DIPLOMAZIA LANGHETTA

Cirio indossa la feluca e invita il "piemontese" Rubio

Prima del bilaterale con Tajani il segretario di Stato Usa ha ricevuto l'albero genealogico che ricostruisce le sue origini italiane a Casale Monferrato. Tra i temi: la guerra in Iran, la situazione in Libano e lo Stretto di Hormuz. Ieri il colloquio con papa Leone XIV

Prima Iran, Libano e Stretto di Hormuz. Poi il Monferrato, gli archivi parrocchiali e i Krumiri. Nella giornata romana del segretario di Stato americano Marco Rubio, il dossier geopolitico si è intrecciato con quello genealogico quando il presidente del Piemonte Alberto Cirio gli ha consegnato alla Farnesina i documenti che certificano le sue origini casalesi. «Il Piemonte è la sua casa», ha detto il governatore al capo della diplomazia Usa, trasformando una visita diplomatica in un’operazione identitaria dal forte sapore politico.

Una visita definita “di cortesia” da Palazzo Chigi, ma che in realtà si muove lungo una linea ben più delicata: quella che tiene insieme diplomazia, crisi internazionali e rapporti personali. Rubio ha incontrato questa mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo un passaggio con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Sul tavolo i dossier più caldi del momento, tra cui il futuro della missione Unifil, e soprattutto la sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per gli equilibri energetici mondiali.

Una giornata romana densa di simboli e politica, preceduta dall’incontro di ieri tra Rubio e Papa Leone XIV. Un colloquio durato 45 minuti e letto anche come tentativo di ricucitura dopo le tensioni aperte dalle critiche di Donald Trump verso il Vaticano. Ma, almeno per ora, gli strappi appaiono tutt’altro che sanati.

Radici di famiglia

Prima ancora delle questioni geopolitiche, però, a monopolizzare la scena alla Farnesina sono state le origini piemontesi del capo della diplomazia americana. Ad accoglierlo, insieme a Tajani, il governatore Cirio e il sindaco di Casale Monferrato Emanuele Capra, arrivati a Roma con documenti e certificati genealogici in mano.

Rubio, primo latinoamericano a ricoprire l’incarico di segretario di Stato americano, ha ricevuto l’albero genealogico che certifica le remote origini monferrine della sua famiglia. «È un grande onore, una ragione in più per essere tornato», ha detto durante la cerimonia. Poi ha aggiunto: «È un momento speciale ricevere tutte queste informazioni. È un’esperienza incredibile e un motivo in più per tornare presto, visitare la Regione, conoscerla e connetterci al passato, sperando che serva anche da ispirazione su come possiamo lavorare insieme in futuro».

Parole accolte con evidente soddisfazione da Cirio, che ha immediatamente trasformato il recupero genealogico in un invito politico e identitario: «La vogliamo come nostro ospite in Piemonte, perché il Piemonte è la sua casa». E ancora: «La storia del Piemonte è la storia dell’Italia. Per noi è stata una notizia meravigliosa scoprire le sue origini piemontesi».

Capisce l’italiano… in spagnolo

Arrivato alla Farnesina intorno alle 10.15, Rubio ha alternato inglese e spagnolo durante la cerimonia. Figlio di immigrati cubani, ha spiegato con un sorriso che «lo spagnolo è molto simile all’italiano» e rivolgendosi a Tajani ha aggiunto di comprendere perfettamente quanto dice il collega «senza bisogno di traduzione». Poi la promessa, pronunciata quasi come un impegno personale: riprendere le lezioni di italiano in vista della prossima visita nel Paese.

Del resto, proprio Rubio aveva già parlato delle sue radici monferrine mesi fa, durante un pranzo con Meloni alla Prefettura di Milano in occasione dell’apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Tra un dossier internazionale e una conversazione informale, il segretario di Stato aveva raccontato di conoscere da tempo le proprie origini italiane, collocate geograficamente a Casale Monferrato.

Da lì era partita la macchina istituzionale. Tajani aveva subito contattato Cirio, che a sua volta aveva coinvolto il sindaco Capra. «Abbiamo appreso questa notizia con estremo stupore», raccontò il primo cittadino casalese. «Ora sappiamo che tra i tanti personaggi illustri provenienti dalla nostra città ne abbiamo uno tra i più importanti al mondo».

Gli avi perduti nel Monferrato

La ricerca si concentra attorno a due nomi: Lorenzo Geroldi e Catalina Joane, antenati remoti del segretario di Stato americano. Rubio conosceva già i loro nomi e quello del figlio, le cui tracce però si perdono all’inizio del secolo successivo. «Non conosciamo la data di nascita dei parenti, soltanto quella di morte, che risale al 1787», spiega Capra. «Curiosamente morirono entrambi lo stesso giorno, forse a causa di un evento calamitoso».

Un’indagine genealogica che ora coinvolge direttamente gli archivisti ecclesiastici. I registri civili di Casale Monferrato si fermano infatti alla metà dell’Ottocento e per ricostruire il passato bisogna affidarsi agli archivi delle diocesi. Le ricerche partiranno dalle chiese di Sant’Evasio e di Santa Maria di Piazza, quest’ultima oggi non più esistente. «Si tratta delle parrocchie più centrali della città», spiega ancora il sindaco. «Poi allargheremo le indagini fino a quando non avremo scoperto qualcosa».

Diplomazia gastronomica

Nel frattempo, a Casale Monferrato si pensa già all’accoglienza. Perché certi legami, soprattutto in Italia, si rinsaldano meglio a tavola. L’amministrazione locale ha preparato i doni gastronomici destinati sia a Rubio sia al vicepresidente americano JD Vance. «Sappiamo che Vance è un grande amante dei tartufi», racconta Capra, «per cui lo omaggeremo con prodotti delle Langhe». Per Rubio invece il focus sarà sulle specialità monferrine: «Ha espresso grande curiosità verso le nostre delizie». Nel cesto non mancano ovviamente i tradizionali Krumiri. Del resto, a questo punto, anche quelli fanno parte della sua storia familiare, seppure recentemente passati di mano.

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