Renzi fa le primarie (anche) in Piemonte
Davide Depascale 15:39 Lunedì 04 Maggio 2026Nello stesso giorno in cui l'ex ministra Madia lascia il Pd in cerca di riparo nella Casa Riformista, appuntamento all'Ultraspazio di Torino per l'assemblea regionale di Italia Viva, aperta agli stakeholder locali. Fregolent: "Le nostre proposte saranno basate su dati concreti"
Più che un appuntamento locale, un tassello di una strategia nazionale. L’assemblea regionale aperta di Italia Viva, in programma oggi nel tardo pomeriggio all’Ultraspazio di via San Francesco da Paola a Torino, si instaura nel solco di una traiettoria politica ben precisa, volta a spostare il baricentro del confronto dal perimetro dei partiti ai contenuti, e soprattutto agli attori economici che quei contenuti dovranno renderli praticabili, possibilmente sotto una nuova insegna: quella di Casa Riformista.
Non è un caso che il format scelto rompa con la liturgia tradizionale. L’assemblea piemontese inaugura infatti sul territorio il percorso delle “Primarie delle idee”, lanciato l’11 aprile a Roma da Matteo Renzi con l’obiettivo dichiarato di costruire una piattaforma programmatica prima ancora che una leadership politica.
Un laboratorio politico (e sociale)
Torino diventa così un laboratorio. Non solo per Italia Viva, ma per l’intero campo riformista che prova a ridefinirsi. La presenza, accanto ai dirigenti del partito, dei vertici di sindacati, imprese e mondo cooperativo non è un elemento accessorio, ma il cuore dell’iniziativa.
L’idea è duplice: da un lato “certificare” la discussione politica attraverso dati e analisi reali – come sottolineato dalla senatrice e presidente regionale di Iv Silvia Fregolent – dall’altro ricostruire un rapporto diretto con quei corpi intermedi che negli ultimi anni si sono progressivamente allontanati dalla politica.
In questo senso, l’assemblea assume i contorni di una vera e propria audizione pubblica sulla condizione economica del Piemonte. Un territorio che resta uno dei motori industriali del Paese, ma che vive una fase di trasformazione complessa: dalla transizione dell’automotive alle difficoltà del commercio urbano, fino alle tensioni nel mondo agricolo e cooperativo.
Il centro che non c’è (ancora)
Ma il dato più interessante è politico. L’iniziativa arriva in un momento in cui lo spazio centrista è tutt’altro che consolidato. Italia Viva, fondata nel 2019 proprio con l’ambizione di occupare quell’area , oggi tenta un rilancio attraverso il progetto più ampio della “Casa Riformista”.
L’obiettivo è ambizioso: costruire un contenitore capace di aggregare culture liberali, popolari e riformiste oggi disperse. Ma il percorso è tutt’altro che lineare.
Lo dimostra la composizione – e le assenze – dell’assemblea torinese. Da un lato l’apertura al Partito Democratico, con l’invito al sindaco Stefano Lo Russo (che con ogni probabilità dovrà declinare causa concomitanza con le commemorazioni della tragedia di Superga) e la presenza della capogruppo regionale Gianna Pentenero.
Dall’altro, l’incertezza sulla partecipazione delle altre capogruppo del campo largo a Palazzo Lascaris, con Alice Ravinale di Avs e Sarah Disabato del Movimento 5 Stelle ancora in forse, e soprattutto l’assenza dei Moderati di Mimmo Portas, a segnalare frizioni ancora irrisolte nel perimetro centrista piemontese.
Il fattore tempo e il segnale Madia
A rendere più significativo il passaggio è anche il contesto nazionale. Il cantiere delle “primarie delle idee” è pensato per arrivare nei prossimi mesi con una piattaforma da offrire all’intero centrosinistra, mentre nel frattempo il quadro politico si muove.
La scelta di Marianna Madia di lasciare il Pd per avvicinarsi a Italia Viva – maturata proprio nelle ore dell’assemblea torinese – rappresenta un segnale politico non marginale: indica che il processo di riallineamento al centro è già iniziato e potrebbe accelerare.
Torino come test nazionale
In questo scenario, l’appuntamento di oggi assume un valore che va oltre i confini regionali. Non si tratta solo di raccogliere idee o di ascoltare gli stakeholder, ma di capire se Italia Viva saprà dimostrare di essere un interlocutore credibile per il mondo produttivo, capace cioè di trasformare l’ascolto in proposta concreta. Allo stesso tempo, sarà un banco di prova per verificare se il progetto della Casa Riformista riuscirà ad attrarre pezzi di altre forze politiche, superando diffidenze e frammentazioni che finora hanno indebolito il centro.
Infine, il passaggio torinese servirà anche a misurare se esista davvero uno spazio politico autonomo tra il Partito Democratico e il centrodestra: uno spazio che non sia semplicemente residuale o tattico, ma capace di incidere negli equilibri del centrosinistra e, più in generale, del sistema politico, andando a ridefinire il campo riformista italiano.


