Stabilicum, FdI marca stretto gli alleati. Malan: "In Aula la prova dei fatti"
Stefano Rizzi 07:00 Martedì 19 Maggio 2026La premier spinge sulla nuova legge elettorale. Lega e FI temono di uscire penalizzati. Per il capogruppo meloniano al Senato "dai vertici di maggioranza posizione compatta, ma le leggi si fanno in Parlamento". Tempi stretti: "Alla Camera prima della pausa estiva"
“C’è stato un vertice del centrodestra in cui ci si è trovati d’accordo nel portare avanti questo testo. Vedremo alla prova dei fatti, in commissione alla Camera”. La prova dei fatti di cui parla Lucio Malan, rispondendo a una domanda sul percorso della nuova legge elettorale, è anche – e forse soprattutto – quella della reale compattezza della maggioranza quando in ballo ci sono i seggi in Parlamento.
Per ragioni diverse, sia la Lega sia Forza Italia non sembrano mostrare particolare entusiasmo per lo Stabilicum che, invece, Fratelli d’Italia continua a spingere con crescente convinzione, tanto che ormai c’è chi lo ribattezza “Melonellum”. E poi, naturalmente, c’è il campo largo, apertamente ostile, seppure anche da quelle parti con sfumature differenti (e forse con inconfessabili gradimenti verso la proposta della premier) tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein.
Al netto del nodo preferenze — che tutti, a parole, giurano di voler mantenere, ma su cui gli alleati di Giorgia Meloni continuano a mostrarsi assai tiepidi — nel centrodestra si è aperto un altro fronte. Forza Italia chiede di cancellare il listone nazionale da 70 nomi e tornare al meccanismo del Porcellum: ogni partito attingerebbe alle proprie liste proporzionali circoscrizionali. Anche perché quel listone unico viene considerato una mina sul piano costituzionale. La Consulta, con la sentenza del 2014, ha sì ammesso liste bloccate, ma “brevi”. E una lista nazionale da 70 candidati difficilmente potrebbe rientrare in quella definizione.
A frenare qui è però la Lega. I parlamentari salviniani fanno notare che il listone di coalizione consentirebbe al socio di minoranza – il Carroccio – di negoziare con il partito egemone, Fratelli d’Italia, una quota di eletti ben superiore al proprio peso reale nei sondaggi. Dopo aver già incassato la rinuncia ai collegi uninominali, per Salvini sarebbe una concessione eccessiva. Un rebus politico e tecnico che leader ed esperti del centrodestra proveranno a sciogliere.
Non proprio un clima tranquillo quello che precede i passaggi parlamentari, senatore Malan. Siete ancora convinti che la vostra tesi sulla necessità di dare al Paese una nuova legge elettorale, capace di garantire stabilità al governo, regga agli attacchi degli avversari e ai malumori interni alla coalizione?
“Noi siamo e restiamo convinti dell’opportunità di una legge che dia la possibilità a chi vince, con un’adeguata percentuale, di governare”.
La soglia è fissata al 40%. Resterà così?
“Potrebbe anche essere modificata, non è scritta sulla pietra”.
Lei sa benissimo che il campo largo, fin dall’inizio, vi accusa di voler costruire un sistema elettorale che vi garantisca la vittoria proprio perché siete in difficoltà. Una tesi che, soprattutto dopo il referendum, non è semplice da contrastare.
“La possibilità di governare vincendo con un’adeguata percentuale, come dicevo prima, vale per il centrodestra così come per il campo largo o per qualunque altra coalizione. Trovo curioso che si dica che vogliamo questa legge perché abbiamo paura di perdere le elezioni”.
Perché?
“Perché, se così fosse, non dovremmo fare una legge che assegna un premio agli avversari in caso di vittoria”.
C’è ancora spazio, secondo lei, per un’apertura nei confronti delle opposizioni, che in questi giorni stanno ragionando su come agire con gli emendamenti al testo?
“Con le opposizioni auspichiamo un dialogo. A nostro parere dovrebbero avere interesse, tanto più che continuano a dire che ci batteranno, che abbiamo perso il referendum e che siamo allo sbando”.
Se restasse l’attuale sistema, il centrosinistra ne sarebbe avvantaggiato?
“Al Senato abbiamo 115 seggi su 205. Con la legge attuale difficilmente loro potrebbero andare oltre i 102, a meno che…”
A meno che?
“Il loro vero obiettivo sia quello di fare il grande pateracchio, con la scusa di qualche emergenza, e dare all’Italia ancora una volta un governo non espressione degli elettori, senza sapere in quale direzione andare. Quei governi dove, per accontentare tutti, si fa uno sbaglio di sinistra e uno di destra senza fare politica”.
Tempi stretti per portare a casa il nuovo sistema elettorale. Quali date ha in agenda?
“Bisognerebbe arrivare all’approvazione alla Camera almeno prima della pausa estiva, in modo che il Senato possa completare il lavoro alla ripresa autunnale. Ormai siamo alla fine di maggio: abbiamo due mesi e mezzo per la Camera e altrettanti per il Senato, da quando riprenderanno i lavori. È vero, i tempi sono stretti, ma va ricordato che il testo è stato presentato a marzo e che se ne parla da tempo. Quindi nessun colpo di mano, come qualcuno paventa”.
Temete ostruzionismo da Pd, Cinquestelle, Avs e dal resto dell’opposizione?
“Speriamo di no. Ripeto: è interesse di tutti avere regole chiare. E voglio ricordare che Fratelli d’Italia fu l’unica forza politica a non votare, nel 2017, l’attuale legge elettorale, ma senza fare ostruzionismo”.
Torniamo a ciò che si muove nel centrodestra e che potrebbe creare più di un problema con i vostri alleati. Se la sente di escludere tensioni, anche pesanti, con Forza Italia e Lega?
“Nei vertici è emersa una posizione unitaria. Poi le leggi, più che nei vertici, si fanno in Parlamento e vedremo. Noi ci aspettiamo che quanto è stato detto negli incontri venga confermato e attuato sia alla Camera sia al Senato”.



