ALTA TENSIONE

Festa del Lavoro dei fancazzisti: scontri degli antagonisti a Torino

Come previsto, al termine del corteo sindacale lo "spezzone sociale" capitanato dai militanti di Askatasuna ha tentato di raggiungere l'ex centro sociale sgomberato. Tafferugli con le forze dell'ordine aggredite con bastoni e lanci di pietre e bottiglie - VIDEO

Tutto secondo copione. Di ogni Primo Maggio, di ogni 25 Aprile a Torino. Terminata la liturgia ufficiale, con i rappresentanti di istituzioni e organizzazioni che sgomberano velocemente il palco, la piazza è tutta per gli antagonisti. È successo anche oggi, quando, a manifestazione conclusa, oltre mille persone – lo spezzone della cosiddetta opposizione sociale – si è sganciata dal resto del corteo con un obiettivo preciso: scatenare la solita guerriglia urbana. Stavolta con un indirizzo altrettanto preciso: corso Regina Margherita 47, l’ex Askatasuna. Da raggiungere, o quantomeno avvicinare il più possibile per riportare la città a quel 18 dicembre 2025 che nel mondo antagonista resta una data cerchiata in rosso: lo sgombero del loro centro sociale.

La mattinata, va detto, è filata via liscia, a parte qualche scaramuccia tra i giovani comunisti e il Pd. Il serpentone partito da corso Cairoli, è risalito il lungo Po, ha attraversato piazza Vittorio Veneto e via Po, per concludersi in piazza Castello: trasloco obbligato causa lavori in via Roma, niente piazza San Carlo quest’anno. In testa lo striscione unitario di Cgil, Cisl e Uil, “Lavoro dignitoso”, accanto a quello dell’Anpi. Dietro le istituzioni, con il sindaco dem Stefano Lo Russo in prima fila.

Sul palco, prima del comizio conclusivo del segretario Cisl Torino-Canavese Giuseppe Filippone, si sono alternati interventi che raccontano il lavoro che cambia: dalla Gioc (Gioventù Operaia Cristiana) con Elena Adamo, ai rider – Enrico Francia per Deliveroo e Just Eat – fino ai delegati sindacali di Covisian e Stellantis. Il solito trantran. O quasi. Perché già lungo il percorso si sono registrate alcune tensioni: il Fronte della gioventù comunista ha preso di mira alcuni militanti dsel Pd, tra insulti, spintoni e lo slogan più volte sentito da anni a questa parte: “Fuori il Pd”.

Ma è in coda che si prepara la gazzarra. Lo spezzone “Torino partigiana” – oltre mille persone tra autonomi di Askatasuna, collettivi studenteschi, No Tav, attivisti pro Palestina e comitati di quartiere come Vanchiglia Insieme – non fa mistero delle proprie intenzioni. Lo striscione parla chiaro: “La loro guerra non la paghiamo. Torino partigiana. Que viva Askatasuna”.

Dal microfono il messaggio è ancora più esplicito: “Questa città ci ha insegnato che le ingiustizie non vanno fatte passare sotto silenzio. Dal 18 dicembre c’è una ferita che sanguina. Il centro sociale Askatasuna è stato sgomberato. Di fronte all’ingiustizia scegliamo di essere partigiani. Allora ora andiamo lì. Avanti tutta”.

E infatti lì vanno. Arrivati in piazza Castello, lo spezzone si è staccato dal corteo principale puntando verso Vanchiglia, corso Regina Margherita 47: la palazzina occupata per trent’anni e sgomberata lo scorso dicembre, oggi blindata con un presidio fisso delle forze dell’ordine. Non un colpo di testa, ma un’intenzione annunciata nei giorni scorsi. In testa, non a caso, una fila di giovani con bastoni e aste di bandiera. Un dettaglio che dice già molto di come sarebbe finita.

Il contatto è inevitabile. Davanti all’ex Askatasuna gli antagonisti hanno tentato di sfondare il cordone di polizia. Sono partite le bastonate contro gli scudi, spray urticanti contro agenti e militari. La risposta è stata quella che ci si aspetta in questi casi: carica e idrante. La tensione si è abbassata solo per pochi minuti, una tregua apparente. Poi la guerriglia è ripresa: bottiglie di vetro contro i reparti mobili. Un gruppo si è seduto a terra, occupando corso Regina Margherita e bloccando il traffico. Altri hanno tentato l’aggiramento, infilando le vie laterali per raggiungere i giardini sul retro dell’edificio. Da lì la risposta è stata a base di lacrimogeni.

In città, del resto, il clima era già teso da giorni. Il Comune aveva portato in Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica la richiesta dell’associazione “Vanchiglia nello Spazio” per utilizzare due giardini vicino all’ex centro sociale per una grigliata. La Prefettura aveva detto no, motivi di sicurezza. Una scelta che, alla luce di quanto accaduto, appare tutt’altro che prudenziale. Finita la “battaglia”, a farsi sentire sono stati soprattutto i morsi della fame, e con lo stomaco che brontolava i militanti hanno ripiegato verso i giardini Pozzo, non lontano dal campus universitario Einaudi, dove ad attenderli c’era la grigliata, dopo che nei giorni scorsi era sfumata l’idea di farlo nel giardino dell’ex centro sociale per il no della Prefettura; il tutto mentre dal microfono continuavano a rivendicare: “Il corteo si è ripreso le strade di Vanchiglia, rispondendo con forza e dignità. Vanchiglia è nostra”.

Guarda il video degli scontri

Il risultato finale, al momento, è quello del solito Primo Maggio schizofrenico: da una parte la liturgia sindacale, con i suoi riti e le sue parole d’ordine; dall’altra la piazza antagonista che usa ogni occasione per scatenare la guerriglia, trasformando la Festa del Lavoro in un nuovo capitolo dello scontro cittadino. E la “ferita che sanguina”, come l’hanno definita dal megafono, resta aperta. Con tutto quello che ne consegue.

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