LA SACRA RUOTA

FaSTLAne 2030, Stellantis prova il sorpasso globale

Sessanta miliardi di investimenti in cinque anni, 60 nuovi modelli e una drastica razionalizzazione dei marchi: ecco il piano targato Filosa. Il 70% delle risorse andrà a Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Riduzione della capacità produttiva europea di 800 mila unità

La Stellantis targata Antonio Filosa è ufficialmente partita. E ha il sapore delle grandi svolte industriali: meno dispersione, più efficienza, più piattaforme condivise, più tecnologia e soprattutto una gerarchia chiarissima dentro il conglomerato automobilistico costruito negli anni da fusioni, acquisizioni e convivenze spesso complicate.

All’Investor Day di Auburn Hills, il gruppo guidato dal presidente John Elkann ha svelato FaSTLAne 2030, la “corsia di sorpasso”, il piano strategico da 60 miliardi di euro che dovrà accompagnare Stellantis nei prossimi cinque anni. Una roadmap che promette crescita redditizia, riduzione dei costi, rilancio industriale e razionalizzazione dei marchi.

Il mercato, almeno nelle prime ore, non si è lasciato sedurre dall’entusiasmo del Lingotto globale: a Piazza Affari il titolo ha ceduto. Segno che gli investitori, più che agli slogan, guardano alla concreta capacità di trasformare il mastodontico gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa in una macchina davvero efficiente.

La nuova piramide dei marchi

Il cuore del piano è una parola che nessuno in Stellantis pronuncia volentieri ma che aleggia ovunque: selezione. FaSTLAne 2030 stabilisce infatti una scala gerarchica molto netta tra i marchi del gruppo. I brand globali prioritari diventano quattro: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Insieme alla divisione veicoli commerciali Pro One assorbiranno il 70% degli investimenti destinati a prodotti e marchi. Sono loro il futuro industriale e commerciale del gruppo. Tutto il resto ruoterà attorno.

Da qui al 2030 arriveranno oltre 60 nuovi modelli e 50 aggiornamenti significativi. La distribuzione delle alimentazioni fotografa bene la linea pragmatica di Filosa: 29 elettriche pure, 15 plug-in hybrid o range extender, 24 full hybrid e addirittura 39 modelli termici o mild hybrid. Altro che rivoluzione integralista dell’elettrico: Stellantis sceglie il realismo commerciale, soprattutto per i mercati dove il motore tradizionale continua a vendere.

Lancia sotto l’ombrello Fiat

Per i marchi regionali – Alfa Romeo, Citroën, Opel, Chrysler e Dodge – la parola d’ordine sarà invece condivisione. Utilizzeranno asset globali comuni per aumentare efficienza e differenziazione, riducendo costi e duplicazioni. Più delicata la sorte di Ds Automobiles e soprattutto di Lancia. Il piano assegna loro un ruolo “specialistico”, rispettivamente sotto la supervisione di Citroën e Fiat. Una formula elegante per dire che la storica casa torinese diventa, di fatto, un marchio interno all’universo Fiat. Un ridimensionamento simbolico pesante per chi ricorda la Lancia dei rally, dell’ammiraglia Thema e dell’ingegneria raffinata.

Discorso diverso per Maserati, definita da Stellantis “marchio di puro lusso”. Il Tridente avrà una roadmap dedicata entro dicembre 2026 a Modena e allargherà la gamma con due nuovi modelli del segmento E. Un tentativo di blindare il brand più prestigioso del gruppo in una nicchia esclusiva e ad alta marginalità.

«Ogni marchio di Stellantis svolgerà un ruolo chiaro nel rispetto dei nostri impegni FaSTLAne 2030», ha spiegato Filosa. Ovvero basta sovrapposizioni, basta doppioni, basta marchi lasciati galleggiare senza identità.

La piattaforma unica

L’altra grande scommessa è la standardizzazione industriale. Stellantis investirà oltre 24 miliardi di euro in piattaforme globali, motorizzazioni e tecnologie. Entro il 2030 metà della produzione mondiale sarà concentrata su tre piattaforme globali, tra cui la nuova Stla One. Una specie di telaio universale modulare pensato per adattarsi a più veicoli, più dimensioni e più motorizzazioni.

L’obiettivo è semplice quanto brutale: ridurre complessità e costi. La modularità permetterà un riutilizzo dei componenti fino al 70% e un’efficienza dei costi del 20%. È la vecchia ossessione dell’industria automobilistica globale: produrre auto diverse facendole nascere dalla stessa struttura.

