Torino universitaria? A caro prezzo: una stanza a 477 euro (+45%)
12:38 Mercoledì 29 Aprile 2026Affitti cresciuti ovunque, con aumenti medi del 41% nelle città sedi di grandi atenei. Bari guida la classifica dei rincari (+59%), seguita da Palermo (+55%) e Padova e Firenze (+46%). Milano resta la più cara con 729 euro mensili per un monolocale
Altro che città universitaria. Torino continua a raccontarsi come polo capace di attrarre studenti da tutta Italia e persino dall’estero, ma poi presenta il conto: 477 euro al mese per una stanza, erano 329 nel 2020. Sei anni, più 45%. E qui sta il cortocircuito: si punta a portare sotto la Mole migliaia di fuori sede, ma gli stessi studenti vengono messi alle corde da affitti sempre più alti.
A fotografare il fenomeno è l’analisi di Immobiliare.it Insights, la proptech del celebre gruppo di compravendita, che ha messo sotto la lente l’andamento dei canoni nelle principali città universitarie italiane, concentrandosi in particolare sulle stanze singole, il segmento più utilizzato da studenti e giovani lavoratori.
Torino salata
Torino, con i suoi grandi atenei, si inserisce a pieno titolo tra le città dove la pressione è più forte. L’aumento del 45% la colloca appena dietro le realtà dove i rincari sono stati più decisi, come Bari (+59%) e Palermo (+55%), e in linea con centri come Padova e Firenze (+46%). Un dato che si inserisce in una dinamica più ampia: nei dieci mega atenei statali italiani (oltre 40 mila iscritti) i prezzi delle stanze sono cresciuti mediamente del 41%, ben più dei monolocali nello stesso periodo.
Il risultato è un mercato sempre più teso. Come sottolinea l’analisi, la domanda resta elevatissima, ma a muoverla sono soggetti – studenti e giovani lavoratori – che spesso non dispongono di redditi adeguati. La forbice tra capacità di spesa e canoni richiesti si allarga, rendendo l’accesso sempre più difficile, anche in una città tradizionalmente considerata più accessibile rispetto alle metropoli.
L’Italia delle stanze
Se Torino corre, altrove si sprinta. L’indagine evidenzia infatti come i prezzi delle stanze siano aumentati in tutti i principali centri universitari italiani senza eccezioni negli ultimi sei anni. In testa alla classifica degli aumenti c’è Bari, dove i canoni sono passati da 263 a 419 euro mensili (+59%). Subito dietro Cagliari (+58%) e Palermo (+55%), seguite da Padova e Firenze (entrambe +46%). Roma segna un +40%, mentre Bologna (+37%), Napoli (+36%) e Milano (+31%) completano il quadro delle grandi città.
Milano resta comunque la più cara in assoluto, con una media di 729 euro al mese per una stanza singola. Seguono Firenze (625 euro), Roma (609) e Bologna (599), mentre Padova chiude la top five con 490 euro mensili, già molto distaccata dalle prime.
Sul fronte opposto, le città più economiche restano Messina e Catania, dove una stanza costa mediamente 284 euro al mese. Poi Perugia (300 euro), Palermo (309) e Udine (310). Ma il dato, anche qui, va letto insieme alla dinamica: pure dove si spende meno, i rincari sono stati comunque consistenti e sempre a doppia cifra.

Aumenti generalizzati
Anche nei centri che ospitano grandi e medi atenei statali il trend non cambia, pur con intensità leggermente inferiore. In queste città l’aumento medio dei prezzi delle stanze si attesta intorno al 31%, comunque superiore alla crescita dei monolocali, ferma al +22%.
Spiccano i dati di Cagliari (+58%), Messina (+46%) e Genova (+41%), mentre Trento e Catania si fermano al +39%. Venezia e Perugia registrano un +35%, seguite da Ferrara (+30%), Parma (+29%), Verona (+25%) e Pavia (+20%). Solo tre città restano sotto la soglia del 20%: Modena (+15%), Siena e Udine (+12%), che rappresentano i casi di crescita più contenuta ma comunque significativa.
Le tabelle mettono in fila tutti i dati città per città, mostrando con chiarezza il salto tra marzo 2020 e marzo 2026: una crescita diffusa, senza eccezioni, che conferma come quello delle stanze sia oggi uno dei segmenti più dinamici – e allo stesso tempo più critici – del mercato immobiliare italiano.
E mentre si intravedono i primi segnali di un possibile assestamento nei prossimi mesi, resta il nodo strutturale: la domanda continua a correre più veloce dei redditi. E per chi arriva a Torino – o in qualsiasi altra città universitaria – trovare una stanza non è più solo una questione di disponibilità, ma sempre più di sostenibilità.



