SANITÀ

Liste d'attesa, il Piemonte peggiora sugli esami

La nuova piattaforma di Agenas mette in chiaro miglioramenti e criticità sui tempi. Tanese: "Non cerchiamo classifiche o colpevoli". Il raffronto con i dati dello scorso anno segna una regressione per il Piemonte nella diagnostica. Un po' meglio per le visite - CONSULTA

Sulle liste d’attesa la partita si gioca a carte scoperte. Almeno questo è l’obiettivo della nuova piattaforma appena presentata da Angelo Tanese, direttore generale di Agenas.

E sarà pure vero che, nelle intenzioni dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e del ministro Orazio Schillaci, intervenuto alla presentazione, non c’è quella di utilizzare il nuovo strumento informatico «per fare classifiche o cercare colpevoli». Tuttavia, le prime appaiono inevitabili di fronte a differenze anche macroscopiche tra le diverse realtà regionali e i secondi possono forse essere definiti in altro modo, fermo restando che alla base della più grave patologia della sanità italiana vi sono responsabilità pesanti e diffuse.

Trend positivo

I presupposti per uscire dalla babele di dati e di sistemi di raccolta e analisi che differiscono non solo da regione a regione, ma spesso anche all’interno dello stesso territorio, sembrano esserci. I primi numeri, come evidenziato da Tanese, mostrano infatti che «il confronto tra il primo quadrimestre del 2026 e quello del 2025 evidenzia un miglioramento a livello nazionale sia per le visite sia per gli esami diagnostici, in tutte le classi di priorità».

In particolare, per le prime visite la percentuale di rispetto dei tempi di attesa è passata dal 76,1% al 78,7%, mentre per gli esami diagnostici si è saliti dall’83% all’84,7%.

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La tendenza al miglioramento, però, non riguarda tutto il Paese. Coinvolge 16 Regioni su 21 ed è ancora più marcata per le prestazioni urgenti da erogare entro tre giorni e per quelle in classe B, da garantire entro dieci giorni. Un dato che, secondo Agenas, «attesta una maggiore capacità del sistema sanitario nel gestire le richieste delle persone con bisogni clinici più immediati».

Visite ed esami

Analizzando il dato relativo alle prime visite emergono risultati positivi in 16 Regioni su 21: nove registrano miglioramenti significativi rispetto all’anno precedente e sette confermano un’elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia già raggiunta nel 2025.

Su questo fronte, se la Lombardia è passata in un anno dal 72,5% all’80,3%, assai meno rilevante appare il progresso del Piemonte, che dal 69% è salito al 71,2%. Una percentuale che potrà anche essere considerata accettabile, come è stato sottolineato, ma che resta distante dal 92,8% raggiunto dal Veneto, regione che già un anno fa rispettava i tempi per le prime visite nel 90,7% dei casi.

Freccia rossa rivolta verso il basso, invece, per la sanità piemontese nella tabella relativa agli esami diagnostici. Dall’83,2% si è scesi all’81,3%. Un calo modesto, certo, ma che rappresenta un segnale da non sottovalutare, anche perché tra le regioni del Nord contrassegnate in rosso il Piemonte è accompagnato soltanto dalla Valle d’Aosta.

Ricette appropriate

Il raffronto dei dati, continuamente aggiornati sulla piattaforma, dovrebbe contribuire a evidenziare non solo le criticità maggiori, ma soprattutto le loro cause.

Una di queste riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità al momento della prescrizione. In alcune Regioni la percentuale di assegnazione del codice P, che prevede l’erogazione della prestazione entro 120 giorni, è estremamente elevata, arrivando in alcuni casi a superare l’80%. Un dato che appare poco coerente con la richiesta di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo.

Anche in questo caso emerge una forte variabilità: si passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. Un dato che, per una volta, mostra la regione in una posizione virtuosa e sgrava almeno in parte i medici di famiglia dall’accusa di utilizzare con eccessiva disinvoltura i codici di priorità, indicando invece altrove le cause dei tempi d’attesa ancora troppo lunghi.

Cup e intelligenza artificiale

Differenze significative emergono anche nei sistemi adottati dalle varie Regioni per affrontare e cercare di ridurre il problema delle liste d’attesa.

In Umbria, Lombardia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta vengono utilizzati strumenti di supporto ai medici per la gestione delle priorità prescrittive. Emilia-Romagna, Liguria e Sardegna hanno invece puntato sulla collaborazione tra ospedale e territorio attraverso linee di azione condivise. Altre Regioni, come Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Marche, hanno imboccato con decisione la strada degli algoritmi avanzati e dell’analisi dei dati, affidandosi all’intelligenza artificiale.

La stessa intelligenza artificiale più volte evocata in Piemonte come elemento centrale del nuovo Cup che, tra annunci a ripetizione e altrettanti ritardi, continua a rappresentare il Godot della sanità regionale.

Prestazioni a pagamento

Sul tavolo di una partita che da oggi si gioca con molte meno carte coperte resta comunque un convitato di pietra tutt’altro che irrilevante: il ricorso dei pazienti alle prestazioni a pagamento per aggirare i tempi di attesa del servizio pubblico.

Come ha spiegato Tanese, nella piattaforma confluisce soltanto la minima parte delle prestazioni erogate in regime di intramoenia e prenotate attraverso i Cup. Tutto il resto continua a rappresentare il termometro più impietoso del fallimento del sistema: milioni di cittadini che, pur di non aspettare, pagano. Una malattia che la nuova piattaforma aiuterà forse a diagnosticare meglio. Curarla resta un'altra storia.

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