Mercato delle "vacche" al coperto. L'Omnibus passa in commissione
Davide Depascale 15:51 Martedì 26 Maggio 2026Mentre Cirio si prende la scena con la foto insieme al peluche di stambecco, la maggioranza di centrodestra votava per sottrarre al Consiglio regionale la discussione sulla legge di riordino da approvare entro l'estate. L'opposizione si dissocia, ma non disdegna
Memore del caos dello scorso anno attorno alla legge Omnibus, la maggioranza di centrodestra che sostiene la giunta guidata da Alberto Cirio ha deciso di correre ai ripari. E così, tra una foto e l’altra con un peluche di stambecco in bella vista, ha optato per una scelta puramente procedurale, ma potenzialmente in grado di cambiare le carte in tavola.
Il Consiglio regionale del Piemonte ha votato oggi a favore del ricorso alla sede redigente per il prossimo disegno di legge di riordino regionale – il tradizionale decreto Omnibus da approvare entro l’estate – applicando l’articolo 31 del regolamento interno dell’assemblea. Una formula apparentemente tecnica, ma dagli effetti politici molto concreti: il provvedimento verrà infatti discusso e modificato in IV Commissione Bilancio, mentre l’Aula si limiterà al voto finale, senza possibilità di ulteriori emendamenti o discussioni sui singoli articoli. Un unicum legislativo, visto che negli ultimi anni non si era mai fatto ricorso a questa procedura, preferendo concludere l’esame del provvedimento alla luce del sole.
Articolo 31
Il regolamento parla chiaro: nella sede redigente “l’approvazione finale degli articoli e del testo complessivo predisposti dalla Commissione è riservata, senza ulteriore discussione, al Consiglio”. Tradotto dal linguaggio istituzionale: niente maratone in Aula, niente trattative pubbliche sotto i riflettori, niente spettacolo del negoziato continuo tra assessori e consiglieri regionali.
Un modo elegante per evitare la replica del gigantesco “mercato delle vacche” andato in scena durante la discussione dell’Omnibus dello scorso anno, quando il provvedimento si trasformò in un contenitore sterminato di microinterventi territoriali, bandierine politiche e norme infilate all’ultimo minuto.
Al coperto
Il mercato, però, non scompare. Più semplicemente cambia sede. La vera partita si sposterà infatti dentro la Commissione Bilancio, fuori dall’Aula e soprattutto lontano dagli occhi della stampa, che non può assistere ai lavori con le stesse modalità previste per le sedute consiliari. Mercato delle vacche sì, dunque, ma al coperto.
Per la giunta Cirio il vantaggio è evidente: sterilizzare il dibattito pubblico e ridurre il rischio di nuove tensioni interne alla maggioranza, evitando che ogni singolo emendamento diventi un caso politico o un titolo di giornale. Una blindatura preventiva del provvedimento, tanto più utile considerando che il decreto Omnibus è tradizionalmente il contenitore ideale per norme eterogenee, contributi mirati e interventi cuciti sui territori.
Opposizione win-win
L’opposizione oggi ha votato contro la scelta della sede redigente. Tuttavia lo ha fatto senza particolare convinzione, e non è difficile capire perché: da una parte, la procedura consente alle minoranze di organizzare meglio l’ostruzionismo, svincolandolo dai tempi contingentati dell’Aula. Dall’altra, anche per i gruppi di opposizione la trattativa in commissione offre margini di manovra più discreti, lontani da telecamere, cronisti e resoconti immediati.
Meno esposizione pubblica, più possibilità di negoziare piccoli interventi o modifiche senza trasformare ogni mediazione in una polemica politica. Ufficialmente tutti denunciano l’opacità del metodo. Ufficiosamente, a molti va benissimo così.
Salvate il pupazzo Stamby
Mentre il Consiglio regionale decideva di spostare nel retrobottega la prossima grande partita legislativa piemontese, nell’Aula di Palazzo Lascaris andava in scena il siparietto simbolico della giornata. Il governatore Cirio si è infatti presentato con un peluche di stambecco – ribattezzato “Stamby” – consegnandolo al presidente del Consiglio regionale Davide Nicco “in rappresentanza di tutto il Consiglio”, rassicurando anche i consiglieri della sua maggioranza e, in particolare, quelli della Lega, con il capogruppo Fabrizio Ricca che nei giorni scorsi era stato categorico: “Lo stambecco non si tocca”.
Un gesto pensato per celebrare il dietrofront del governo e della maggioranza parlamentare sull’emendamento al ddl Malan che avrebbe inserito lo stambecco tra le specie cacciabili. Dopo le proteste arrivate dal Piemonte e dal resto d’Italia, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il centrodestra hanno infatti ritirato la proposta: niente caccia allo stambecco, animale simbolo del Piemonte e del Parco del Gran Paradiso. “Per noi piemontesi lo stambecco ha una sua sacralità”, ha rivendicato Cirio, definendo l’esclusione della specie dalla riforma “una battaglia vinta”. Il caso, in verità, era stato sollevato dal consigliere del Pd Alberto Avetta, svegliando dal torpore la maggioranza.
Così, tra fotografie, sorrisi e il pupazzo “Stamby” passato di mano in mano nei corridoi di Palazzo Lascaris, la politica piemontese ha trovato il suo momento di leggerezza. Ma intanto, quasi senza rumore, ha anche deciso che il prossimo Omnibus non si discuterà davvero più in Aula. E forse è proprio questa la notizia destinata a pesare di più nei prossimi mesi.


