Un nuovo "preambolo"
Giorgio Merlo 10:00 Giovedì 14 Maggio 2026
Quando parliamo di “preambolo” nella politica italiana il pensiero corre immediatamente alla Dc, al suo congresso nazionale del 1980 e, appunto, all’ormai celebre “preambolo” scritto di pugno dal leader della sinistra sociale di Forze Nuove, Carlo Donat-Cattin, che metteva fine a potenziali alleanze di governo con il Pci di Berlinguer. Fu una svolta politica di grande importanza perché aprì una nuova fase nella storia politica e democratica del nostro paese.
Ora, e senza rivangare quello storico e cruciale “preambolo” di Donat-Cattin, credo che oggi si renda necessario un altro “preambolo”. Di minor impatto storico, forse, ma politicamente altrettanto importante ed incisivo. Ovvero, un “preambolo” contro gli estremismi, i radicalismi e i populismi. Certo, si tratterebbe di una sostanziale “rivoluzione” nella cittadella politica contemporanea perché cambierebbe d’incanto le dinamiche concrete della diabetica democratica nel nostro paese. Come ovvio, e persino evidente, un “preambolo” anti-estremista e anti-populista dipende esclusivamente dalla volontà politica degli attuali attori politici in campo. Una iniziativa che dovrebbe registrare un rinnovato protagonismo delle forze democratiche che respingono alla radice qualsiasi deriva massimalista, estremista e populista. Ma, appunto, si tratta di una iniziativa che dipende esclusivamente dai partiti che si fregiano dell’aggettivo democratico. Anche perché la democrazia quasi statutariamente è alternativa alla degenerazione massimalista, estremista e soprattutto populista. E in un contesto politico caratterizzato da una sempre più insopportabile radicalizzazione del conflitto politico e da una persin inguardabile polarizzazione ideologica, recuperare una postura democratica, riformista e forse anche costituzionale è la vera scommessa con cui i partiti si confrontano. Ed è perfettamente inutile fingere che le due attuali coalizioni maggioritarie non hanno al loro interno, purtroppo, il virus populista ed estremista che mina alla radice la stessa credibilità politica e programmatica dei progetti delle rispettive alleanze.
Ed è per queste ragioni, semplici ma oggettive, che oggi serve un “preambolo”. Ma si tratta di un “preambolo” democratico e oserei dire quasi costituzionale. Anche perché la qualità della democrazia, la credibilità delle istituzioni democratiche e la stessa efficacia dell’azione di governo rischiano di essere messe definitivamente in discussione dal prevalere del disvalore e della deriva populista ed estremista. E proprio su questo versante misureremo la maturità, la coerenza e il coraggio delle forze democratiche attualmente presenti nella società italiana. Se, al contrario, dovessimo prendere atto che al populismo non c’è un argine e l’estremismo è destinato a segnare la costruzione dei rispettivi progetti politici, allora non ci sarebbe che rassegnarsi ad una deriva profondamente e strutturalmente antidemocratica. Con tanti saluti a qualsiasi progetto riformista ispirato ad una vera e credibile cultura di governo.
Ed è per questi motivi che oggi serve un “preambolo” anche se, purtroppo, i Donat-Cattin li possiamo solo più leggere nei resoconti e nelle cronache della storia democratica del passato del nostro paese come espressione concreta e come leader del cattolicesimo popolare e sociale italiano.


