SANITÀ

Visite a pagamento, legge ignorata: la Regione bacchetta ancora le Asl

Già nel 2024 c'erano stati dei superamenti della soglia prevista dalle norme. Nel 2025 non è cambiato molto: a Cuneo la cardiovascolare ha raggiunto il 65% (contro la soglia del 50). La lettera del direttore Sottile. In caso di sforamento la libera professione va sospesa

Che già negli anni scorsi qualcosa non andasse per il verso giusto – più precisamente, quello stabilito dalla legge – nella gestione delle prestazioni fornite in intramoenia nel sistema sanitario del Piemonte, lo attesta una circolare della Direzione regionale della Sanità datata 15 novembre 2024.

In quella comunicazione, indirizzata ai vertici di tutte le aziende sanitarie e ospedaliere, si rimarca come “in seguito al confronto con l’Agenas siano emerse alcune criticità” e, entrando nel cuore del problema, che “sono stati segnalati scostamenti di rilievo sui volumi erogati in libera professione per l’anno 2023 rispetto a quelli erogati in regime istituzionale”.

Limiti superati

Ovvero è stato superato il limite di legge del 50% rispetto al totale delle prestazioni, oltre il quale non si può andare con visite ed esami a pagamento forniti da medici ospedalieri; in tali casi l’azienda deve sospendere la libera professione per riportare tutto in equilibrio, a tutela dei pazienti.

Un precedente importante che avrebbe fatto supporre un rapido aggiustamento e l’imbocco di una rotta lontana da quelle “criticità” che, oltre a violare la legge – e già non è poco – raccontano del ricorso sempre più frequente cui molti pazienti sono di fatto costretti per superare i lunghi tempi di attesa: mettere mano al portafoglio.

Lepre e lumaca

È sempre l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, in un report relativo proprio a quel periodo, a evidenziare che nel 59% dei casi per una prestazione in intramoenia il tempo di attesa è inferiore ai 10 giorni; nel 29% dei casi si colloca tra gli 11 e i 60 giorni, mentre solo nel 13% si va oltre.

Il confronto con i tempi di attesa per le stesse prestazioni, pagando – quando previsto – solo il ticket, è impietoso. Ma spiega anche molte cose, facendo tornare alla memoria la mai troppo citata verità del Divo Giulio: a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

Il caso Cuneo

Tant’è che, come riferito pochi giorni fa dallo Spiffero, anche l’anno successivo a quello per cui era scattato l’allarme in Piemonte ci si è ricascati. Eclatante – tanto da essere evidenziato nel report dell’Agenas – il caso dell’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, dove nel 2024 le visite di chirurgia vascolare in regime di libera professione avrebbero raggiunto il 63%, con un pesante superamento della soglia massima.

Ben più di una semplice “criticità”, soprattutto se si considera che in quell’ospedale erano emerse prenotazioni fittizie – a mezzanotte e perfino a Capodanno – per gestire, in maniera a dir poco singolare, proprio le liste d’attesa. Non solo: va ricordato che il report dell’Agenas prende in esame un campione delle prestazioni e, per questo, nessuno può escludere che quello di Cuneo sia un caso isolato di sforamento del limite. Anzi.

I numeri della Città della Salute

Statistiche e casi reali non sempre restituiscono una fotografia perfetta. Basti osservare che, se a livello nazionale il 91% dell’intramoenia viene esercitato all’interno delle strutture pubbliche, alla Città della Salute di Torino i dati più recenti collocavano quella percentuale al di sotto del 20%, con tutto il resto svolto all’esterno, nonostante gli spazi disponibili, come peraltro emerso anche nell’ultima udienza del processo in corso sui conti taroccati proprio sul fronte della libera professione.

Un quadro, quello delineato dal rapporto dell’Agenas, che naturalmente non ha lasciato indifferente il vertice tecnico della sanità piemontese: lo stesso il cui avviso ai naviganti, nella lettera di fine 2024, sembra essere rimasto almeno in parte inascoltato.

La lettera di Sottile

Non è un caso se proprio ieri alle direzioni generali e sanitarie – queste ultime chiamate a controllare il rispetto delle regole nell’esercizio della libera professione – delle aziende sia arrivata un’altra circolare firmata, anche in questo caso, dal direttore regionale Antonino Sottile. Tra le indicazioni fornite, un richiamo chiaro: “le conseguenze, in caso di superamento (del limite previsto dalla legge, ndr dovranno avvenire nel rispetto di tutte le previsioni normative in materia”.

Tutto questo riferito all’attività già svolta nel corso del 2025, che confluirà nel nuovo rapporto dell’Agenas. Se anche da lì emergeranno ulteriori superamenti della soglia, la domanda – già legittima alla luce di quanto accaduto nel 2024 – si farà ancora più incalzante e, forse, per qualcuno imbarazzante: perché, davanti a quei numeri oltre la soglia, non è stata bloccata la libera professione, come prevede la legge?