URNE VIRTUALI

Meloni frena, Salvini crolla: solo 5 punti tra Pd e FdI

La nuova Supermedia certifica il momento difficile della maggioranza: centrodestra al 43,9%, minimo dall'insediamento del governo. Pesano soprattutto il tonfo della Lega, scesa al 6,6%, e l'arretramento di Fratelli d'Italia sotto il 28%. Crescono invece M5s, Avs e dem

Il vento non gira ancora, ma per la prima volta da molti mesi il centrodestra dà l’impressione di arrancare davvero. La nuova Supermedia Agi/YouTrend – elaborata sui sondaggi nazionali realizzati tra il 23 aprile e il 6 maggio – certifica una frenata pesante della coalizione di governo, che scende al 43,9%, il dato più basso dall’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Un arretramento che non è soltanto statistico, ma politico. E che arriva in un momento delicato, all’indomani della batosta sul referendum sulla giustizia, e finito per evidenziare crepe e difficoltà di mobilitazione dell’elettorato.

Il dato più clamoroso è quello della Lega. Il Carroccio di Matteo Salvini precipita al 6,6%, perdendo ben sette decimali in due settimane. Una flessione robusta, che riporta il partito ai livelli più bassi dell’era governativa meloniana e che conferma come il vicepremier continui a pagare una doppia erosione: da un lato verso Fratelli d’Italia, dall’altro verso l’astensione e l’area protestataria. Ma il problema, per il centrodestra, è che stavolta arretra anche il partito della premier. FdI cede lo 0,4% e scivola sotto la soglia psicologica del 28%, attestandosi al 27,8%. Nulla di drammatico in termini assoluti, ma abbastanza per accendere qualche allarme nei piani alti di via della Scrofa.

Perché il dato politico vero è che la coalizione non compensa più le perdite interne. Forza Italia resta sostanzialmente stabile all’8,2%, Noi Moderati cresce di un decimale all’1,2%, ma non basta a evitare il saldo negativo complessivo: un punto secco perso dal centrodestra in appena quindici giorni.

Specularmente cresce il fronte opposto. Quel “campo largo” che continua a essere più evocato che costruito, ma che nei numeri comincia a mostrare una capacità competitiva fin qui intermittente. Il centrosinistra sale al 30,2%, mentre il Movimento 5 Stelle guadagna quattro decimali e arriva al 13,2%. La somma delle opposizioni principali riduce così il distacco dal centrodestra fino a sfiorare i due punti, il margine più stretto registrato negli ultimi mesi.

A sorridere, seppur prudentemente, è soprattutto Giuseppe Conte. Il leader pentastellato beneficia della ritrovata centralità su temi sociali e salariali, ma anche della crescente fatica del Pd nel monopolizzare il voto di opposizione. Elly Schlein, tuttavia, può rivendicare un altro piccolo passo avanti: il Pd cresce al 22,3% e riduce ulteriormente la distanza da Fratelli d’Italia. I dem restano ancora oltre cinque punti sotto il partito della premier, ma il trend appare meno sbilanciato rispetto ai mesi scorsi.

C’è poi un altro dato che a destra osservano con crescente nervosismo: l’area progressista radicale continua lentamente a consolidarsi. Verdi e Sinistra salgono al 6,5%, guadagnando tre decimali e confermando una consistenza ormai strutturale. Un risultato che, nei ragionamenti delle opposizioni, potrebbe diventare decisivo in eventuali competizioni unitarie.

Nel campo centrista, invece, continua la traversata nel deserto. Azione resta ferma al 3%, Italia Viva perde ancora terreno e scende al 2,4%, mentre +Europa cala all’1,4%. Complessivamente il fu Terzo Polo si attesta al 5,4%, incapace di ritrovare slancio politico e identità dopo la diaspora renziano-calendiana.

Significativo anche il dato di Futuro Nazionale, che sale al 3,6%. Una crescita contenuta, quella del partito di Roberto Vannacci, ma costante, segnale di un’area elettorale fluida che continua a cercare sbocchi alternativi ai poli tradizionali.

Naturalmente nessuno, nei palazzi romani, pensa davvero che il governo sia in pericolo. Meloni conserva ancora un vantaggio consistente e soprattutto mantiene una leadership personale nettamente superiore a quella degli alleati e degli avversari. Ma la Supermedia di maggio rompe un riflesso automatico che sembrava consolidato: quello di una maggioranza impermeabile all’usura.

Supermedia liste

Fratelli d’Italia: 27,8% (-0,4)
Partito Democratico: 22,3% (+0,1)
Movimento 5 Stelle: 13,2% (+0,4)
Forza Italia: 8,2% (-0,1)
Lega: 6,6% (-0,7)
Verdi/Sinistra: 6,5% (+0,3)
Futuro Nazionale: 3,6% (+0,1)
Azione: 3,0% (=)
Italia Viva: 2,4% (-0,2)
+Europa: 1,4% (-0,1)
Noi Moderati: 1,2% (+0,1)

Supermedia coalizioni

Centrodestra: 43,9% (-1,0)
Centrosinistra: 30,2% (+0,3)
Movimento 5 Stelle: 13,2% (+0,4)
Terzo Polo: 5,4% (-0,2)
Altri: 7,2% (+0,4)

NOTA: La Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 23 aprile al 6 maggio, è stata effettuata il giorno 7 maggio sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti EMG (data di pubblicazione: 1° maggio), Ipsos (1° maggio), Ixè (27 aprile), SWG (27 aprile e 4 maggio), Tecnè (25 aprile) e Youtrend (30 aprile). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.

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