"Per la Lega un sacrificio in nome della governabilità". Molinari ingoia lo Stabilicum e chiude a Vannacci
Davide Depascale 07:00 Mercoledì 20 Maggio 2026Il capogruppo del Carroccio alla Camera e segretario del partito in Piemonte non si nasconde e riconosce che l'eliminazione dei collegi potrebbe penalizzare il suo partito. E sbarra le porte al generale: "Lui nella coalizione di centrodestra? Non esiste"
«Questa riforma ci penalizza, ma è un sacrificio che siamo disposti a fare in nome della governabilità». Il deputato alessandrino Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera nonché segretario piemontese del Carroccio, non nasconde che l’eliminazione dei collegi uninominali riduca ulteriormente il potere negoziale del partito guidato da Matteo Salvini all’interno della coalizione, incidendo soprattutto al Nord, dove si concentra il consenso leghista. E sul generale Roberto Vannacci, che ieri ha sottratto loro un altro parlamentare arruolando Laura Ravetto in Futuro Nazionale, è categorico: «Nel centrodestra non deve esserci spazio per uno come lui».
Onorevole Molinari, per l’opposizione questa legge elettorale non è una priorità. Ma anche per voi non sembra un grande affare, non trova?
«Noi della Lega abbiamo sempre detto che, per quanto ci riguarda, non si tratta di una questione prioritaria. Ma al tempo stesso siamo in una coalizione e capiamo l’esigenza della presidente Meloni di evitare la palude che deriverebbe dalla composizione di un Parlamento senza una chiara maggioranza. E aggiungo che l’opposizione dovrebbe fare pace con se stessa: ogni giorno ripete di essere in vantaggio nei sondaggi, ma poi si oppone a una legge di questo tipo, pensata per garantire la governabilità».
Quindi, sostanzialmente, è d’accordo con loro.
«Guardi, si può anche convenire sul fatto che non sia una priorità, ma è certamente un tema che va affrontato. Se dovessimo guardare esclusivamente al nostro interesse, è evidente che i collegi uninominali rappresentino un vantaggio per un partito radicato sul territorio come la Lega e che dunque ne saremmo penalizzati. Ma la governabilità viene prima».
Certo che essere ulteriormente penalizzati dopo la scissione di Vannacci e il relativo calo di consensi non è proprio il massimo.
«Sono le responsabilità di governo a portare anche a un calo di consenso, ma credo che la responsabilità di governare vada portata fino in fondo. Per questo, coerentemente, dico che se la soluzione per garantire la governabilità è questa, pur sapendo che la Lega è il partito che ha più da perdere da una riforma elettorale di questo tipo, è un sacrificio che siamo disposti a fare. Per quanto riguarda Vannacci, è stata una fortuna che abbia lasciato il partito».
Addirittura una fortuna?
«Certo, perché è servito a chiarire le posizioni. Vannacci ha posizioni estremiste di destra che non hanno nulla a che vedere con la storia della Lega: centralismo, nazionalismo, nostalgia del fascismo. Gridare alla remigrazione, con una proposta del tutto incostituzionale, non ha nulla a che fare con il nostro partito».
Però potete continuare a essere alleati, restando nella stessa coalizione.
«Per quanto mi riguarda, questa possibilità non esiste. Non può esserci alcuno spazio per lui in una coalizione di centrodestra che veda la presenza della Lega».
Intanto ieri ve ne ha portato via un’altra.
«Ci ha portato via una che era in Forza Italia, si è sempre professata liberale e ora è passata con chi inneggia alla X Mas. Lascio ai lettori ogni valutazione».
Questo governo andrà avanti fino alla scadenza naturale della legislatura? Giorgia Meloni sembra tentata dall’idea di staccare la spina in autunno.
«La presidente Meloni ha detto che vuole andare fino alla fine e non ho motivo di non crederle. Poi sappiamo bene che generare una crisi di governo da soli è complicato. Mi sembra più una suggestione di certa stampa che un’ipotesi realmente sul tavolo».



