POLITICA & SANITÀ

"Non siamo al traino della Cgil".
Cisl e Uil si sfilano dalla marcia

I due sindacati confederali non seguono Airaudo e sabato non scenderanno in piazza dietro le parole d'ordine del Comitato per il diritto alla salute. "L'unica via è il confronto", dice Caretti. Cortese: "Questione di metodo, non facciamo gli utili idioti di nessuno"

Un’assenza motivata più da questioni di metodo che di merito. Cisl e Uil non scenderanno in piazza a Torino sabato pomeriggio insieme alla Cgil per difendere la sanità pubblica e contestare le politiche della Regione Piemonte guidata da Alberto Cirio. Ma, spiegano, non si tratta affatto di un sostegno implicito all’assessore Federico Riboldi, bensì di una presa di distanza dalla piattaforma raccolta sotto l’ombrello del Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure.

Un comitato guidato ed egemonizzato da Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte, il cui mandato è prossimo alla scadenza e al termine del quale potrebbe esserci, secondo alcuni, un ritorno in Parlamento dopo l’esperienza dal 2013 al 2018 tra i banchi di Sel, la formazione di Nichi Vendola progenitrice di Avs. Partito che potrebbe persino pensare di candidarlo alla presidenza della Regione nel 2029. Gli altri sindacati confederali, però, non sembrano avere alcuna intenzione di stendere il tappeto rosso, ammesso e non concesso che un’ipotesi del genere esista davvero e non sia soltanto qualche veleno sparso qua e là per confondere.

Confederali divisi

«Non abbiamo aderito al Comitato già nel 2023, perché quando si è trattato di tirare le fila e fare tavolo comune la Cgil stava già lavorando per conto suo», è il commento polemico del segretario generale della Uil Piemonte Gianni Cortese, che aggiunge: «Noi della Uil non siamo abituati a inseguire né la Cgil né nessun altro sindacato».

Cortese evidenzia inoltre come le altre sigle che aderiscono alla manifestazione – a partire dall’Anaao-Assomed di Chiara Rivetti, a cui si aggiungono Aaroi, Fvm, Fassid, Fimmg, Smi e Sumai – si muovano secondo logiche differenti rispetto a quelle dei sindacati confederali: «Non è una questione di merito, ma bisogna decidere se costruire un tavolo comune oppure procedere con iniziative di tipo movimentista». Non è neppure marginale l’assenza degli infermieri il cui ordine, al contrario di quello dei medici guidato da Guido Giustetto, ha preso le distanze.

Parole condivise da Luca Caretti, segretario generale della Cisl Piemonte: «Per noi la confederalità resta un riferimento. Bisognerebbe chiedere alla Cgil perché abbia deciso di intraprendere un percorso di questo tipo». Dichiarazioni nette, che mettono nel mirino quello che viene percepito come l’eccessivo protagonismo di Airaudo, accusato nemmeno troppo velatamente di voler trasformare una vertenza sanitaria in una piattaforma politica personale.

Sanità da ripensare

Eppure, di motivi per protestare insieme ce ne sarebbero. «Abbiamo liste d’attesa con tempi vergognosi, case di comunità che rischiano di rimanere gusci vuoti se non vengono finanziate adeguatamente. Ma sono errori che risalgono almeno a vent’anni fa», spiega Cortese, che propone anche ricette alternative: «Serve una riorganizzazione del sistema sanitario regionale, a partire dalla creazione di strutture di prossimità in grado di filtrare l’accesso agli ospedali, che sono costantemente in affanno, oltre a una riflessione seria sul ruolo dei medici di base».

Anche su questo punto Caretti concorda con il collega della Uil, evidenziando la necessità di passare da un modello fondato sull’ospedalizzazione a uno centrato sulla domiciliarità: «La vera sfida non è reperire risorse aggiuntive, ma riformare un modello che non risponde più alle esigenze dei cittadini. I sindacati vengono considerati più conservatori del Vaticano, eppure negli ultimi trent’anni hanno cambiato radicalmente la propria struttura. Perché la Regione non può fare lo stesso?».

Una piazza che non risolve i problemi

Secondo Caretti, però, questi temi non possono essere affrontati attraverso una mobilitazione come quella di sabato, ma soltanto mantenendo aperto il confronto con le istituzioni regionali: «Il confronto è la strada migliore in una fase complessa come questa. Pur evidenziando le grandi criticità delle scelte compiute, quella del dialogo resta l’unica via percorribile. Non si possono semplicemente buttare in piazza questioni di questo tipo».

E avverte anche che il nodo va affrontato in una prospettiva più ampia, non limitata al solo aspetto socio-sanitario: «Il vero tema è capire come il Piemonte possa tornare a crescere. Senza crescita economica, il sistema sanitario non potrà essere sostenibile».

Doppio standard

Cortese rimarca infine come manifestazioni di questo tipo non venissero organizzate quando a governare la Regione erano giunte di centrosinistra, stigmatizzando quella che considera una certa dose di opportunismo da parte della Cgil: «Bisogna esserci in tutte le stagioni. Io mi ricordo bene quando, con Sergio Chiamparino, eravamo in piano di rientro», sottolinea il leader della Uil Piemonte.

«Siamo i primi sostenitori della sanità pubblica, ma serve coerenza: non siamo al soldo di nessuno e non facciamo gli utili idioti di nessuno». Insomma, nessuno, in via Pedrotti, ha voglia di fare da comparsa a una manifestazione percepita come troppo sbilanciata sul fronte politico e troppo poco su quello sindacale.

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