Lobby sì, ma alla luce del sole.
Il Pd prova a dettare le regole
15:05 Mercoledì 06 Maggio 2026
I dem piemontesi presentano una proposta di legge per regolamentare l'attività dei portatori di interesse in Regione: registro pubblico obbligatorio, agenda trasparente degli incontri con i decisori politici, requisiti di onorabilità e codice etico
Il Partito democratico piemontese prova a portare anche a Palazzo Lascaris un tema che da anni divide politica, istituzioni e gruppi d’interesse: la regolamentazione delle lobby. Una materia che in gran parte d’Europa è già disciplinata con registri pubblici, obblighi di trasparenza e codici etici, mentre in Italia continua a muoversi in un limbo normativo fatto di regole frammentarie, esperimenti regionali e tentativi parlamentari mai approdati a una legge nazionale organica.
La proposta di legge depositata dal Pd in Consiglio regionale porta la prima firma di Domenico Rossi, presidente della Commissione Legalità e segretario in Piemonte del partito di Elly Schlein, e punta a introdurre una disciplina organica dell’attività di rappresentanza degli interessi nei rapporti con la Regione Piemonte. Accanto a lui, a sostenere l’iniziativa, la capogruppo dem Gianna Pentenero.
Registro pubblico e agenda degli incontri
Il cuore della proposta ruota attorno a quattro pilastri: un registro pubblico obbligatorio dei rappresentanti e portatori d’interesse che intendono operare con la Regione; requisiti di onorabilità e trasparenza per l’iscrizione; l’obbligo di pubblicare l’agenda degli incontri fra decisori politici e lobbisti, con rendicontazione annuale delle attività; un codice etico vincolante.
“I portatori di interesse – spiega Rossi – svolgono un compito legittimo portando punti di vista di settori particolari ai decisori, ma questo contributo deve avvenire alla luce del sole. I cittadini hanno il diritto di sapere sulla base di quali incontri si assumono le decisioni che incidono sulla loro vita”. Da qui l’appello rivolto alla maggioranza: “Chiediamo di non avere un atteggiamento pregiudiziale. C’è massima disponibilità da parte nostra a fare un gruppo di lavoro e costruire insieme questa proposta di legge”. Un messaggio che arriva anche sull’onda dei recenti scandali che hanno riacceso il dibattito nazionale sui rapporti fra affari e politica: “Anche dopo i recenti fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale, aumentare il livello di trasparenza della Regione è un dovere morale e politico”.
Lobby non è una parolaccia
Pentenero insiste invece sull’aspetto culturale oltre che normativo: “Il termine lobby in Europa non è negativo e vorremmo dare il nostro contributo perché anche qui abbia un’accezione positiva. La nostra priorità è costruire un quadro giuridico che renda trasparenti e tracciabili i servizi e le collaborazioni con la Regione. Vogliamo che la trasparenza amministrativa diventi lo standard per chiunque entri in contatto con l’amministrazione regionale”.
Il Pd piemontese guarda apertamente ai modelli europei. Nelle istituzioni dell’Unione europea, infatti, il lobbying è considerato una componente legittima del processo decisionale, purché sottoposta a regole stringenti di trasparenza.
Il modello Bruxelles
Dal 2021 Parlamento europeo, Commissione e Consiglio hanno reso di fatto obbligatoria l’iscrizione al Registro europeo per la trasparenza per chiunque voglia incontrare funzionari e decisori delle istituzioni comunitarie. Il sistema impone la dichiarazione degli interessi rappresentati, delle risorse economiche impiegate e dei clienti per conto dei quali si opera, oltre all’adesione a un codice di condotta.
Il Registro europeo conta ormai oltre 12 mila organizzazioni accreditate e viene considerato uno degli strumenti principali attraverso cui Bruxelles prova a bilanciare la fisiologica pressione dei gruppi d’interesse con il controllo pubblico sui processi decisionali.
Usa e Germania, trasparenza obbligatoria
Anche in altri Paesi occidentali il lobbying è regolato da anni. Negli Stati Uniti, dove l’attività di pressione è storicamente radicata, esiste un sistema di registrazione obbligatoria dei lobbisti, con obblighi di disclosure sulle spese sostenute e sulle attività svolte, rafforzato nel tempo fino all’Honest Leadership and Open Government Act del 2007.
La Germania ha introdotto dal 2022 il Lobbyregistergesetz, che obbliga rappresentanti di interessi, società e organizzazioni a registrarsi in un database pubblico per poter interagire con Bundestag e governo federale. Obiettivo dichiarato: rafforzare la fiducia pubblica e prevenire influenze indebite sui processi legislativi.
Il caso francese e il ritardo italiano
In Francia, dopo gli scandali che hanno investito la politica negli anni scorsi, la vigilanza è affidata alla Haute Autorité pour la transparence de la vie publique, autorità indipendente incaricata di controllare conflitti di interesse e rapporti fra politica e gruppi di pressione.
L’Italia, invece, continua a presentarsi come un mosaico incompleto. Non esiste ancora una legge nazionale organica sulle lobby e le norme oggi vigenti sono sparse tra regolamenti della Camera, alcuni ministeri e poche Regioni. Secondo studi accademici e analisi di Transparency International, la disciplina italiana resta frammentata e largamente insufficiente rispetto agli standard europei.
La sfida piemontese
È proprio dentro questo vuoto normativo che il Pd piemontese tenta di inserirsi, proponendo un modello regionale che ricalca molte delle pratiche già adottate a Bruxelles e in altri Paesi europei: tracciabilità degli incontri, pubblicità delle relazioni fra decisori e portatori d’interesse, responsabilizzazione dei soggetti coinvolti. Un tentativo di sdoganare anche in Italia il termine “lobby”, sottraendolo all’ombra dei retroscena e delle relazioni opache e riportandolo dentro un perimetro regolato e visibile ai cittadini.


