Benzina, luce e gas: imprese e famiglie in bolletta. Piemonte, conto da oltre 2 miliardi
12:41 Sabato 09 Maggio 2026Il nuovo shock energetico costerà quasi 29 miliardi di euro nel 2026. Più colpite le regioni produttive. A pesare sono soprattutto i rincari dei trasporti e delle utenze, mentre le misure del governo vengono giudicate insufficienti a contenere la nuova stangata
La nuova fiammata dei prezzi dell’energia rischia di presentare agli italiani un conto da quasi 29 miliardi di euro. Benzina, gasolio, luce e gas tornano a pesare come macigni sui bilanci di famiglie e imprese, riaprendo una ferita che sembrava almeno in parte rimarginata dopo la lunga coda dello shock energetico seguito alla guerra in Ucraina. Stavolta, a far riesplodere le tensioni sui mercati è il conflitto nel Golfo Persico e l’ennesima impennata delle materie prime energetiche.
Secondo le stime elaborate dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2026 la spesa energetica complessiva del Paese salirà a 209,6 miliardi contro i 180,7 del 2025: un aumento di 28,9 miliardi, pari al 16%.

Piemonte tra le regioni più colpite
Il Piemonte figura al quinto posto nazionale per aggravio complessivo dei rincari energetici. La stima della Cgia indica infatti un incremento di spesa di oltre 2,1 miliardi di euro nel passaggio dal 2025 al 2026: si salirebbe da 13,7 a quasi 15,9 miliardi, con una crescita del 15,4%. Solo Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Lazio farebbero peggio in termini assoluti.
In testa alla classifica nazionale c’è la Lombardia, dove il rincaro complessivo stimato raggiunge i 5,4 miliardi di euro, seguita dall’Emilia-Romagna con poco più di 3 miliardi e dal Veneto con quasi 3 miliardi. Il Lazio supera invece i 2,2 miliardi. Sul fronte opposto, gli incrementi più contenuti riguardano Valle d’Aosta (+76 milioni), Molise (+146 milioni) e Basilicata (+243 milioni), anche se in termini percentuali proprio il Mezzogiorno mostra gli aumenti medi più elevati.
Il dato piemontese fotografa il peso di una regione ancora fortemente manifatturiera e ad alta intensità energetica, dove il caro carburanti si scarica sulla logistica e sui trasporti, mentre bollette di luce e gas colpiscono direttamente industrie, artigiani, commercio e famiglie.

Il salasso dei carburanti
La voce più pesante resta quella dei carburanti. A livello nazionale l’aumento stimato è di 13,6 miliardi di euro, con un rincaro medio del 20,4%. Benzina e diesel sono ormai stabilmente attorno ai due euro al litro e i grafici della Cgia mostrano chiaramente la nuova impennata successiva allo scoppio della guerra in Iran del febbraio 2026. Per il Piemonte l’aggravio previsto è di 807 milioni di euro: la spesa complessiva per benzina e gasolio passerebbe da 4,09 a quasi 4,9 miliardi, con un incremento del 19,7%.
A livello nazionale i rincari percentuali più forti sui carburanti si registrano in Basilicata (+21,6%), Campania e Puglia (entrambe al +21,3%). In termini assoluti il conto più pesante ricade invece sulla Lombardia con quasi 2 miliardi aggiuntivi, seguita da Emilia-Romagna (+1,33 miliardi), Veneto (+1,27 miliardi) e Lazio (+1,25 miliardi). Le regioni relativamente meno colpite sono Liguria e Lombardia sul piano percentuale, entrambe sotto il 20%.
Una dinamica che rischia di avere effetti a catena sui prezzi finali di beni e servizi, considerando quanto il sistema produttivo piemontese dipenda dal trasporto su gomma e dalla mobilità privata, soprattutto nelle aree meno servite dal trasporto pubblico.

Bollette elettriche sempre più pesanti
Altro capitolo critico è quello dell’energia elettrica. La Cgia stima per il 2026 un rincaro nazionale da 10,2 miliardi di euro, pari a un aumento del 12,9%. In Piemonte l’extra costo previsto supera i 786 milioni: le bollette passerebbero da 6,1 a quasi 6,9 miliardi di euro.
L’aggravio più pesante in termini assoluti è atteso in Lombardia, dove il rincaro supera i 2,2 miliardi di euro. Seguono Veneto con oltre un miliardo ed Emilia-Romagna con 967 milioni. Sul piano percentuale gli aumenti più alti vengono invece stimati per Calabria (+13,1%), Sicilia, Campania e Lazio (tutte al +13%).
A pesare è soprattutto il ritorno verso l’alto del prezzo dell’energia all’ingrosso. Nello studio si ipotizza infatti un costo medio dell’elettricità pari a 150 euro per megawattora nel 2026 contro i 116 euro del 2025.

Gas, altri 525 milioni di rincari
Nemmeno il gas concede tregua. A livello italiano il conto aggiuntivo stimato supera i 5 miliardi di euro, con un incremento medio del 14,6%. Per il Piemonte la stangata prevista è di 525 milioni: il costo complessivo salirebbe da 3,55 a oltre 4 miliardi di euro.
La Lombardia è la regione destinata a pagare il conto più alto anche sul fronte del gas, con oltre 1,2 miliardi aggiuntivi, seguita da Emilia-Romagna (+710 milioni) e Veneto (+611 milioni). In termini percentuali gli aumenti maggiori riguardano invece Valle d’Aosta (+15,4%), Trentino-Alto Adige (+15,1%) e Friuli-Venezia Giulia (+15%). Più contenuti quelli di Sardegna (+13,4%) e Calabria (+13,7%).
La regione piemontese è tra quelle maggiormente esposte proprio per l’ampio utilizzo del gas nel comparto industriale e per il riscaldamento civile, elemento che rischia di colpire duramente anche le famiglie durante la prossima stagione invernale.

Il governo prova a tamponare
La Cgia riconosce che il governo Meloni sia intervenuto rapidamente con il cosiddetto “Decreto Bollette”, ma giudica le misure insufficienti rispetto alla dimensione dello shock energetico. Il pacchetto vale circa 5 miliardi di euro, ben lontano però dai quasi 29 miliardi di rincari stimati.
Tra gli interventi previsti figurano il contributo straordinario fino a 115 euro per le famiglie economicamente più fragili, l’allargamento della platea dei bonus sociali, la riduzione degli oneri generali di sistema per le imprese e alcune misure per limitare la volatilità dei prezzi energetici.
Sul fronte dei carburanti, Roma ha introdotto un taglio delle accise di 20 centesimi al litro, successivamente ridotto a 5 centesimi per la benzina. Ma anche qui la misura appare temporanea e molto costosa per le casse pubbliche: circa un miliardo di euro al mese.
La richiesta a Bruxelles
Nel dossier della Cgia il vero convitato di pietra è però l’Unione Europea. Secondo l’associazione degli artigiani, Bruxelles non può continuare a restare spettatrice mentre gli Stati membri affrontano da soli la nuova emergenza energetica.
Le richieste sono precise: sospensione temporanea del Patto di stabilità, possibilità di tagliare l’Iva sulle bollette, introduzione di un tetto europeo al prezzo del gas e nuovi contributi sugli extraprofitti delle multinazionali energetiche.
C’è poi un tema che torna periodicamente nel dibattito europeo senza mai tradursi davvero in riforma: il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica. Secondo la Cgia è ormai una misura necessaria per evitare che ogni crisi geopolitica si trasformi automaticamente in una stangata per imprese e famiglie.



