LA SACRA RUOTA

Stellantis made in China: accordo da un miliardo con Dongfeng

Mentre i gruppi cinesi studiano come mettere piede nelle fabbriche europee sottoutilizzate, rafforza l'asse con Wuhan. Dal 2027 nuovi modelli elettrici Peugeot e Jeep destinati anche ai mercati globali. Sullo sfondo le indiscrezioni su Maserati, Huawei e Jac Motors

Mentre in Europa si continua a discutere di dazi, dumping e concorrenza, i costruttori cinesi osservano con crescente interesse le fabbriche sottoutilizzate del Vecchio Continente. Un obiettivo mai nascosto e più volte dichiarato dagli stessi gruppi asiatici, pronti a sfruttare la crisi produttiva dell’automotive europeo per mettere piede negli stabilimenti rimasti a mezzo servizio, dall’Italia alla Francia.

E proprio mentre si attende di capire quando e in che modo questa offensiva industriale prenderà davvero forma, Stellantis compie una mossa che va nella direzione opposta: rafforza l’asse con Dongfeng e investe in Cina oltre un miliardo di euro per produrre veicoli elettrici Peugeot e Jeep destinati non soltanto al mercato interno, ma anche all’export globale. Un’operazione che conferma plasticamente il nuovo equilibrio dell’auto mondiale: l’Europa teme l’invasione cinese, ma intanto sono i grandi gruppi europei a correre verso Pechino per inseguire tecnologie, piattaforme e competitività sull’elettrico.

Un miliardo per Wuhan

L’intesa annunciata oggi prevede la produzione congiunta di modelli elettrici Peugeot e Jeep nello stabilimento Dongfeng Peugeot Citroën Automobile (Dpca) di Wuhan, cuore industriale della provincia di Hubei. Un’operazione che va ben oltre la semplice collaborazione industriale e che rappresenta un nuovo tassello nella strategia asiatica di Stellantis, sempre più costretta a rincorrere sul terreno dell’elettrico la velocità dei costruttori cinesi.

Il progetto vale oltre 8 miliardi di yuan, circa un miliardo di euro. Di questi, Stellantis metterà sul tavolo circa 130 milioni. Il resto arriverà sfruttando anche le politiche industriali favorevoli della municipalità di Wuhan e della provincia di Hubei, da anni impegnate a trasformare l’area in uno dei poli strategici dell’auto elettrica cinese.

Dal 2027 la joint venture Dpca produrrà inizialmente due nuovi veicoli Nev (New Energy Vehicle) a marchio Peugeot. Modelli pensati per il mercato cinese ma anche per l’esportazione internazionale, con un design ispirato alle concept car presentate al Salone dell’Auto di Pechino 2026. Parallelamente partirà anche la produzione di due fuoristrada elettrici Jeep destinati ai mercati globali.

Una mossa che segna il ritorno operativo del marchio americano in Cina dopo anni difficili e che conferma come Stellantis stia cercando di usare la piattaforma industriale cinese non più soltanto per presidiare il mercato interno, ma come hub produttivo mondiale.

La lunga marcia con Dongfeng

In realtà la partnership fra i due gruppi non nasce oggi. Dongfeng e l’ex Psa collaborano da 34 anni. Una relazione sopravvissuta persino alla fusione che ha portato alla nascita di Stellantis e alla successiva riorganizzazione dell’azionariato attorno alla galassia Elkann. Ora però il salto di qualità appare evidente. Nell’accordo compare infatti anche una “intesa strategica non vincolante” per rafforzare ulteriormente la cooperazione industriale e tecnologica, facendo leva su ricerca, sviluppo e capacità produttive condivise. Il che significa non solo auto prodotte in Cina per l’export, ma potenzialmente anche tecnologie e piattaforme cinesi sempre più integrate dentro il sistema produttivo europeo del gruppo.

