"Forza Italia non farà giochetti né barricate". Per Costa la parola è legge (elettorale)
Davide Depascale 17:34 Martedì 19 Maggio 2026Il neocapogruppo azzurro alla Camera allontana i sospetti che aleggiano sul suo partito e punta il dito verso il campo largo: "Non si siedono al tavolo perché litigherebbero tra di loro". L'obiettivo è approvare la riforma in prima lettura entro l'estate
Garantire la governabilità, assicura Enrico Costa, è la priorità assoluta. Eppure, attorno alla nuova legge elettorale, nei capannelli della maggioranza circola un sospetto che riguarda proprio Forza Italia: che dietro le discussioni tecniche su listoni, preferenze e scorrimento delle liste ci sia anche la volontà azzurra di non restare schiacciata sotto l’egemonia meloniana e di tenersi aperto qualche margine di manovra per il futuro. Perché, in politica, il pareggio che ufficialmente tutti esorcizzano spesso diventa la condizione ideale per chi vuole tornare centrale. Da poco nominato capogruppo a Montecitorio come da volontà di “rinnovamento” di Marina Berlusconi, Costa prova però a spegnere retroscena e diffidenze: «Nessuna frizione, l’obiettivo è approvare la riforma alla Camera entro l’estate».
Onorevole Costa, non si rischia un effetto boomerang con questa legge elettorale? In una fase così delicata, le opposizioni hanno gioco facile nel sostenere che le priorità siano altre.
«Credo che garantire la stabilità di un esecutivo, insieme alla certezza di una maggioranza coesa e omogenea, sia un valore fondamentale per rafforzare la credibilità del nostro Paese e i suoi rapporti internazionali. Fare in modo che un governo non sia sottoposto a continue fibrillazioni significa garantirne la continuità programmatica, soprattutto dopo aver visto diverse maggioranze infrangersi per dinamiche parlamentari. Chi si oppone a questa riforma dovrebbe quindi spiegare perché preferisce il pareggio alla possibilità di assicurare un percorso di governabilità. Ma, in realtà, capisco il centrosinistra: non essendo nelle condizioni di presentare una proposta programmatica omogenea e credibile, preferisce tenersi le mani libere. Dire poi che la legge elettorale non sia una priorità mi sembra una cantilena stonata».
Un’altra obiezione che vi viene rivolta è quella di voler cambiare le regole del gioco a vostro piacimento, a ridosso della scadenza della legislatura.
«Già prima che iniziasse la discussione abbiamo pensato di confrontarci con le forze di opposizione, ma dal campo largo ci hanno risposto picche, in modo del tutto pregiudiziale. E mi è anche chiaro il motivo: se si fossero seduti attorno a un tavolo avrebbero litigato subito tra loro, visto che anche su questo tema procedono in ordine sparso. Abbiamo invece incontrato Matteo Richetti di Azione, Luigi Marattin del Partito Liberaldemocratico, oltre ai rappresentanti delle minoranze linguistiche. Loro continuano a ritenere che il bipolarismo non funzioni e spingono verso il proporzionale. In questo senso, a loro conviene mantenere il Rosatellum».
Ma non vede qualche spiraglio di dialogo? Dario Franceschini, qualche giorno fa, ha fatto intendere che l’Aventino non convenga al centrosinistra.
«Vedremo nella fase emendativa, al termine delle audizioni, se il loro atteggiamento aprioristico di rifiuto sarà cambiato. Per quanto ci riguarda, la porta verso le opposizioni è sempre aperta, anche se devo dire di aver percepito un netto diniego politico da parte loro: vogliono dare l’idea di una maggioranza che procede a tappe forzate. Ma è un modo per nascondere le loro divisioni interne».
D’altra parte, però, è innegabile che anche all’interno del centrodestra ci siano divergenze. Penso alla proposta di Forza Italia di determinare gli eletti derivanti dal premio di governabilità attraverso lo scorrimento delle liste dei singoli partiti, anziché attingendo dal listone circoscrizionale di coalizione. Non è anche quello un modo per tenersi le mani libere?
«Non direi. Si tratta di proposte che hanno già funzionato ad altri livelli. Noi crediamo che lo scorrimento delle liste funzioni meglio di un premio rigido attraverso il listone. Ma abbiamo semplicemente portato questa riflessione al tavolo della maggioranza e ci rimettiamo all’esito del confronto. Per noi l’importante è garantire l’impianto della legge: non ci metteremo certo a fare barricate su questo punto, così come una riflessione ci sarà anche sul tema delle preferenze, sollevato da altre forze della maggioranza. Ci sono diverse proposte migliorative, sulle quali troveremo una sintesi».
Pacta sunt servanda, quindi. Non vede invece la tentazione, da parte di qualche forza politica, di far saltare il tavolo rimescolando le carte magari all’ultimo momento, con un blitz in Aula?
«Tendo a escluderlo. Su questo tema vedo una convergenza assoluta: si va avanti e non ravviso alcun elemento di frizione. Come detto, ci sono punti di discussione, ma la governabilità è l’elemento assorbente. E abbiamo tutti un obiettivo comune, peraltro alla portata: chiudere l’esame alla Camera entro l’estate, garantendo comunque un dibattito ampio. Se i parlamentari del campo largo vogliono partecipare alla scrittura di questa legge, anziché limitarsi a polemiche strumentali, sanno dove trovarci».



