Pnrr Sanità, corsa contro il tempo. In Piemonte incubo da 100 milioni
Stefano Rizzi 07:00 Venerdì 15 Maggio 2026Entro fine mese dovranno essere certificate le strutture finanziate. Per la Corte dei Conti la situazione nazionale è in linea con i target (ma è una media a campione). La regione deve avere pronte 71 case di comunità su 91 e 22 ospedali su 30
L’effetto boomerang del Pnrr incombe sui conti della sanità piemontese. Se la Corte dei Conti, analizzando una serie di situazioni campione, osserva che a livello nazionale il quadro complessivo sullo stato di realizzazione delle opere appare in linea con i tempi previsti, ciò non significa che nel Paese non vi siano ritardi compensati, nella media, da procedure virtuose in cui i tempi sono stati addirittura più brevi del previsto.
Ed è proprio lo stare da una parte o dall’altra del crinale segnato dalle scadenze fissate a fare una differenza che, in caso negativo, sarebbe estremamente pesante sotto il profilo finanziario. Il Mef, insieme al Ministero della Salute, ha ribadito in più occasioni alle Regioni che, nel caso in cui non venga raggiunto l’obiettivo assegnato, dovranno accantonare le somme relative ai costi delle opere finanziate con i fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Fondi che, come noto, sono vincolati proprio al rispetto dei target fissati.
I numeri del Piemonte
Nel caso del Piemonte questi obiettivi hanno numeri precisi che negli uffici del grattacielo vengono monitorati – e sollecitati – con l’avvicinarsi della scadenza delle verifiche fissata a fine mese. Per quella data dovrà essere certificata, da enti terzi incaricati dalle Asl, l’operatività di almeno 71 Case di comunità su 91 e di 22 Ospedali di comunità su 30.
Nel caso in cui questa soglia non venisse rispettata, si aprirebbe uno scenario che forse non è eccessivo definire da incubo per le finanze della sanità regionale e, di conseguenza, per la stessa Regione. Il conteggio di un ipotetico — ma non del tutto escludibile, ad oggi — accantonamento girerebbe attorno ai 100 milioni di euro. Praticamente la metà della cifra che, a fatica e non senza strascichi di critiche, si è appena dovuta raggranellare da altri capitoli di bilancio per coprire il disavanzo della sanità nel 2025.
Un conto da 100 milioni
Mettere in conto di dover trovare un altro bel po’ di milioni a copertura, o comunque a garanzia, di spese che potrebbero non essere riconosciute e quindi coperte dal Pnrr, è l’ennesima spada di Damocle su un servizio sanitario dove la questione delle risorse – al di là di rappresentazioni forse eccessivamente ottimistiche e tranquillizzanti – continua a gravare come un enorme macigno. Un peso che diventerebbe ancora più difficile da sostenere nel caso in cui, tra pochissime settimane, si scoprisse che quel traguardo non è stato raggiunto.
Un paio di mesi fa, lo scorso 10 marzo, rispondendo ad alcuni question time, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi aveva delineato la situazione spiegando che “49 Case di comunità saranno operative entro maggio e ulteriori 20 entro giugno, con il completamento delle restanti entro la fine del 2026” e che, per quanto riguarda le altre strutture, “sono 17 gli Ospedali di comunità che entreranno in funzione entro giugno 2026, con ulteriori attivazioni nel corso dell’anno”.
Previsioni che all’epoca rispettavano gli obiettivi, ma che la mancata risposta dell’Unione Europea ad alcune deroghe richieste dall’Italia, insieme a un ulteriore giro di vite su numeri e tempi da parte di Bruxelles, hanno aggiornato il quadro alle cifre attuali con cui deve fare i conti la sanità piemontese.
Nelle mani delle Asl
Da qui la corsa contro il tempo, che ormai è davvero poco. Tra cantieri da terminare, attrezzature da collocare e, soprattutto, personale da trovare, anche la data del 30 giugno – quando al ministero dovranno già essere arrivate le relazioni e i dati certificati da ciascuna Regione – appare molto vicina. Forse troppo.
Non meno di quello delle opere edilizie, il nodo del personale resta intricato e di difficile soluzione. Il fronte ancora aperto con i medici di famiglia che dovranno prestare servizio nelle Case di comunità, la carenza di infermieri e altri problemi irrisolti sono testimoniati da quello che presumibilmente si paleserà, in più di un caso, come il ricorso a cooperative, società di servizi e liberi professionisti per evitare che Case e Ospedali di comunità restino scatole vuote. E per di più con il conto da pagare interamente con soldi della Regione. Soldi che non ci sono.