Antonio Filosa, ceo di Stellantis, ha parlato di “veicoli completamente nuovi, dotati di tecnologie all’avanguardia sull’elettrico”, sottolineando come la collaborazione sia destinata “a rafforzarsi ulteriormente nel tempo”. Dall’altra parte Qing Yang, presidente di Dongfeng Group, ha rivendicato il ruolo strategico dell’operazione: “L’integrazione dei punti di forza industriali della provincia di Hubei, dei vantaggi derivanti dalla presenza globale di Stellantis e delle tecnologie avanzate di Dongfeng nel campo dei veicoli elettrici intelligenti apre un nuovo percorso basato su sinergie complementari e vantaggi condivisi”.

Cassino, Torino e il convitato cinese

Ed è qui che iniziano le domande più delicate per l’Europa. Perché se oggi sono Peugeot e Jeep a essere prodotte in Cina, domani potrebbe avvenire anche il percorso inverso. Non è un mistero che Dongfeng abbia già visitato alcuni impianti italiani del gruppo, a partire da Cassino. E secondo indiscrezioni circolate negli ambienti automotive, emissari cinesi sarebbero passati anche da Torino per osservare da vicino il destino industriale dell’ex galassia Maserati.

Con gli stabilimenti europei di Stellantis sempre più sottoutilizzati e con la pressione competitiva cinese che cresce mese dopo mese, l’ipotesi di una produzione di modelli Dongfeng in Europa non viene più considerata fantascienza. Anzi. Potrebbe diventare uno degli strumenti per riempire linee produttive oggi semi-vuote senza dover affrontare i costi di nuovi impianti greenfield.

Maserati guarda a Oriente

E proprio Maserati potrebbe diventare il laboratorio più avanzato di questa nuova stagione sino-europea. Secondo indiscrezioni provenienti dalla stampa cinese, Stellantis starebbe trattando con Huawei e Jac Motors per sviluppare nuovi modelli elettrici destinati al Tridente. Il progetto ricalcherebbe il modello Hima (Harmony Intelligent Mobility Alliance), la piattaforma attraverso cui Huawei collabora già con diversi costruttori cinesi per realizzare vetture ad altissimo contenuto software.

Lo schema sarebbe chiaro: Huawei fornirebbe tecnologie, cockpit digitali e sistemi di guida assistita; Jac si occuperebbe dello sviluppo industriale e della produzione; Maserati metterebbe sul tavolo stile, design e posizionamento premium. Il primo modello potrebbe arrivare nella seconda metà del 2027 e verrebbe commercializzato in due varianti: Maextro per il mercato cinese e Maserati per i mercati internazionali.

Per Stellantis sarebbe soprattutto un disperato tentativo di rilanciare un marchio precipitato in una crisi profonda. Nel 2025 Maserati ha chiuso con circa 840 milioni di perdite e un crollo delle consegne globali da quasi 27 mila vetture nel 2023 a meno di 8 mila nel 2025. Emblematico il tonfo proprio in Cina: dalle 14.498 auto vendute nel 2017 – quasi il 30% delle vendite mondiali del marchio – alle poco più di mille immatricolazioni dello scorso anno.

Il nuovo equilibrio dell’auto mondiale

Dietro l’accordo fra Stellantis e Dongfeng c’è insomma molto più di una semplice joint venture. C’è il progressivo spostamento del baricentro tecnologico dell’automobile verso la Cina. E c’è soprattutto la presa d’atto, da parte dei grandi gruppi europei, che sull’elettrico il vantaggio accumulato da Pechino non può più essere ignorato.

Per anni l’industria occidentale ha esportato tecnologia in Oriente. Oggi accade il contrario. E il paradosso è che mentre Bruxelles discute di dazi contro le auto cinesi, i costruttori europei finiscono inevitabilmente per cercare proprio in Cina quelle piattaforme, quelle batterie e quel software necessari per restare competitivi. Con il rischio che, alla fine, le fabbriche europee sopravvivano sì. Ma parlando sempre più mandarino.