GRANA PADANA

Lega, fuggi fuggi dal Conclave.
E Salvini s'incarta sulle date

La mancata partecipazione del Doge fa saltare i piani del Capitano sul "ritiro" di due giorni in Laguna. Per evitare un'assenza pesante politicamente cambia data, ma incoccia il voto in Parlamento sulla legge elettorale

“Ho già un impegno”. Come quando ti invitano a cena e preferisci fare tutt’altro, Luca Zaia ha risposto a Matteo Salvini, che adesso raccontano a capo chino sull’agenda e con il telefono all’orecchio, intento a cercare una soluzione per non dover rinunciare alla presenza dell’ex governatore del Veneto e anima critica verso un modello di Lega ancora segnato dalla breve ma traumatica stagione vannacciana.

Perché poi non si tratta di un invito a cena, bensì di quel “ritiro” di due giorni al quale il segretario sta lavorando da settimane senza svelarne veri scopi e contenuti, ma premurandosi di avvisare lo stato maggiore del partito – deputati, senatori, presidenti di Regione e chi più ne ha più ne metta – che devono considerarsi tutti convocati.

L’inciampo con il voto

Ma se la soluzione è quella che circola in queste ore, la toppa rischia di essere peggio del buco. Già, perché il Capitano avrebbe pensato di spostare tutto più avanti, senza però fare i conti con il calendario parlamentare.

Se infatti le nuove date fossero davvero, come ipotizzato dal leader, quelle di lunedì 29 e martedì 30 giugno, la seconda giornata del ritiro – con tutti i parlamentari presenti – coinciderebbe con la prima del voto in Aula sulla nuova legge elettorale. Un guazzabuglio sul quale ai vertici del partito si starebbe cercando di mettere ordine in queste ore, tra messaggi, telefonate e date che vanno e vengono.

Tutti convocati

La pensata del Capitano non si può dire sia partita con il piede giusto. Sfidando la sorte e vincendola insieme alle elezioni in Laguna, pare che la capiente struttura veneziana destinata a ospitare la due giorni leghista sia già stata prenotata. E anche questo è un problema, visto che Salvini aveva fissato l’appuntamento per il 19 e 20 giugno prossimi.

Ma Zaia non ci sarà e pure il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrebbe altro da fare. Perfino il presidente della Camera Lorenzo Fontana sarebbe in forse. Più diplomatico e possibilista il governatore del Friuli-Venezia Giulia: “Sto verificando l’agenda, ma dovrei esserci”, aveva risposto Massimiliano Fedriga.

Altro che “fare squadra”, come Salvini aveva spiegato motivando la due giorni che inizialmente pareva destinata all’alta quota delle Dolomiti e che poi sarebbe invece rimasta attorno alle acque calme della Laguna. Quelle agitate, nel partito, ci sono già da tempo e la reunion, nelle intenzioni del segretario, servirebbe proprio a cercare di placarle, in una sorta di psicanalisi di gruppo con cui provare a lasciarsi alle spalle un fardello che invece la Lega continua ancora a portarsi dietro.

Lo spettro Vannacci

Non per caso i due giorni messi inizialmente in agenda sarebbero dovuti arrivare dopo l’annunciata assemblea costitutiva di Futuro Nazionale, il battesimo della forza politica di Roberto Vannacci: il generale reclutato da Salvini, promosso suo vice sul campo, spedito in Europa e poi passato armi e bagagli a costruirsi un partito personale, portandosi appresso anche qualche parlamentare leghista, ultima della lista Laura Ravetto.

Ma lo sconquasso ormai era fatto, fin dal giorno in cui l’ex comandante della Folgore si presentò a fianco del segretario. E le conseguenze continuano a farsi sentire, pure dietro più d’una delle assenze annunciate al ritiro.

Su qualcuna di esse Salvini avrebbe potuto anche passare sopra, prendendo per buoni i precedenti impegni. Ma non avere Zaia sarebbe un’immagine devastante per il suo disegno pacificatore e riunificante. Su questo, tra i vertici della Lega, nessuno sembra nutrire dubbi.

Tra partito e Parlamento

L’assenza del Doge – ancora con il dente avvelenato per il mancato supporto a un suo terzo mandato a Palazzo Balbi, per il veto alla lista personale alle Regionali e per questioni più strettamente politiche che rimandano a un Nord sempre meno centrale nella linea del segretario –  è qualcosa che Salvini non può e non vuole accettare, ben consapevole dell’effetto che avrebbe quella sedia vuota. A quel punto scatta il piano alternativo, ma ci vuole poco perché ai parlamentari balzi all’occhio quella nuova data che, se confermata, porrebbe a rischio uno schema pianificato da tempo.

Come detto, per martedì 30 è previsto l’inizio del voto sulla legge elettorale, destinato poi a slittare al mese successivo in modo tale da dimezzare i tempi. Se anziché mantenere il calendario dell’Aula il Capitano intendesse privilegiare l’agenda del conclave di partito pur di assicurarsi la presenza del Doge, quella strategia tecnica studiata per velocizzare l’iter parlamentare della riforma elettorale andrebbe a farsi benedire.

Chissà se nelle prossime ore si troveranno due giorni senza inciampi e al riparo da defezioni. Nel frattempo resta la domanda su cosa abbia davvero in mente il leader della Lega per quel conclave che non pochi, nello stato maggiore del partito, già considerano più immagine che sostanza. Solo che l’immagine di Zaia – e quella degli altri eventuali assenti – sarebbe, quella sì, sostanza.

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