SOTTO ESAME

Sanità, il Governo diffida Cota

Il Tavolo Massicci impone alla giunta regionale un nuovo piano per il rientro di 864 milioni in tre anni. Resta la minaccia del commissariamento. Alla riunione solo i tecnici e nessun esponente dell'esecutivo. Pd polemico sulla vacanza dei lavori

Occorre fare di più e incidere sulla spesa strutturale in modo da recuperare gli 864 milioni dei 900 cui ammonta il deficit monstre della Sanità: l'avanzo registrato quest'anno - 18 milioni circa - è insufficiente ad avviare quel processo di rientro dalla situazione debitoria che va azzerata entro tre anni. Quindi nessuna "spalmatura" su dieci anni come ipotizzava qualcuno alla vigilia dell'incontro. E' questa, in sintesi, la conclusione del Tavolo Massicci odierno. Disertata dai vertici politici - non c'erano né il presidente Roberto Cota né i suoi assessori - la riunione si è svolta in un confronto tra i tecnici ministeriali e quelli regionali (il direttore della Sanità Sergio Morgagni, il responsabile delle risorse finanziarie di corso Regina Margherita Valter Baratta accompagnato dal funzionario Claudio Bianco, il direttore di Bilancio e Finanze Sergio Rolando). Si tratta di una dilazione di tempo, ma lo spettro del commissariamento - riferiscono autorevoli fonti romane - non è per nulla scongiurato. Anzi, in assenza di risposte certe, di interventi strutturali e tempestivi la procedura è già di per sé avviata.

 

Ma fare presto non pare l'imperativo finora praticato. A denunciare lo stallo nei lavori d'Aula e di commissione è il Pd. «E’ saltata anche la convocazione della Commissione Bilancio prevista per domani» scrive il capogruppo del Pd Aldo Reschigna in una lettera di protesta inviata al presidente di Palazzo Lascaris Valerio Cattaneo. Un congelamento dei lavori «alquanto singolare, poiché in tale commissione la Giunta avrebbe potuto almeno svolgere una comunicazione sui risultati dell’incontro romano», quel tavolo Massicci in cui l’ente dovrà fornire indicazioni convincenti sul rientro del debito e riduzione della spesa nei conti della Sanità per evitare il commissariamento. «Le notizie sul bilancio vengono solo dagli organi di informazione, mentre sempre più crescente è il senso della protesta e del disagio che sta attraversando la comunità piemontese e tutto il sistema economico e istituzionale regionale, reso palese con la manifestazione di ieri sul trasporto pubblico locale e con l’incontro organizzato dall’Anci per la giornata di domani sulle tematiche delle politiche sociali». Dall’esecutivo nessuna risposta o chiarimento, mentre la discussione sul bilancio previsionale ancora non è stata neanche avviata. «La legge prevede che l’esercizio provvisorio si chiuda entro il 30 aprile e la manovra dell’esecutivo non è ancora neanche arrivata in commissione. Mi rifiuto di pensare che in 20 giorni si possa approvare una legge così importante e che imporrà necessariamente dei sacrifici ai piemontesi».

 

Dalla rimodulazione delle aliquote Irpef a eventuali ticket per i parchi, per non parlare dei tagli alla cultura e al welfare di cui ieri si è detto profondamente preoccupato lo stesso Piero Fassino a margine dell’incontro sul trasporto pubblico: «tutti provvedimenti di cui si discute senza una proposta organica della giunta e con l’assessore al Bilancio Gilberto Pichetto che ogni giorno smentisce nei fatti le parole del governatore». Un esempio? L’utilizzo dei fondi Fas: secondo Cota serviranno per  risanare la Sanità, mentre il suo braccio destro esclude la possibilità di poter bloccare opere fondamentali per il Piemonte come la Torino-Ceres o la metropolitana. «Qual è la linea dell’esecutivo?» si chiede Reschigna, che conclude: «La sensazione è che di fronte a problemi che richiederebbero scelte forti da parte del presidente, siamo di fronte a uno stallo sempre più preoccupante».