Panem, crime & virus

Il sistema mediatico non perde occasione per creare tormentoni utili ad attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica e, al contempo, a distoglierla da temi scomodi per chi governa. Le ultime settimane, in particolare, sono state monopolizzate da due argomenti: lo “strano caso” dell’omicidio di Garlasco e la nave ostaggio dell’Hantavirus in cerca di un porto d’attracco.

I riflettori si sono accesi sul piccolo comune in provincia di Pavia per fornire resoconti dettagliati, sovente al limite del cinismo maniacale, su un’inchiesta aperta quasi 19 anni fa. Carta stampata e servizi televisivi non si sono limitati a dare notizie, ma hanno già formulato anche un verdetto. I media stanno replicando gli stessi strazianti meccanismi usati all’epoca per Alberto Stasi, indicato sin da subito nei talk show come l’assassino di Chiara Poggi, puntando oggi il dito contro Andrea Sempio e chiedendo, facendo un’inversione di marcia clamorosa, la riabilitazione dello stesso Stasi.

Le indagini si sono protratte troppo a lungo, con tempi che diventano un ostacolo al corretto esercizio del diritto alla difesa. La fame di audience, davanti a prove soprattutto indiziarie, ha creato l’ennesimo mostro da gettare in prima pagina, con buona pace per la Giustizia. Poco importa per quanto concerne i due decenni che separano l’atto criminale dalla sentenza definitiva: il popolo italiano (nel cui nome operano i tribunali) ha ormai sviluppato una flemmatica pazienza nell’attesa di scoprire i colpevoli di delitti ancora più gravi di quello compiuto a Garlasco.

Attese pluridecennali, infatti, hanno caratterizzato la difficile trafila per conoscere la verità giudiziaria su eventi che hanno sconvolto l’Italia, oltre ad aver annientato la vita a tantissime famiglie. Tra questi la vicenda Eternit, la cui inchiesta e il successivo processo hanno impegnato un iter di oltre 30 anni; la Strage di Piazza della Loggia, carneficina che ha atteso 43 anni per poter fare luce sui suoi mandanti; la Strage di Bologna, dove i parenti delle vittime hanno aspettato oltre 40 anni per conoscere i nomi di coloro che hanno ordinato l'attentato alla stazione centrale. L’efferato omicidio di Garlasco sembra rientrare nel novero delle vicende oscure, segnate da anomalie solitamente riservate ai delitti di matrice politica.

Nel momento in cui il focus su Andrea Sempio sembra esaurirsi, lasciando testate giornalistiche e telegiornali a corto di share, è spuntata all’orizzonte una nave da crociera posta in quarantena. Il terribile Hantavirus è diventato così il candidato ideale per alimentare la ribalta della “società dello spettacolo”, e oscurare al contempo il giornalismo di inchiesta con il suo bagaglio di scandali e scandaletti. Argomento perfetto per diffondere una “sana” dose di panico tra le persone, sebbene pericolosamente esposto a cortocircuiti comunicativi.

Il pubblico ha assistito infatti a un alternarsi di allarmi, che hanno generato ondate di paura, e smentite su una patologia che ha colpito pochissime persone in tutto il mondo: uno scenario ben diverso dal virus Ebola, che miete quotidianamente centinaia di vittime in Congo, e non solo. Purtroppo, i drammi dell’Africa vengono percepiti dall’Occidente come problemi lontani e le vittime sono spesso considerate sacrificabili, quindi non degne di risalto mediatico.

La diffusione del nuovo patogeno (nuovo per il pubblico, ma noto ai virologi) viene attribuita ai topi. Individuati gli untori, bisognerebbe però indagare sulle cause profonde dell’epidemia, magari mettendo sotto accusa la devastazione ambientale avvallata dai leader mondiali: dal proliferare delle guerre (la distruzione per antonomasia) alla deforestazione a favore dell’agricoltura intensiva, passando per gli allevamenti industriali in cui gli animali sono condannati a una fine orribile.

Il governo di Milei, ad esempio, pare non abbia dato l’attenzione dovuta ai giganteschi incendi che hanno divorato oltre 77.000 ettari di foreste e aree protette site tra l’Argentina (nel Parco Nazionale Los Alerces e nella provincia del Chubut) e il Cile. Questa catastrofe ecologica ha sconvolto la biodiversità locale. Le fiamme, alimentate da una grave siccità e spesso da roghi dolosi, hanno spinto gli animali sopravvissuti, topi inclusi, a fuggire verso i centri abitati.

La tutela dell’ambiente resta ai margini dell’informazione. Proteggere l’ambiente impone scelte economiche ed energetiche che contrastano con lo sfruttamento cinico delle risorse e degli animali. La speculazione industriale e finanziaria viaggia su binari opposti rispetto alla coesistenza pacifica con la Terra. Il ritorno dell’energia nucleare in Italia, nonostante ben due referendum popolari l’abbiano bocciata, dimostra come per il sistema di potere sia più “interessante” giocare con la speculazione che fermare i conflitti.

Mister Gate, il “Gatekeeper” che filtra il passaggio di alcune notizie scartandone altre, lavora a pieno ritmo e alla stessa velocità con cui regrediscono le nostre democrazie.

print_icon