Delmastro socio dei Caroccia, "increduli, pensammo a omonimia"
15:24 Mercoledì 29 Aprile 2026Davanti alla Commissione Antimafia il procuratore di Roma Lo Voi ricostruisce l'origine degli accertamenti sulla società in cui l'ex sottosegretario e l'ex vicepresidente della Regione Chiorino figuravano con la figlia dell'uomo legato al clan Senese
Di primo acchito si è pensato a un’omonimia. In Procura a Roma, quando la Guardia di Finanza ha messo sul tavolo il nome di Mauro Caroccia accostato a quello di Andrea Delmastro, la prima reazione è stata una risata. «Figuriamoci», hanno pensato. Poi sono arrivate le carte, i certificati, le visure camerali, gli stati di famiglia. E la risata si è fermata di colpo. Perché dietro quella che sembrava una svista c’era invece una società vera, una tavolata tutta biellese – politici, imprenditori, relazioni – apparecchiata sotto l’insegna della “Bisteccheria d’Italia”.
Davanti alla Commissione Antimafia, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, assieme al procuratore aggiunto Maria Cristina Palaia e al sostituto procuratore della Dda Francesco Cascini, ha messo in fila i passaggi con una chiarezza quasi disarmante. La Guardia di Finanza arriva in Procura con un’informazione che sembra improbabile: un collegamento societario tra Mauro Caroccia – figura già attenzionata per vicende giudiziarie – e l’allora sottosegretario alla Giustizia.
L’ipotesi iniziale? Un errore, un caso di omonimia. Tanto che i magistrati rimandano indietro gli investigatori più volte. Ma ogni verifica rafforza il quadro: documenti alla mano, la partecipazione societaria esiste, seppur indiretta, attraverso la figlia di Caroccia. È il passaggio chiave: non un contatto occasionale, ma una struttura societaria formalizzata, con soci «tutti provenienti da Biella». Da lì, dice Lo Voi, partono gli approfondimenti.
La “Bisteccheria” e il sistema biellese
La vicenda ruota attorno a una società di ristorazione. Il 16 dicembre 2024, a Biella, viene costituita la “Le 5 Forchette Srl”, società creata ad hoc per gestire la Bisteccheria d’Italia, in zona Tuscolana a Roma: soci, oltre al sottosegretario Delmastro e all’allora vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, anche il consigliere regionale Davide Zappalà, l’assessore ai Lavori Pubblici del comune di Biella – nonché segretario provinciale di FdI – Cristiano Franceschini, e Donatella Pelle.
Insieme a loro c’è una ragazza romana, Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni della camorra e oggi detenuto con una pena di 4 anni per l'indagine della Dda di Roma sul clan di stampo camorristico capeggiato da Michele Senese, detto “O' Pazz”. La famiglia Senese ormai da anni ha assunto un ruolo predominante negli affari criminali della Capitale. A quanto pare anche il papà Caroccia era presente nello studio di via Garibaldi a Biella del notaio Carlo Scola al momento della stipula dell’atto.
La “leggerezza” di Delmastro
Delmastro, intestatario del 25% della società, non è indagato, così come non lo sono i quattro esponenti di FdI che avevano quote minori nella srl. Ma l’intera gestione della società è oggetto di verifiche. Non risulterebbero bilanci depositati, Delmastro non aveva dichiarato al Parlamento di esserne parte, si è disfatto delle quote con una procedura quanto meno insolita, ricevendo 5 mila euro in contanti da Miriam Caroccia.
Il politico meloniano ha detto di aver commesso “una leggerezza” e di non conoscere Mauro Caroccia. Nel frattempo sono però emerse le foto che lo mostrano più volte a cena nel locale, anche dopo aver ceduto le sue quote “appena ho scoperto chi fosse il padre”. Ci sono quelle abbracciato al ristoratore “che non conoscevo”, famoso anche per i suoi tanti spot radiofonici, che era stato arrestato nel 2020 con ampio risalto nelle cronache. Le dimissioni da sottosegretario alla Giustizia sono arrivate solo martedì 24 marzo, dopo la sconfitta al referendum. Il giorno dopo Chiorino si è tolta la fascia da vicepresidente, ma ha tenuto le deleghe da assessore al Lavoro e all’Istruzione nella giunta regionale del Piemonte, per poi gettare la spugna e dimettersi dall’esecutivo qualche giorno dopo.
Il nodo Caroccia
Il fulcro resta Mauro Caroccia. La sua posizione giudiziaria – culminata in una condanna definitiva – riattiva gli accertamenti patrimoniali. È prassi: si cerca di capire se esistano beni o partecipazioni riconducibili a proventi illeciti. Ed è proprio in questo contesto che riemerge la società della “bisteccheria”. Il dato che colpisce gli inquirenti – e che Lo Voi sottolinea – è la modalità indiretta: la partecipazione attraverso la figlia. Un elemento che, sul piano investigativo, accende inevitabilmente i riflettori su eventuali schermature o intestazioni fiduciarie.


