FINANZA & POTERI

Don Carlos della Mancha,
Intesa punta sulla Spagna

Messina guarda oltre i Pirenei e studia l'acquisto della madrilena Singular Bank: un'operazione da circa 300 milioni che rafforzerebbe il wealth management del gruppo. E Carlo V, invece di combattere nel pollaio italico, prova la via della reconquista finanziaria

C’è chi fa il Don Chisciotte del risiko bancario brandendo lancia e golden power contro i mulini a vento della finanza europea. E poi c’è Carlo Messina, alias “Carlo V”, che mentre tutti si azzuffano nel pollaio del credito italiano guarda oltre i Pirenei. Dritto verso Madrid. E forse verso una nuova conquista dell’impero di Ca’ de Sass.

Secondo il Financial Times, Intesa Sanpaolo starebbe preparando un’offerta per Singular Bank, boutique madrilena del wealth management controllata dal fondo americano Warburg Pincus. Prezzo richiesto: circa 300 milioni di euro. Offerta italiana attesa però sotto la valutazione chiesta dagli americani. Del resto, Carlo V non è tipo da pagare il biglietto intero. Più Granduca di Richelieu che Hidalgo spendaccione.

L’operazione avrebbe un peso ben superiore alle dimensioni dell’istituto iberico. Perché segnerebbe la prima vera incursione significativa di Intesa nel mercato bancario spagnolo, dove finora il gruppo torinese-milanese aveva mantenuto una presenza quasi notarile, limitata al corporate e investment banking. Ora invece il “monarca” sembra deciso a mettere piede direttamente nel salotto buono del patrimonio privato iberico.

E non è un dettaglio che Singular Bank gestisca circa 20 miliardi di euro di asset e abbia già inglobato nel 2021 le attività di wealth management di Ubs in Spagna. Un boccone che fa gola. Anche perché nel risiko europeo, dove tutti evocano fusioni transfrontaliere salvo poi fermarsi davanti ai veti politici e regolatori, le operazioni vere si contano sulle dita di una mano.

Così mentre in Italia infuriava la guerra bancaria degli ultimi diciotto mesi – tra l’assalto di Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca, il naufragio dell’offerta di Unicredit su Banco Bpm dopo l’intervento del governo e l’eterno teatrino del consolidamento nazionale – Carlo V se ne stava prudentemente sul trono, apparentemente immobile. Apparentemente. Perché il banchiere romano ha sempre preferito la diplomazia imperiale alle cariche di cavalleria.

In fondo il capo di Intesa non ha mai amato il risiko urlato. Machiavelli e Condottiero, più Filippo II che corsaro mediterraneo. E ora che il mercato italiano appare saturo di trappole politiche, golden power e suscettibilità romane, ecco l’idea di cercare fortuna nella terra di Cervantes. Dove magari i mulini a vento restano tali e non si trasformano in decreti governativi.

Resta da capire se l’operazione andrà davvero in porto. La procedura è competitiva, gli americani di Warburg Pincus puntano a massimizzare l’incasso e il dossier è ancora in fase di due diligence. Ma il segnale politico-finanziario è chiarissimo: mentre gli altri combattono guerre di posizione nel cortile italiano, Carlo V prova ad allargare l’impero oltre confine.

Del resto, dalle parti di Ca’ de Sass, più che il Don Chisciotte del credito preferiscono incarnare Carlo Magno. O, per restare in territorio spagnolo, un prudente Grande Inquisitore del wealth management europeo. Con meno folclore e molti più dividendi.

print_icon