SMART CITY

Torino ostaggio dei blackout:
nel mirino Iren e Lo Russo

Ogni estate la stessa storia. Il caldo manda in tilt una rete elettrica definita "vecchia" dallo stesso sindaco. Opposizioni all'attacco: "Usa la multiutility come un bancomat ma la città resta al buio". Dividendi milionari, manutenzioni mancate e solite promesse

La luce va e viene, la pazienza dei torinesi se n’è già andata. Prima San Salvario, poi Borgo Nuovo e Madonna del Pilone, quindi il centro, Cit Turin, Crocetta e altre zone della città finite a singhiozzo nel buio proprio mentre il caldo iniziava a mordere. Blackout prolungati, ascensori bloccati, garage trasformati in trappole, negozi fermi, famiglie esasperate, anziani e persone fragili lasciati a cavarsela con temperature da piena estate quando l’estate, almeno sul calendario, deve ancora cominciare.

Altro che città smart. Torino si scopre ancora una volta appesa a una rete elettrica vecchia, fragile, insufficiente. E il cortocircuito non è solo tecnico. È politico. Perché se Ireti, società del gruppo Iren, ha in mano l’infrastruttura, Palazzo Civico non può limitarsi a fare la parte dello spettatore preoccupato. Tanto più che Stefano Lo Russo è il sindaco della città che della multiutility è azionista di peso, ha partecipato alla scelta del presidente Luca Dal Fabbro e, con la Città metropolitana, ha pure rafforzato la presenza nel capitale della società, diventano il primo socio.

Il risultato, però, è sotto gli occhi di tutti: appena il termometro supera i 35 gradi e i condizionatori si accendono in case, uffici e negozi, la rete va sotto stress e interi pezzi di città restano senza corrente. Era successo l’anno scorso, succede di nuovo adesso. E a questo punto la domanda è inevitabile: che cosa è stato fatto davvero in dodici mesi?

Rete vecchia e promesse nuove

Lo Russo, intervenendo l’altro giorno alla trasmissione radiofonica settimanale ha definito la situazione “un’emergenza”. Ha ammesso che “la rete elettrica di Torino, soprattutto quella di media tensione, è piuttosto vecchia” e che negli anni queste infrastrutture “sono state lasciate indietro sul piano della manutenzione”. Con l’aumento delle temperature e dei consumi, ha spiegato, emergono tutte le criticità.

Parole che fotografano il problema, ma non lo risolvono. Anzi, rischiano di diventare un boomerang. Perché se la rete è vecchia, se la manutenzione è rimasta indietro e se il problema era già esploso la scorsa estate, allora non basta dire oggi che gli interventi sono “pervasivi” e richiederanno tempo. I torinesi, nel frattempo, il tempo lo passano al buio.

Iren ha annunciato di aver raddoppiato i turni di reperibilità dei tecnici, aumentato il numero delle ditte incaricate di intervenire sui guasti e potenziato il numero verde. Misure utili, ma emergenziali. Il nodo vero resta un altro: gli investimenti strutturali sulla rete. Perché i blackout non si battono con i centralini rinforzati quando il danno è già fatto, ma con manutenzioni e ammodernamenti prima che la città finisca in ginocchio.

Il bancomat Iren

Qui entra la politica. E qui l’opposizione affonda il colpo. Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, parla di “scandalo e vergogna colossale per una grande città europea”. Secondo lui Torino non è più davanti a disservizi episodici, ma a “un’emergenza infrastrutturale gravissima e fuori controllo”. Ravello ha chiesto un’audizione urgente in Terza Commissione di Palazzo Lascaris del Comune di Torino e dei vertici di Iren e Ireti, perché venga fornito un quadro chiaro sugli interventi di potenziamento e ammodernamento della rete, sulle tempistiche e sulle misure per gestire l’emergenza. Ma soprattutto ha messo sul tavolo il tema più indigesto: ristori e rimborsi per cittadini, famiglie, attività commerciali e imprese danneggiate.

“Il Comune si faccia parte attiva affinché almeno una parte degli utili – e, perché no, degli emolumenti stellari del suo board – venga dirottata in questa direzione”, attacca Ravello. Il quale punta direttamente su Lo Russo e Dal Fabbro: “È arrivato il momento della verità, della trasparenza e delle responsabilità”.

Il ragionamento è semplice e politicamente incisivo: se Iren ogni anno distribuisce dividendi ai Comuni soci, quegli stessi Comuni non possono poi alzare le braccia quando la rete collassa. Solo Torino, a fine giugno, incasserà circa 34,6 milioni di euro, dentro un totale di poco meno di 100 milioni destinati ai Comuni soci. Da qui l’accusa: Lo Russo userebbe Iren come un bancomat per puntellare bilanci sempre più complicati, salvo poi invocare investimenti straordinari quando la città resta al buio.

Dal taglio del nastro al cortocircuito

Ravello insiste anche su un altro punto. Appena un mese fa Lo Russo inaugurava la nuova Stazione Nord di Ireti, investimento da 25 milioni di euro, parlando di “sicurezza e salute” e spiegando quanto fosse fondamentale garantire continuità energetica durante le ondate di caldo per evitare conseguenze gravi sui cittadini. “Parole solenni”, ironizza il meloniano. Peccato che, trascorse poche settimane, Torino sia di nuovo sprofondata nel caos: blackout continui, quartieri al buio, disagi per famiglie, attività commerciali e persone fragili. “È evidente che, su questo tema, sia lo stesso sindaco Lo Russo a essere finito in cortocircuito”.

La richiesta, a questo punto, diventa una sfida politica: Lo Russo chieda formalmente a Iren di sospendere la distribuzione delle cedole e di reinvestire integralmente gli utili nella manutenzione della rete, nella resilienza infrastrutturale e nei ristori ai cittadini e alle attività danneggiate. “Perché la propaganda non accende la luce nelle case dei torinesi, né riapre le serrande delle aziende lasciate al buio”, conclude Ravello.

Un anno perso in chiacchiere

Anche Federica Scanderebech, capogruppo di Forza Italia in Sala Rossa, mette il sindaco sul banco degli imputati. “Per il secondo anno consecutivo non sta riuscendo a gestire l’emergenza blackout in città”, attacca. “Avevano un anno di tempo per intervenire, programmare manutenzioni e prevenire una situazione che si sta ripetendo identica all’estate scorsa”. Non si tratta solo di cittadini rimasti senza luce o aria condizionata, ricorda, ma di persone disabili, pazienti collegati a macchinari salvavita, anziani in difficoltà, persone bloccate negli ascensori e commercianti danneggiati economicamente.

Dal fronte leghista, anche Fabrizio Ricca spara a zero. Torino, dice, è stata travolta da una grande ondata di caldo, ma il caldo non può diventare l’alibi per giustificare blackout continui in intere zone della città, con ospedali, condomini ed esercizi commerciali lasciati senza corrente. “È tutto fuorché normale che ogni giorno quasi un milione di persone debba svegliarsi non sapendo se e quando ci sarà il prossimo blackout”, afferma il capogruppo in Regione e consigliere comunale. Poi l’affondo: Lo Russo, avendo partecipato all’indicazione del presidente di Iren ed essendo appena salito nelle quote della società con la Città metropolitana, “potrebbe anche pretendere che chi di dovere si adoperi per rendere efficiente e ammodernare la rete elettrica”. Il messaggio è chiaro: il sindaco non può recitare la parte del semplice sollecitatore. Dentro Iren il Comune pesa, incassa e nomina. Dunque risponde. La luce, nelle case dei torinesi, non la accendono le conferenze stampa. E neppure le cedole.

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