Il Celeste Impero di Frascisco, ultima dinastia dei mandarini al vertice della Regione Piemonte
12:00 Martedì 19 Maggio 2026Tramonta l'idea della grande riorganizzazione. Il "quasi" segretario generale prepara la successione dinastica e spinge Fenu a numero uno della macchina burocratica. Deluso De Leo, mentre Cirio continua a fare l'opossum: fingersi morto per scansare i problemi
Altro che rivoluzione del Grattacielo. Altro che grande riordino della macchina della Regione Piemonte dopo l’uscita di scena di Elena Chiorino, indicata come il principale ostacolo ai piani di ristrutturazione dell’assessore Gian Luca Vignale. Al quarantesimo piano del Palazzo della Regione, più che il vento del cambiamento sembra soffiare quello della continuità dinastica. Con tanto di sovrano uscente, delfina designata e cortigiani in agitazione.
Perché se qualcuno ancora adombra la possibilità che il “quasi” segretario generale della Giunta regionale – figura introdotta durante il governo di Sergio Chiamparino e abolita nel 2020 – Paolo Frascisco possa trattenersi fino a dicembre 2026 ritirando la domanda di pensione presentata all’Inps, si racconta invece che il mega-direttore, classe 1958, stia lavorando con grande zelo alla propria successione. Più Augusto che burocrate, più imperatore romano che dirigente pubblico: il successore, si mormora, dovrebbe essere scelto direttamente dal sovrano uscente.
E così prende quota uno scenario assai diverso da quello trapelato nei giorni scorsi, quando si parlava dello spacchettamento della mastodontica Direzione della Giunta regionale – dodici settori infilati dentro come un minestrone amministrativo – con la creazione di una direzione autonoma del personale da affidare ad Andrea De Leo e l’ipotesi di un ruolo di raccordo forte tra i direttori, magari cucito addosso a Giovanni Lepri, l’uomo dei conti considerato una delle colonne portanti della macchina regionale.
La successione dinastica
Macché. Secondo i nuovi rumors, il “Quasi Segretario” avrebbe convinto il quarantesimo piano che quella Direzione non sia affatto un pot-pourri tenuto insieme con una punta di colla e molta presunzione, ma un raffinato equilibrio da preservare. Nessun ridisegno, nessuna rivoluzione, nessun coordinamento forte. Tutto resti com’è.
La corona, in questo schema, finirebbe sulla testa di Giuliana Fenu, dirigente di lungo corso e di rito ciellino, oggi alla guida delle Attività produttive. Una soluzione che avrebbe molte virtù per il sistema di potere del Grattacielo: consentirebbe di non ammettere l’attuale assetto pletorico della Direzione della Giunta, lascerebbe la scelta della successione nelle mani dello stesso Frascisco, eviterebbe di creare ostacoli all’ex portavoce del presidente ed attuale capo di gabinetto Josè Urso e, soprattutto, non richiederebbe alcuna modifica della legge organizzativa regionale n. 23 del 2008.
Il tutto, naturalmente, in perfetta coerenza con l’ormai celebre accostamento tra il governatore Alberto Cirio e l’opossum: animale noto per la tanatosi, ovvero quella strategia di difesa (in)volontaria che consiste nel fingersi morto finché il pericolo non passa. Nel dubbio, immobilità assoluta.
Certo, la probabile erede designata dal sovrano uscente dovrebbe forse diventare un po’ più stanziale. Perché nei corridoi regionali c’è chi ironizza sulla sua notevole inclinazione agli spostamenti, tanto da evocare la concorrenza con l’insuperabile vagabondo Alessandro Ciro Sciretti, già presidente di Edisu e di recente approdato a Ires Piemonte.
Chi sale e chi scende
E alle Attività produttive chi andrebbe? Anche qui le quotazioni oscillano. I nomi che circolano sono quelli di Michelina Di Candia, attuale responsabile del settore “Programmazione economico-finanziaria e raccordo giuridico-amministrativo”, oppure di Paolo Furno, oggi alla guida del settore “Promozione dello sviluppo economico e accesso al credito per le imprese”.
Molto meno sereno, raccontano, sarebbe invece Andrea De Leo. L’ipotesi di vedersi sfumare la direzione del personale dopo essere stato indicato come uomo chiave della nuova organizzazione avrebbe lasciato parecchia amarezza. Soprattutto nei confronti dello stesso Frascisco, che De Leo avrebbe sempre servito con stima e fedeltà, senza però raccogliere oggi eguale riconoscenza.
Del resto, sparita dalla scena Elena Chiorino – la vicepresidente meloniana travolta insieme a Andrea Delmastro dal caso “Bisteccheria d’Italia” – è cambiata anche la grammatica politica del Grattacielo. Tramontata l’idea di una riorganizzazione vera e di un coordinamento robusto tra direttori, il nuovo motto pare essere la versione casareccia del Gattopardo: se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che nulla cambi. Più che una partita a scacchi, una lunghissima strategia di arrocco. L’importante è non scoprire il re e trascinare tutti alla patta.



