Medici di famiglia con troppi assistiti. Schillaci: dal pediatra fino a 18 anni
Stefano Rizzi 07:00 Giovedì 07 Maggio 2026Il ministro vuole alzare da 14 anni alla maggiore età della soglia per lasciare lo specialista. Un legame con l'impiego dei medici di famiglia nella case di comunità? Turra (Fimp): "Nessuna contrarietà, ma va approfondito". Venesia (Fimmg): "Perplessità sulla riforma"
Ci fosse ancora la leva obbligatoria, si passerebbe direttamente dal pediatra al medico del distretto militare. Già, perché nel Paese dove ciclicamente riaffiora l’ipotesi di abbassare a 16 anni l’età minima per votare, ora si pensa di alzare quella fino alla quale affidare la salute dei ragazzi, ormai quasi adulti, allo specialista in pediatria.
Far coincidere con la maggiore età il passaggio al medico di famiglia è infatti uno dei punti più eclatanti, ma anche più divisivi, della riforma che il ministro della Salute Orazio Schillaci intende attuare rapidamente, abbandonando l’originario percorso del disegno di legge per imboccare la via più breve del decreto.
La bozza del testo è già stata trasmessa alle Regioni, che ne stanno discutendo senza aver ancora trovato la quadra su più di una questione, a partire dal nodo delle nuove competenze e dei nuovi inquadramenti dei medici di medicina generale.
Costi maggiori
Non meno discussioni e posizioni divergenti si annunciano anche sulla sortita “anagrafica” del ministro, che già porta sul tavolo più di un interrogativo, non soltanto di natura medica. L’innalzamento a 18 anni del limite per essere assistiti dal pediatra – oggi fissato a 14 anni, con esclusiva fino ai 6 – avrebbe l’effetto immediato di ritardare l’iscrizione dell’assistito al medico di famiglia, alleggerendo in parte la carenza di personale in quest’ultima categoria professionale. Ma comporterebbe anche un aumento dei costi, stimato attorno al mezzo miliardo, vista la necessità di inserire nel sistema sanitario circa 1.300 pediatri in più.
Lo schema predisposto dal ministro prevede anche l’aumento della soglia di assistiti per i pediatri che, oggi pari a mille, salirebbe attorno ai 1.500, raggiungendo quella dei medici di famiglia.
Altri numeri contribuiscono a delineare lo scenario possibile: secondo i dati registrati all’inizio del 2025, i 6.284 pediatri di libera scelta in servizio avevano 5.763.534 assistiti, di cui 2.356.230 in età di esclusiva, pari al 40% del totale. Considerando inoltre il calo delle nascite registrato dal 2020 al 2025, pari a circa il 10% - dai 414.974 nati nel 2020 ai 370.444 del 2025 – “la percentuale di assistiti in età di esclusiva in carico ai pediatri di libera scelta – si legge nella bozza di decreto – è destinata a diminuire”. Con l’innalzamento dell’età a 18 anni, i pediatri di libera scelta potrebbero avere in carico 8.590.767 assistiti.
Ospedali in ordine sparso
Una prospettiva che trova il sostegno della Società Italiana di Pediatria che, con il suo presidente Rino Agostiniani, osserva come “da tempo portiamo avanti questa richiesta, in linea con quanto accade a livello europeo, e da un punto di vista delle competenze specifiche è giusto che la fascia d’età fino ai 18 anni sia gestita dai pediatri”.
Una visione che si scontra spesso con interpretazioni differenti del limite di età anche a livello ospedaliero, con strutture che mantengono un’asticella più bassa e altre, come l’Ospedale Regina Margherita di Torino, che prendono in carico pazienti fino ai 18 anni, anticipando di fatto da tempo la linea tracciata dal ministro.
I rincalzi in Piemonte
“Da parte nostra non c’è assolutamente contrarietà, ma è necessario comprendere bene termini e specificità della proposta”, spiega allo Spiffero Renato Turra, pediatra di libera scelta e segretario per la provincia di Torino della Federazione Italiana Medici Pediatri.
Specialisti che in Piemonte sono circa 350, un numero che evidenzia anche in questo caso una carenza ma che – come ricorda Turra – “dovrebbe aumentare con l’ingresso sul territorio regionale di una quarantina di pediatri di libera scelta”. Proprio la mancanza di specialisti ha portato negli anni molti di loro a superare il massimale di assistiti e l’eventuale cambiamento previsto nel decreto comporterebbe una serie di aggiustamenti e riequilibri. Cambiamenti che, agli occhi dei camici bianchi di lungo corso, non suonano del tutto inediti: “Di alzare la soglia di età se ne era parlato anche anni addietro – ricorda il segretario della Fimp – così come era stata avanzata la proposta di elevare da 6 a 14 anni la soglia per l’esclusiva pediatrica”.
La tesi del ministro
Se Orazio Schillaci considera l’estensione del pediatra di libera scelta fino ai 18 anni “una scelta chiara, che mette al centro la continuità assistenziale lungo tutta l’età evolutiva e supera un meccanismo che, fino a oggi, rischiava di interrompere percorsi di cura in una fase delicata della crescita”, non sfugge che questo cambio di rotta arrivi proprio nella riforma che contiene un’altra “rivoluzione”: l’impiego dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il doppio canale per questi professionisti, con la possibilità di assunzione alle dipendenze delle Asl.
L’immagine di medici di famiglia con un po’ meno assistiti – quelli che oggi, tra i 14 e i 18 anni, devono lasciare il pediatra – è difficile da separare da quell’altra che incombe: le Case di comunità prive di tutto il personale necessario.
Tempi incerti
Dunque non cadono del tutto nel vuoto le “perplessità” che non nasconde Roberto Venesia, segretario regionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. “Vorremmo sapere qual è la vera ragione di questo punto della riforma”.
Antonio D’Avino, segretario nazionale della sigla di rappresentanza dei pediatri, ricorda invece la “necessità di una fase negoziale, superando la logica del decreto”. Per ora, però, restano da superare i non pochi ostacoli che si frappongono, da vari fronti, proprio all’adozione del decreto stesso. Chissà che gli adolescenti che il ministro vorrebbe trattenere dal pediatra fino ai 18 anni non facciano in tempo a rivolgersi allo specialista sì, ma per i propri figli.


