Nemici a Roma, alleati in Piemonte: larghe intese Pd-Fratelli d'Italia
07:00 Mercoledì 27 Maggio 2026A Vercelli il meloniano Gilardino, presidente uscente della Provincia, sta trattando per un listone trasversale in nome di un patto del territorio. Maretta nel centrodestra, soprattutto nella Lega che vedrebbe decurtare la propria rappresentanza
Altro che elezione provinciale. A Vercelli, dietro il rinnovo del Consiglio e della poltrona di presidente fissato per il 26 luglio, sta diventando il pretesto per manovre che la politica piemontese guarda con un misto di sospetto, fastidio e timore. Formalmente è una consultazione di un ente “zombie”, azzoppato dalla riforma Delrio, in cui voteranno solo sindaci e consiglieri comunali con il sistema del voto ponderato, ma dietro le quinte il clima è di una partita che va ben oltre gli uffici di Via San Cristoforo.
Il regista dell’operazione è Davide Gilardino, meloniano, classe 1977, sindaco di Ronsecco, minuscolo comune di nemmeno seicento anime. È stato lui a spingere per accorpare il rinnovo del presidente e del consiglio provinciale nello stesso giorno. “Abbiamo proposto di unificare le elezioni del presidente e del consiglio e, di conseguenza, ridurre i costi. L’election day sarà il 26 luglio 2026”, ha spiegato mesi fa, presentando anche l’avanzo di amministrazione e i nuovi investimenti previsti su scuole e viabilità. Ma il punto vero non è il risparmio. È il listone.
Tutti in lista
Gilardino sta infatti lavorando a una lista unica talmente larga da andare da Fratelli d’Italia fino al Pd. Un rassemblement trasversale che, nelle intenzioni, dovrebbe blindare la sua rielezione alla guida della Provincia e allo stesso tempo costruirgli un profilo da amministratore “ecumenico”, spendibile domani in partite ben più pesanti. Perché tra i meloniani c’è chi giura che il presidente della Provincia di Vercelli abbia già la testa al quarantesimo piano del grattacielo della Regione Piemonte, là dove oggi siede Alberto Cirio. Fantapolitica? Forse. Anche perché nessuno sa se toccherà davvero a Fratelli d’Italia indicare il futuro candidato governatore quando Cirio prenderà la strada di Roma. Però le voci circolano. E parecchio.
Del resto Gilardino è uno che nella destra piemontese ha attraversato quasi tutte le stagioni: nasce in An, passa nel Pdl e conosce pure una breve deviazione nell’Ncd di Angelino Alfano. Una parentesi dovuta, raccontano i bene informati, a una ripicca politica dopo essere stato relegato nel 2013 in una posizione non eleggibile. Poi il ritorno nell’alveo della fiamma, fino alla presidenza della Provincia e dell’Anci Piemonte.
Ora però il suo progetto rischia di trasformarsi in un caso politico. Perché il “milazzismo” in salsa piemontese – evocazione dell’antica alleanza trasversale siciliana – piace fino a un certo punto ai vertici di Fratelli d’Italia. E soprattutto manda di traverso il caffè alla Lega.
L’idea per rendere l’operazione meno indigesta sarebbe quella di coinvolgere però soltanto amministratori di centrosinistra che nei rispettivi Comuni governano e non quelli che siedono tra i banchi dell’opposizione al centrodestra. Un modo per sostenere che non si tratta di inciuci o consociativismo, ma di una larga alleanza territoriale. Lana caprina? Mica tanto. Perché il malumore cresce.
Mal di pancia nella Lega
I più irritati sarebbero proprio i salviniani, che nel consiglio provinciale uscente possono contare su tre rappresentanti: Alessandro Montella (vicesindaco di Arborio) attuale vicepresidente, Michele Pairotto (primo cittadino di Tronzano Vercellese) delegato a caccia, pesca e Politiche agricole, e Gianna Poletti, consigliera comunale di Borgosesia delegata a Scuola e Orientamento.
Secondo i rumors nel grande rassemblement che Gilardino starebbe apparecchiando, per la Lega ci sarebbe spazio soltanto per un posto. E qui entra in scena Daniele Baglione, segretario provinciale del partito di Matteo Salvini, che sarebbe impegnato a trattare per difendere lo scranno di Montella. Con quanto entusiasmo degli esclusi è facile intuire. Soprattutto di Poletti che in virtù della carica in Provincia ha ottenuto un posto nel Comitato europeo delle Regioni, ruolo da cui decadrebbe in caso di mancata rielezione.
Obiettivo Grattacielo
A rendere ancora più velenoso il clima ci sono poi le accuse, mai del tutto sopite dentro Fratelli d’Italia, secondo cui Gilardino avrebbe favorito la “transumanza” di una trentina di amministratori ex leghisti verso Forza Italia. Una manovra che molti descrivono come una sorta di “patto della panissa” con Cirio: sostegno politico in cambio di benevolenza futura. E magari di qualche benedizione sulle prossime partite regionali.
Così, dietro il voto ponderato di sindaci e consiglieri comunali, la Provincia di Vercelli rischia di trasformarsi nel teatro di un’operazione di potere travestita da grande alleanza del territorio. Con Gilardino che ufficialmente cerca solo la riconferma. Ma ufficiosamente sembra già misurarsi l’abito per qualcosa di molto più grande. Ma il Pd gli terrà bordone?


