo vicepresidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris, il secondo consigliere e segretario regionale del partito. “Il Piemonte è una delle regioni dove si fanno meno prescrizioni in rapporto agli abitanti. Siamo sotto la media nazionale, sopra soltanto a Veneto, Toscana, Liguria e Valle d’Aosta. E nonostante questo – affermano gli esponenti dem – i piemontesi aspettano mesi, a volte oltre un anno, per una visita cardiologica, neurologica o ortopedica”.

I numeri

A sostegno del loro quesito, Valle e Rossi citano i dati nazionali del flusso Tessera sanitaria 2025, “che collocano il Piemonte al 17° posto su 21 regioni per prescrizioni in rapporto alla popolazione: 1.020,1 per mille abitanti, contro i 1.569,5 del Lazio e i 1.481,5 dell’Emilia-Romagna. Eppure, le liste d’attesa piemontesi restano tra le più lunghe d’Italia”. Rimarcando che “i piemontesi pagano le tasse come tutti gli altri italiani e hanno diritto alle stesse cure, non possiamo accontentarci di spiegazioni generiche: vogliamo dati, obiettivi e responsabilità”.

Intramoenia fuori soglia

Richieste che, incidentalmente, riportano ad altri dati, in particolare quelli contenuti nel rapporto dell’Agenas sull’attività in regime di intramoenia. Come riferito pochi giorni fa dallo Spiffero, nel documento dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali viene evidenziata una seria criticità nel mancato equilibrio tra prestazioni effettuate a pagamento, in libera professione, dai medici dipendenti dal Servizio sanitario pubblico e quelle erogate da quest’ultimo gratuitamente o, in alcuni casi, con il solo pagamento del ticket.

Nel 2024, all’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, per le visite di chirurgia vascolare sarebbe stato oltrepassato il limite imposto dalla legge, secondo cui il numero delle prestazioni in intramoenia non deve superare il 50% di quelle istituzionali.

In quel caso, Agenas indica uno squilibrio del 63% a favore delle visite a pagamento. E anche allora i tempi di attesa risultavano ben oltre la soglia prevista dalla normativa, tanto che per una serie di visite ed esami era stato escogitato il sistema delle prenotazioni fittizie, in orari e date assurde, poi immediatamente bloccato dalla direzione regionale della sanità non appena venuta a conoscenza della situazione.

Chiarezza sulle cause

Va inoltre ricordato che il rapporto dell’Agenas si basa su alcuni campioni, lasciando aperta l’ipotesi che situazioni analoghe possano essersi verificate anche nel resto della regione e che quel limite continui a essere superato tuttora, a ulteriore conferma di una strettissima correlazione tra tempi lunghi e aumento delle prestazioni a pagamento, per le quali l’attesa è decisamente più breve.

“L’assessore deve spiegare le cause strutturali di questa situazione”, affermano i consiglieri del Pd, riferendosi a quel paradosso che finisce anche per minare una delle tesi da sempre sostenute: ovvero che uno dei motivi delle lunghe liste d’attesa risiederebbe proprio nell’eccesso di prescrizioni di visite ed esami da parte dei medici.