Molinette, altra (brutta) sorpresa: un'eredità da 10 milioni di deficit
Stefano Rizzi 15:46 Mercoledì 27 Maggio 2026Dai bilanci di oltre un decennio salta fuori un "buco" nel fondo di perequazione. Mentre entrava meno del dovuto, le uscite erano copiose ed estese anche a categorie non previste dalla legge. Il disavanzo finirà per gravare ancora di più il bilancio 2026
Un’altra pesante “eredità” sta per abbattersi sui conti della Città della Salute di Torino. Il lavoro degli advisor incaricati di passare al setaccio i bilanci risalendo a oltre dieci anni fa non è ancora formalmente concluso, ma, da quanto risulta allo Spiffero, sarebbero già emersi elementi in grado di confermare più di un timore e una previsione: quella di trovarsi di fronte a una situazione contabile in cui il rosso dei conti si mescola al grigio di gestioni finite, peraltro, al centro del processo in corso a carico di 16 tra ex direttori e dirigenti di corso Bramante.
La cifra esatta si conoscerà soltanto quando sarà depositata la relazione definitiva dei consulenti ingaggiati oltre un anno fa dall’allora commissario Thomas Schael proprio per verificare se, e che cosa, potesse emergere dall’analisi dei bilanci passati.
Dieci milioni
Si tratterebbe comunque di una somma più che considerevole, attorno ai 10 milioni di euro: ben oltre i 7,3 milioni del Fondo Balduzzi, finito al centro di una lunga vicenda che aveva portato prima l’azienda, allora diretta da Livio Tranchida, a cancellarli dal consuntivo 2024 e poi, dopo la richiesta della Regione, a considerarli un debito della Città della Salute nei confronti di Palazzo Piemonte.
Anche in questo caso tutto origina, come per il Fondo Balduzzi, dalla gestione della libera professione esercitata dai medici ospedalieri e, in particolare, riguarda il cosiddetto fondo di perequazione. Un tesoretto destinato a compensare, almeno in parte, quei medici e professionisti sanitari che, per varie ragioni, non esercitano attività intramoenia o lo fanno in misura ridotta. Quel fondo avrebbe dovuto essere alimentato da trattenute sulle parcelle pagate dai pazienti, proprio come accade per il Balduzzi, destinato invece alla riduzione delle liste d’attesa.
Mancati introiti
Dall’analisi degli advisor emergerebbero cifre che sembrano rimandare a mancati introiti destinati ad alimentare quel fondo, dal quale però il denaro avrebbe continuato a uscire in misura considerevole e verso una platea assai più ampia rispetto a quella cui la perequazione sarebbe stata destinata. In realtà, i soldi non sarebbero più usciti da quel pozzo ormai prosciugato, bensì direttamente dalle casse dell’azienda, mentre il disavanzo continuava a crescere esercizio dopo esercizio.
Il 28 gennaio 2016 l’allora direttore generale Gian Paolo Zanetta sottoscrisse con i sindacati del comparto professionale, tecnico e amministrativo un accordo per estendere questa sorta di indennità compensativa anche a quella vasta platea di categorie.
Molti beneficiari
Il fondo di perequazione, dunque, non sarebbe andato soltanto ai medici che, per varie ragioni, non esercitavano la libera professione o riuscivano a farlo in misura ridotta. Le somme sarebbero state incassate anche da dirigenti di settori non strettamente sanitari: dall’Urp all’Economato, dall’amministrazione agli affari legali, fino al recupero crediti.
Una decisione presa dieci anni fa e una procedura conseguente che solo recentemente sarebbero venute a conoscenza dei sindacati dei camici bianchi, con più di un interrogativo sul rispetto della normativa che definisce finalità e destinatari di quel fondo.
Quando, il 24 novembre dello scorso anno, la Guardia di Finanza, su disposizione della Procura della Repubblica, si presentò in corso Bramante per acquisire ulteriore documentazione, ripartì portando con sé anche le carte relative al fondo di perequazione. Nelle stesse ore Tranchida ne sospese cautelativamente l’erogazione.
Il processo
Ad alimentare i dubbi sulla gestione di questo denaro e sui presunti mancati o insufficienti introiti, sempre nello stesso periodo dello scorso anno, contribuì anche una lettera della Cgil indirizzata ai vertici della più grande azienda ospedaliera del Piemonte.
Nel documento si chiedeva, tra l’altro, “come mai, considerando che il cosiddetto Fondo Balduzzi e il fondo perequazione costituiscono fondo aziendale in percentuale pari al 5% della massa dei proventi dell’attività libero-professionale, il valore incide per lo stesso ammontare sul totale dei ricavi nel 2024, mentre nel 2023 il fondo perequazione è circa la metà rispetto al Fondo Balduzzi?”.
Ancora più rosso
E mentre non si esclude che anche questa vicenda possa affacciarsi nell’udienza del processo in corso, fissata per venerdì prossimo con il prosieguo della testimonianza del luogotenente dei carabinieri Roberto Cappelletti, al grattacielo della Regione ci si prepara a ricevere e vagliare la relazione definitiva degli advisor. E soprattutto, tanto lì quanto in corso Bramante, ci si prepara ad appesantire ulteriormente il già deficitario bilancio 2026 della Città della Salute con un’eredità rimasta nascosta per anni.


