CAVOLETTI DI BRUXELLES

"I fondi Ue devono restare alle Regioni", la Lega contesta Ursula (e bacchetta Meloni)

Dietro la protesta dei sindaci del Carroccio a Bruxelles una spaccatura nel centrodestra di governo. Con la riforma la gestione delle risorse sarebbe accentrata a livello statale. Romeo: "Una sciagura". E Molinari avverte: "Il Governo deve fare di più"

La protesta inscenata l’altro giorno a Bruxelles da una cinquantina di sindaci della Lega contro l’accentramento della gestione dei fondi di coesione in capo agli Stati, con il conseguente ridimensionamento del ruolo delle Regioni, racconta anche altro rispetto alla contestazione rivolta alla Commissione presieduta da Ursula von der Leyen.

I primi cittadini del Carroccio – tra i quali anche un terzetto piemontese composto da Emanuele Capra di Casale Monferrato, Federico Chiodi di Tortona e Daniele Baglione di Gattinara – guidati nella trasferta dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, hanno consegnato un documento con le loro rimostranze al commissario Raffaele Fitto. Ma non è quello l’unico messaggio inviato dal partito di Matteo Salvini.

La netta opposizione alla modifica, che Romeo indica nella “volontà di centralizzare sempre di più nelle mani degli esecutivi le politiche che si fanno nei vari Paesi europei”, non è affatto condivisa dal resto del centrodestra italiano. Ed è qui che emerge, neppure troppo velatamente, la divisione tra la Lega da una parte e Fratelli d’Italia e Forza Italia dall’altra.

Carroccio contro Ursula

Da tempo il partito di Salvini punta il dito contro Bruxelles, preannunciando, in caso di approvazione della proposta, “una sciagura per i territori che — come ha ricordato il capogruppo al Senato — solo loro sanno come spendere i soldi nel modo migliore, per fare in modo che davvero la coesione avvenga”. Decisamente più morbide, se non accondiscendenti, appaiono invece le posizioni degli alleati.

Una crepa nella maggioranza che, in qualche modo, era già emersa alcuni mesi fa, quando l’altro capogruppo leghista, quello alla Camera Riccardo Molinari, aveva presentato una mozione relativa ai cambiamenti decisi da Bruxelles sulla Pac, la Politica agricola comune. In quell’occasione, rispetto alla linea dura della Lega, il ministro meloniano dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida era tornato da Bruxelles sostenendo l’approvazione dell’accordo sul Mercosur in cambio di qualche miliardo in più.

Battaglia solitaria

Ed è stato proprio allora che i leghisti hanno compreso come quella contro la modifica della gestione dei fondi, destinata a tagliare fuori quasi del tutto le Regioni, sarebbe stata una battaglia solitaria all’interno del centrodestra. Forza Italia, sostenendo la Commissione von der Leyen, non si mette certo sulle barricate al fianco di Salvini che, non a caso, sulla vicenda ha visto schierarsi in prima linea i due capigruppo parlamentari del Carroccio.

“Come ho già ribadito nella nostra mozione alla Camera sul tema della Pac, siamo fermamente contrari a questa riforma che prevede una gestione diversa dei fondi, tale da non garantirli più per le esigenze necessarie, spostandone la gestione dalle Regioni allo Stato”, spiega Molinari.

Avviso a Giorgia

“La nostra contrarietà è, se possibile, ancora più netta rispetto al progetto di distribuire i fondi di coesione con una modalità molto simile a quella usata per il Pnrr, ovvero – aggiunge il capogruppo a Montecitorio – subordinandoli a una serie di vincoli e riforme imposti dall’Europa”.

La missione dei sindaci, culminata nella consegna a Fitto del “Manifesto dei Comuni per la coesione territoriale europea”, nei piani della Lega rappresenta il preludio ad altre iniziative rivolte certamente a Bruxelles, ma ancor prima agli alleati italiani. “Questa riforma non ci piace per niente – ribadisce Molinari –. È necessario che il Governo faccia di più ed è esattamente quello che chiediamo”.