Nel 2027 debutteranno anche i nuovi sistemi tecnologici del gruppo: Stla Brain, il cervello software centrale; Stla SmartCockpit; e Stla AutoDrive. Entro il 2030 il 35% dei volumi globali utilizzerà almeno una di queste tecnologie, quota destinata a superare il 70% entro il 2035. In altre parole, l’automobile del futuro per Stellantis sarà sempre meno meccanica e sempre più digitale.

La geopolitica delle alleanze

FaSTLAne 2030 è anche un gigantesco mosaico di partnership internazionali. Filosa sa che nessun costruttore, oggi, può permettersi di correre da solo. Sul fronte della guida autonoma Stellantis si affiderà a Wayve. L’intelligenza artificiale Wayve AI Driver verrà integrata nella piattaforma Stla AutoDrive e dal 2028 consentirà guida supervisionata hands free di livello 2++ in città e autostrada. Parallelamente viene rafforzata la collaborazione con Qualcomm: le soluzioni Snapdragon Digital Chassis supporteranno cockpit, connettività e sistemi avanzati di assistenza alla guida.

Ma il vero asse strategico passa soprattutto dalla Cina. Con Leapmotor Stellantis rafforzerà la cooperazione sugli acquisti e condividerà capacità produttiva negli impianti spagnoli di Madrid e Saragozza. E torna centrale anche l’intesa con Dongfeng Motor. Attraverso la joint venture Dpca, il gruppo produrrà in Cina due modelli Peugeot e due Jeep, mentre prende forma una nuova joint venture europea controllata al 51% da Stellantis, con primo progetto industriale a Rennes. È il segnale più evidente della nuova linea Filosa: per stare nel mercato cinese bisogna allearsi con i cinesi, non combatterli frontalmente.

Tata, Jaguar e la rete globale

Le collaborazioni non finiscono qui. Con Tata Motors Stellantis punta a migliorare la competitività nelle regioni Asia Pacifico, Medio Oriente, Africa e Sud America attraverso sinergie su produzione, fornitori, prodotti e tecnologie. E insieme a Jaguar Land Rover – controllata proprio da Tata – il gruppo esplorerà collaborazioni negli Stati Uniti sullo sviluppo di prodotti e tecnologie. Una rete di alleanze che mostra come il nuovo Stellantis ragioni ormai come una piattaforma industriale globale più che come un tradizionale costruttore automobilistico europeo.

Europa, meno produzione

Il capitolo più delicato resta però quello industriale europeo. Qui Filosa tenta l’equilibrismo: tagliare senza dire di tagliare. La capacità produttiva sarà ridotta di oltre 800 mila unità, ma senza chiusure ufficiali di stabilimenti. La strategia passerà attraverso riconversioni e partnership industriali con l’obiettivo di portare l’utilizzo degli impianti dal 60% all’80% entro il 2030. Il che significa avere meno impianti vuoti e più fabbriche sature.

Nel piano trova spazio anche la nuova e-car compatta ed economica che verrà prodotta nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Una scelta che punta a rafforzare il ruolo dell’impianto campano nella strategia europea del gruppo.

L’America prima di tutto

Se però esiste una regione che Filosa considera decisiva, quella è il Nord America. Il gruppo punta a una crescita del fatturato del 25%, sostenuta da 11 nuovi modelli e da una maggiore offerta di veicoli sotto i 40 mila dollari. Non a caso il 60% dei 36 miliardi destinati a marchi e prodotti finirà proprio oltreoceano. Un riequilibrio che conferma dove Stellantis pensa di generare davvero margini e profitti nei prossimi anni.

Il piano prevede inoltre che entro il 2028 il gruppo riesca a generare 6 miliardi di euro di riduzione dei costi annuali rispetto al 2025, accompagnati da nuove opportunità di crescita dei ricavi grazie al programma di lungo termine Value Creation Program.

«FaSTLAne 2030 è il risultato di mesi di lavoro disciplinato in tutta l’azienda ed è progettato per guidare una crescita redditizia di lungo termine», assicura Filosa. La scommessa è gigantesca: trasformare Stellantis da conglomerato di marchi spesso in concorrenza reciproca a macchina globale iper-razionalizzata. Con una certezza già evidente: nell’era Filosa sentimenti, nostalgia e bandiere contano molto meno dei margini.

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