CARTA STRACCIA

Elkann vende ma tiene uno zampino. Reale Mutua entra nella Stampa

Il nipote dell'Avvocato sbolognata senza troppi rimpianti Repubblica avrebbe deciso di affiancare Leonardis con la Fondazione Agnelli. Anche la compagnia assicurativa subalpina mette mano al portafoglio. Intanto c'è (un) Avvenire per il direttore Malaguti

Mentre John Elkann si libera di Repubblica senza troppi rimpianti, vorrebbe evitare di tagliare del tutto il cordone con la Stampa, tenendo uno zampino nel quotidiano torinese. Un modo, neanche troppo velato, per smentire l’immagine di una fuga generale: resta con una piccola presenza, quanto basta per continuare a rivendicare il legame con quello che viene ancora raccontato come “il giornale di famiglia”, anche se la sua storia racconta di un passaggio di mano tutt’altro che lineare e, a voler essere gentili, non proprio limpido nei confronti del fondatore, ai tempi del regime fascista. Una quota residuale, dunque, che vale più per ciò che rappresenta che per il peso finanziario: una presenza pensata anche da offrire come “garanzia”, almeno nelle intenzioni.

Il passaggio di mano è ormai compiuto, e stavolta senza retromarce né giochetti che invece hanno contrassegnato la fase iniziale: la galassia Gedi è stata ceduta al gruppo greco Antenna Group, guidato da Theodore Kyriakou. Dentro il pacchetto c’è tutto: il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, le radio – Radio Deejay, Radio Capital, m2o – e il resto dell’ecosistema editoriale. Non uno spezzatino, ma una cessione in blocco che chiude definitivamente la stagione della famiglia Agnelli-Elkann nell’informazione italiana.

Mentre a Roma si metabolizza il cambio di bandiera, a Torino si consuma l’altra metà della partita. Qui il copione è diverso: non una cessione totale, ma una ricomposizione degli equilibri. John Elkann resterebbe dentro con una quota del 22% attraverso la Fondazione Agnelli, segnale che il legame con il quotidiano torinese non viene reciso. Accanto a lui entra un attore che a Torino conta eccome, anche se non ama mettersi in vetrina: la Società Reale Mutua di Assicurazioni. Fondata nel 1828, radicata nel tessuto cittadino e guidata dal presidente Luigi Lana con il direttore generale Luca Filippone, è una presenza che si fa sentire più per le relazioni che per le dichiarazioni. Sponsorizza eventi e istituzioni, dal Salone Internazionale del Libro di Torino al Museo Egizio, dal Teatro Regio al Circolo dei Lettori, ma anche iniziative sportive (dalla Reale Mutua Basket che milita in A2 agli Internazionali Bnl d’Italia di tennis, il più importante torneo italiano del circuito Atp Tour Master 1000 e del circuito Wta 1000. E poi pallavolo, pallanuoto, volley femminile. E ora sarebbe pronto a entrare anche nel capitale della Busiarda. Un ingresso che pesa, perché consolida l’asse torinese proprio mentre cambia tutto il resto.

Il timone operativo passa però nelle mani di Alberto Leonardis, che attraverso la Sae (Sapere Aude Editori) ha costruito negli anni una rete di quotidiani locali rilevati proprio da Gedi. L’operazione sulla Stampa è il salto di scala: Leonardis arriva al gioiello della corona torinese dopo aver messo insieme un mosaico di testate regionali, dalla costa tirrenica all’Emilia, fino alla Sardegna. Con alterne fortune e altrettanto alterni risultati. E non è un caso che proprio da lì arrivino alcuni dei soci più attivi nella nuova fase. La Fondazione di Sardegna, soprattutto, è già stata della partita in precedenti acquisizioni, e ora è a fianco dell’editore abruzzese in questa nuova avventura che ora dovrà misurarsi con una testata nazionale e con un mercato molto più esigente.

A dare struttura finanziaria all’operazione c’è anche l’ingresso della Federtennis, guidata da Angelo Binaghi, attraverso la controllata Sportcast. L’ok dei consigli di amministrazione ha sbloccato un investimento da circa cinque milioni per una quota del 6,74%, con un ruolo non marginale anche per la vicepresidente Chiara Appendino. È un ingresso che mescola sport, media e politica, e che contribuisce a dare all’operazione una fisionomia piuttosto originale nel panorama editoriale italiano.

Se la proprietà si sta assestando, la redazione di via Lugaro vive una fase decisamente più agitata. Il direttore Andrea Malaguti è dato in uscita, con voci insistenti su un possibile approdo ad Avvenire, anche grazie ai rapporti con il cardinale Matteo Zuppi, suo conterraneo. Il suo tentativo di orientare la partita verso soluzioni alternative, incluso il coinvolgimento di Carlo Cimbri, ad di UnipolSai, non è andato a buon fine e ha lasciato strascichi interni. Leonardis lo sa e non sembra intenzionato a passarci sopra.

Il risultato è un clima carico di tensione, alimentato dal continuo circolare di nomi per la successione. Tra questi, quello di Giuseppe Bottero è uno dei più ricorrenti, ma non l’unico. Le indiscrezioni si rincorrono e contribuiscono a creare un’atmosfera che in redazione viene descritta piuttosto frizzante.

In questo quadro si inserisce il ritorno di Maurizio Molinari, che dovrebbe occuparsi di un progetto editoriale con proiezione americana, un dorso pensato per il mercato statunitense, assumendo anche il ruolo da direttore editoriale. È una mossa che serve a dare respiro internazionale alla nuova Stampa, ma anche a delimitare un perimetro di relazioni: “Meglio col Mossad che con Hamas”, è la battuta che va per la maggiore.

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