POLITICA & GIUSTIZIA

La Valle d'Aosta perde Testolin: "ineleggibile", decaduto da presidente della Regione

Per il Tribunale è stata violata la legge regionale sul limite dei mandati. Sconfessato il parere del giurista torinese Grosso, accolto il ricorso di Avs. L'esponente dell'Union Valdôtaine è stato eletto eletto irregolarmente. Un terremoto politico - LA SENTENZA

Una sentenza, poche righe decisive e un effetto immediato: il Tribunale di Aosta ha dichiarato decaduto il presidente della Regione valle d’Aosta Renzo Testolin, ritenendolo ineleggibile ai sensi della legge regionale sui limiti di mandato. Un verdetto che accoglie il ricorso dei consiglieri di opposizione di Avs e che, nelle parole degli stessi ricorrenti, segna “una disfatta totale della Giunta”. Non solo è una sconfessione anche della posizione di un autorevole giurista, quella del professore torinese Enrico Grosso, autore di un parere pro-veritate che sosteneva al contrario la piena legittimità.

Il verdetto, depositato dopo l’udienza del 22 aprile scorso, non lascia margini a dubbi interpretativi: secondo i magistrati, Testolin, esponente di spicco dell’Union Valdôtaine, si trovava di fatto al quarto mandato consecutivo, in violazione della legge regionale del 2007. Una lettura netta che ha portato il collegio a dichiarare la decadenza dalla carica per “irregolare elezione”.

Respinta la questione di costituzionalità

Non solo. Il Tribunale ha respinto la questione di legittimità costituzionale della norma, blindando di fatto l’impianto della legge sui mandati, e ha giudicato inammissibile la costituzione in giudizio della Regione Valle d’Aosta, ritenendo assente un interesse collettivo tale da giustificare la sua presenza nel procedimento. Un doppio schiaffo, giuridico e politico.

Dal fronte Avs, informato dai propri legali, la linea è immediata e senza sfumature: dimissioni subito. Nessuna fase di transizione, nessuna attesa. La richiesta è quella di un passo indietro immediato del governatore. Di segno opposto, ma non meno significativo, il commento del legale della Regione, Marcello Cecchetti, che parla di una “sentenza sorprendente”: un esito tutt’altro che scontato nelle aspettative di chi, fino a ieri, riteneva solida la posizione del presidente.

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Sconfessato il parere di Grosso

Eppure, proprio quella solidità si fondava anche su un parere pro veritate destinato ora a pesare come un macigno. A firmarlo era stato Enrico Grosso, costituzionalista torinese ed ex presidente del Comitato per il No al recente referendum sulla giustizia, che aveva sostenuto la piena candidabilità di Testolin (e del suo vice). Un parere oggi clamorosamente sconfessato dai giudici.

Secondo la tesi del professore torinese Testolin, “in almeno una delle due legislature immediatamente precedenti a quella del 2025”, aveva ricoperto cariche “per una durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno”. E ciò – a detta di Grosso – avrebbe reso possibile l’ultima elezione. Al contrario per il Tribunale il “prioritario criterio dell’interpretazione letterale è anche dirimente nel senso che l’espletamento di un terzo mandato è consentito nel solo caso in cui uno dei due mandati precedenti, il primo o il secondo, abbia avuto una durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, non consentendo il legislatore regionale di ricoprire cariche all’interno della Giunta per quattro legislature consecutive”.

Una vicenda, quella del parere, già finita sotto i riflettori mediatici per un fuorionda che aveva fatto discutere: lo stesso Grosso era stato infatti intercettato mentre, durante un incontro sul referendum, discuteva proprio di quella causa con il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra. Un episodio che aveva alimentato più di un retroscena nei corridoi della politica e della magistratura locale.

Terremoto politico

Ora, però, i retroscena lasciano spazio agli effetti concreti. Le ripercussioni della sentenza si misureranno già nelle prossime ore, tra reazioni politiche e inevitabili fibrillazioni nella maggioranza. E soprattutto martedì, quando il Consiglio regionale – già convocato – si ritroverà a fare i conti con un terremoto istituzionale senza precedenti recenti.

Governatore dal 2 marzo 2023 e confermato il 6 novembre 2025, Testolin, 57 anni, esponente di primo piano dell’Union Valdôtaine, è risultato il primo degli eletti con 3.808 preferenze personali nelle ultime elezioni regionali. La sua nomina a capo di un esecutivo sostenuto dagli autonomisti e da Forza Italia è stata da subito al centro di una querelle, politica prima e giudiziaria dopo, sull’interpretazione della legge regionale che fissa il limite di tre mandati per gli incarichi di governo. Testolin è stato componente della giunta regionale, prima come assessore e poi come presidente, per tre legislature consecutive, oltre a essere stato nuovamente eletto in quella in corso.

Il punto, a questo stadio, non è più solo giuridico. È politico, anzi politicamente esplosivo. Perché la decadenza di Testolin apre un vuoto di potere e rimette in discussione equilibri già fragili. E perché, dietro la freddezza delle motivazioni della sentenza, si intravede una bocciatura complessiva di una linea difensiva che aveva puntato tutto sulla tenuta di interpretazioni “creative” della norma. Ad Aosta, insomma, il banco è saltato. E stavolta non basterà un parere per rimettere insieme i pezzi.

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