POLITICA & SANITÀ

Visite a pagamento nel Cup. Tiremmolla sul nuovo piano 

Discussione in Conferenza delle Regioni sulla bozza presentata da Schillaci. "Governare la domanda anziché limitarsi ad aumentare l'offerta". Tutte le prestazioni in intramoenia gestite dal centro regionale (in Piemonte, se funziona e aspettando quello nuovo...)

Aumentare l’offerta senza governare adeguatamente la domanda non è la strada giusta per risolvere, o quantomeno attenuare, il problema delle liste d’attesa. Un assunto che sembra sconfessare l’efficacia – e forse non è solo un’impressione – di tutte quelle iniziative “emergenziali”, come le visite fuori dagli orari canonici, che finiscono per far spendere molto di più senza poi produrre risultati così eclatanti sui tempi che i pazienti sono costretti ad attendere per una visita o un esame.

A ribaltare lo schema seguito finora, incentrato soprattutto sull’organizzazione e sul potenziamento delle prestazioni offerte, concentrando invece precise linee d’azione sulla gestione della domanda di cure – dall’analisi dei fabbisogni al monitoraggio, passando per l’appropriatezza delle prescrizioni – è il nuovo Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa (Pngla), la cui bozza, che lo Spiffero ha avuto modo di leggere, è in discussione sul tavolo delle Regioni.

Una discussione animata, con posizioni anche molto distanti tra loro, se è vero – come trapela – che siano diversi i punti sui quali appare ancora lontana un’intesa che, comunque, nel rispetto della prassi della Conferenza delle Regioni, finisce sempre per chiudere ogni dossier, anche il più divisivo.

Maglie larghe e strette

Per semplificare, c’è chi vorrebbe maglie più larghe e maggiore libertà d’azione – anche in nome dell’autonomia degli enti – e chi, al contrario, vede nel testo predisposto dal ministero della Salute un necessario cambio di passo, sia pure ancora tutto sul piano degli intenti.

Tra le novità più rilevanti, e anche tra quelle che suscitano le maggiori perplessità, ce n’è una sulla quale non è difficile prevedere reazioni da parte dei soggetti interessati, a cominciare dal mondo medico. Si tratta dell’obbligo di includere nei Cup, i centri unici di prenotazione, tutte le agende, comprese quelle relative a visite ed esami erogati in libera professione, cioè a pagamento, dai professionisti dipendenti del servizio sanitario.

Come già avviene, in gran parte, per le strutture private accreditate, che da tempo hanno dovuto inserire le proprie agende nei sistemi informatici pubblici che gestiscono le richieste dei pazienti, il nuovo Pngla prevede che ciò accada anche per tutte le attività in intramoenia.

Intramoenia nel Cup

Qualunque visita o esame a pagamento effettuato da medici ospedalieri dovrà essere prenotato tramite il Cup e non più – come ancora non di rado accade – direttamente con il professionista o con la struttura esterna presso cui esercita la libera professione. Lo scopo, oltre a quello – per ora assai teorico – di semplificare le procedure per i pazienti, è anche quello di garantire un maggiore controllo su un’attività più che legittima, ma che deve mantenere un equilibrio rispetto a quella cosiddetta istituzionale, equilibrio che non sempre risulta rispettato.

I casi di Cuneo e Torino

Recenti sono i dati del rapporto Agenas, che indicano come la soglia del 50% rispetto all’attività istituzionale sia stata spesso superata. È il caso delle visite di chirurgia vascolare che, nel 2024, all’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo hanno raggiunto il 65%, oltrepassando non di poco il limite previsto.

Un monitoraggio costante, come quello che il nuovo piano punta a introdurre, dovrebbe anche evitare altre violazioni della normativa sulla libera professione, come quella che impone che l’intramoenia non risulti in passivo per l’azienda sanitaria in cui viene esercitata. Circostanza verificatasi alla Città della Salute di Torino, dove nel 2024 l’attività intramoenia avrebbe registrato un saldo negativo tra costi e ricavi pari a 402 mila euro.

Tempi lunghi

Il nuovo piano dovrebbe avere uno dei suoi pilastri nella piattaforma nazionale delle liste d’attesa, che a sua volta si è fatta parecchio attendere e non ha ancora mostrato pienamente i suoi effetti. Effetti che dovrebbero tradursi in un controllo costante e diretto dei tempi, non solo a livello regionale, ma anche nelle singole aziende sanitarie, per tutte le prestazioni inserite nel piano stesso.

Da un lato c’è l’annosa e dibattuta questione dell’appropriatezza delle prescrizioni effettuate dai medici di famiglia e dagli specialisti; dall’altro, e non meno complessa, c’è quella del funzionamento dei Cup. Nota dolente in più di una regione e vero e proprio tallone d’Achille in Piemonte, il sistema delle prenotazioni resta ancora oggi uno dei colli di bottiglia più difficili da superare per i pazienti.

Gli annunci sull’entrata in funzione del nuovo sistema piemontese ormai non si contano più, così come le motivazioni addotte per giustificare i ritardi. Il nuovo Pngla è destinato a restare in vigore fino al 2028. Chissà se, per quella data, il Piemonte avrà finalmente un Cup nuovo e – si spera – davvero efficiente, capace di gestire anche le agende delle visite a pagamento.

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