Conti record e partita tedesca: Unicredit, utile a 3,2 miliardi
08:26 Martedì 05 Maggio 2026Profitti in aumento del 16% sopra il consensus per la banca guidata da Orcel, che centra il 21° trimestre consecutivo di crescita. Ricavi a 6,9 miliardi, costi in calo e redditività ai vertici europei. Numeri che arrivano nel giorno dell'Ops su Commerzbank
Non è solo una trimestrale, è un messaggio. E arriva nel giorno meno casuale possibile. Mentre prende ufficialmente il via l’Ops su Commerzbank, Unicredit mette sul tavolo conti che somigliano a un biglietto da visita per Berlino: utile netto a 3,2 miliardi, sopra le attese e sopra qualsiasi dubbio sulla tenuta del modello.
Nel risiko bancario europeo, i numeri contano quanto (se non più) delle dichiarazioni. E quelli sfornati dalla banca guidata da Andrea Orcel raccontano una storia precisa: 21 trimestri consecutivi di crescita, ricavi diversificati, costi sotto controllo e una macchina che continua a generare capitale anche mentre il ciclo dei tassi cambia direzione.
Non è solo il miglior trimestre di sempre, quello presentato oggi, martedì 5 maggio. È la dimostrazione – rivendicata e ostentata – che l’istituto di piazza Gae Aulenti vuole giocare la partita da protagonista. E possibilmente dettare le regole.
Numeri record
Il risultato è più che lunsinghiero: utile netto a 3,2 miliardi di euro, in crescita del 16,1% su base annua e ben oltre i circa 2,7 miliardi attesi dal consensus (2,675 miliardi). È il 21° trimestre consecutivo di crescita redditizia, il miglior risultato di sempre e la conferma di un modello che, almeno per ora, non mostra crepe.
Il Consiglio di amministrazione ha approvato i conti al 31 marzo 2026 sottolineando “crescita redditizia e di qualità” e un forte slancio commerciale. Nella narrativa del gruppo, si tratta di un ulteriore tassello della fase “Unlocked” e dell’accelerazione verso “UniCredit Unlimited”, con l’ambizione dichiarata di fissare nuovi standard di settore grazie a trasformazione tecnologica e disciplina esecutiva.
Alla luce dei risultati superiori alle attese, Unicredit rivede al rialzo l’obiettivo di utile al 2026, portandolo ad almeno 11 miliardi, e conferma i target al 2028-2030.
L’andamento del conto economico
I ricavi salgono a 6,9 miliardi (+5%), battendo anche qui le attese ferme a circa 6,4 miliardi. La composizione resta equilibrata, elemento chiave in una fase di normalizzazione dei tassi. Il margine di interesse si attesta a 3,6 miliardi, sostanzialmente stabile: a sostenere il dato sono la crescita dei volumi (prestiti in aumento sia su base trimestrale sia annua) e una gestione disciplinata della raccolta, con un pass-through dei depositi intorno al 30% (Russia esclusa).
Più dinamica la componente commissionale: commissioni e risultato assicurativo crescono dell’8% a 2,5 miliardi, con contributi diffusi e un’accelerazione nelle attività legate a investimenti e finanziamenti. Pesa anche l’internalizzazione delle joint venture assicurative nel ramo vita in Italia. Questa componente vale ormai circa il 38% dei ricavi netti, in linea con gli obiettivi di medio periodo.
Completano il quadro 476 milioni di proventi da negoziazione (+2,3%) e dividendi per 408 milioni, più che triplicati su base annua. Il messaggio è chiaro: ricavi più diversificati, meno dipendenza dal margine di interesse, minore volatilità.
Efficienza e redditività
Sul fronte costi arriva un altro segnale positivo: spese operative in calo dell’1% a 2,3 miliardi, anche grazie al contributo dell’intelligenza artificiale. Il rapporto costi/ricavi scende al 33,4%, tra i migliori livelli del settore bancario europeo.
La combinazione tra ricavi in crescita e costi sotto controllo spinge la redditività su livelli elevati: utile netto record a 3,2 miliardi, RoTE al 25,8% (in aumento di 2,7 punti percentuali) ed EPS a 2,15 euro (+19,7%). Numeri ottenuti assorbendo vari elementi potenzialmente penalizzanti: normalizzazione dei tassi, distribuzione più uniforme delle rettifiche su crediti e riduzione dell’esposizione alla Russia.
Capitale e volumi
La generazione organica di capitale resta uno dei pilastri della strategia. Nel trimestre il gruppo ha prodotto 2,9 miliardi, pari a 98 punti base, più che sufficienti a coprire i 2,4 miliardi accantonati per la remunerazione degli azionisti.
Il CET1 ratio si attesta al 14,2% (14,8% pro forma per il Danish Compromise), dopo aver assorbito impatti per 71 punti base legati soprattutto a investimenti azionari – tra cui la maggiore integrazione di Alpha Bank – e a un effetto temporaneo connesso anche a Commerzbank, oltre a componenti regolamentari e tecniche. Nonostante ciò, il livello resta ben sopra il target manageriale (12,5%-13%), lasciando spazio sia per ulteriori distribuzioni sia per flessibilità strategica, proprio mentre si apre il dossier tedesco.
Rischio sotto controllo
La qualità del credito rimane solida. Le rettifiche su crediti si fermano a 185 milioni, con un costo del rischio stabile a 17 punti base, perfettamente all’interno del range obiettivo (15-20 pb). Il portafoglio si presenta resiliente: net NPE ratio all’1,4%; tasso di default allo 0,7%; overlay sulle esposizioni in bonis invariati a circa 1,7 miliardi. Anche i livelli di copertura risultano in miglioramento. In sintesi: nessun segnale di deterioramento strutturale, nonostante un contesto macro più incerto.
La “macchina perfetta”
L’amministratore delegato Andrea Orcel rivendica una strategia eseguita “in modo disciplinato su tutte le leve”: crescita dei ricavi, efficienza dei costi e solidità del capitale.
“Una banca ben gestita e diversificata può conseguire rendimenti eccellenti lungo tutto il ciclo macroeconomico”, sottolinea Orcel, rivendicando anche gli investimenti per il futuro. Il riferimento non è casuale: tecnologia, trasformazione interna e cultura aziendale vengono indicati come fattori chiave per affrontare uno scenario geopolitico e macroeconomico “più incerto e complesso”.


