Riboldi MAGAlomane
16:48 Sabato 09 Maggio 2026
Dicono che… alla Farnesina, tra vicepremier, feluche, governatore e casse di eccellenze enogastronomiche pronte al decollo transatlantico, ieri sia spuntato pure Federico Riboldi. E non pochi, vedendolo aggirarsi nel salone dove Antonio Tajani riceveva il Segretario di Stato americano Marco Rubio, si siano chiesti se per caso fosse stata convocata anche una conferenza internazionale sulla pressione arteriosa.
Perché ufficialmente l’occasione era la consegna dell’albero genealogico del capo della diplomazia stelle e strisce, con tanto di origini monferrine certificate dagli archivi ecclesiastici e civici di Casale Monferrato. A porgere pergamene e memorie di famiglia il governatore Alberto Cirio e il sindaco Emanuele Capra, accompagnati da un corredo degno di una fiera del gusto: Barbera, Grignolino, olio di Olivola, Krumiri e volumi su Leonardo Bistolfi e l’Accademia Filarmonica.
Ma i soliti maligni raccontano che il più emozionato non fosse Rubio nel riscoprire i trisavoli piemontesi, bensì Riboldi nel rientrare, almeno per qualche ora, nei panni del ras di Casale. Del resto, spiegano i suoi estimatori, mica poteva mancare. Non solo perché assessore alla Sanità – ruolo che lui stesso ha ribattezzato con la ben nota modestia in “capo della sanità del Piemonte” – ma pure da federale meloniano in qualità di vicesegretario regionale di Fratelli d’Italia e soprattutto di podestà ad honorem della capitale monferrina, titolo guadagnato sul campo dopo anni alla guida del municipio della sua città.
E così, mentre Cirio faceva il cerimoniere istituzionale e Tajani il padrone di casa, qualcuno giura di aver visto Riboldi presidiare la scena con l’aria di chi, da un momento all’altro, avrebbe potuto spiegare a Rubio pure dove mangiare gli agnolotti giusti e quale farmacia di turno scegliere in caso di jet lag.
I più perfidi, però, raccontano che il momento di massima tensione diplomatica non sia stato il confronto su Iran o Libano, ma il rischio che Riboldi iniziasse a illustrare personalmente a Rubio come sia riuscito a spacciare per “nuovi investimenti” i 209 milioni sottratti dai bilanci dei suoi colleghi assessori per tamponare il debito della Sanità. Operazione che, giurano a Palazzo Lascaris, meriterebbe direttamente un invito allo Studio Ovale, con Donald Trump pronto a nominarlo ministro federale del “Make Deficit Great Again”.



