Un centro che non guarda a sinistra: il civismo che piace a Cirio (e Costa)
Davide Depascale 15:25 Sabato 30 Maggio 2026Dopo il lancio nella sua provincia di Cuneo, Robaldo esporta il "modello Granda" nelle altre province piemontesi. Prima tappa due giorni fa nel Novarese. Torino anello debole. I partiti del centrodestra osservano con attenzione e qualche preoccupazione
Se i progetti civici che guardano a sinistra stentano a decollare, con la Margherita 2.0 ancora lontana dal fiorire, c'è un pezzo di centrodestra piemontese che si raccoglie fuori dai recinti tradizionali dei partiti. Un’area vasta, fatta di sindaci, amministratori locali, consiglieri comunali e provinciali senza tessera, che guarda alle Comunali del 2027 con l'ambizione di costruire una casa comune capace di pesare anche nelle principali città della regione chiamate al voto: Torino, Novara, Alessandria, Asti e Cuneo.
Ed è proprio da Cuneo che il progetto prende forma. La Granda, da sempre laboratorio politico del moderatismo piemontese, sta diventando il perno di una rete civica che punta a federare esperienze territoriali diverse, ma accomunate da un’impostazione pragmatica, amministrativa e moderata. Sullo sfondo si prepara già il terreno per una possibile candidatura a sindaco nel capoluogo del civico Enrico Collidà, nome che nelle ultime settimane circola con sempre maggiore insistenza negli ambienti del centrodestra cuneese, ma con l'ambizione di andare oltre il perimetro della coalizione, raccogliendo consensi anche nell’ala moderata del Campo Largo.
La tela di Robaldo
Architetto dell’operazione è un monregalese dal giovane cuore liberale: Luca Robaldo. Sindaco di Mondovì e presidente della Provincia di Cuneo, Robaldo rappresenta oggi uno dei principali punti di riferimento del civismo moderato piemontese. Prima di mettersi in proprio è stato stretto collaboratore sia del presidente della Regione Alberto Cirio sia del suo compaesano Enrico Costa –oggi capogruppo di Forza Italia alla Camera – quando quest'ultimo ricopriva incarichi ministeriali.
Ma Robaldo è soprattutto uno dei principali artefici del successo della Lista Cirio alle Regionali del 2024, capace di ottenere il 12,2% e di affermarsi come seconda forza della coalizione di centrodestra, dietro Fratelli d’Italia ma davanti sia a Forza Italia sia alla Lega. Un risultato tutt’altro che casuale. Già allora Robaldo aveva intuito che quel contenitore non dovesse limitarsi a essere un semplice cartello elettorale legato alla figura del governatore. Per questo insistette affinché nel simbolo comparisse anche la dicitura “Piemonte Moderato e Liberale”: tre parole che oggi appaiono come il manifesto politico di un progetto più ampio, fondato su civismo, moderatismo e cultura liberale.
Prima Cuneo, poi il resto
Da allora il percorso si è strutturato. Il primo vero battesimo è arrivato il 28 marzo scorso a Cuneo, con la nascita del “Patto Civico per la Granda”. Oltre 300 persone presenti allo Spazio Varco e 181 soci costituenti al momento della fondazione, diventati oggi circa 210. Un numero significativo per un’associazione politica territoriale nata appena pochi mesi fa.
L’obiettivo dichiarato è creare una piattaforma capace di mettere insieme amministratori di diversa provenienza politica senza costringerli entro appartenenze ideologiche rigide. “L’impegno civico come motore di aggregazione” è stato il mantra della giornata fondativa. Non una forza anti-partiti, hanno ribadito gli organizzatori, ma uno spazio parallelo nel quale amministratori anche distanti politicamente possano collaborare sui temi concreti dei territori.
Larghe intese
Attorno a Robaldo si è raccolta una rete ampia e trasversale. Alla convention cuneese erano presenti figure vicine al centrodestra regionale come gli assessori Marco Gallo e Gianluca Vignale, ma anche amministratori, esponenti moderati e rappresentanti politici di diversa estrazione. Persino il segretario provinciale del Partito Democratico, Davide Sannazzaro, aveva inviato un messaggio di saluto. Segno di come il civismo amministrativo continui a rappresentare, soprattutto nelle province piemontesi, un terreno meno ideologico e più permeabile rispetto agli schemi tradizionali.
Ora, però, il progetto prova a uscire dai confini della Granda. E non è casuale che il primo sbarco sia avvenuto nel Piemonte orientale. Giovedì scorso, 28 maggio, alla Sala Soms di Borgomanero, è nato ufficialmente il “Movimento Civico per l’Alto Piemonte”, iniziativa promossa dal consigliere provinciale di Novara Luigi Laterza, collaboratore dell’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli, in quota FdI ma da tempo in tensione con il suo partito. Laterza che pochi mesi fa aveva abbandonato le file meloniane assieme a tre consiglieri comunali che successivamente si sono arruolati con Roberto Vannacci. Rimasto solo, ora guarda a questo contenitore civico per proseguire la sua carriera politica, al pari della sua datrice di lavoro che non a caso ha saluto con entusiasmo sui social l’iniziativa.
La politica osserva
L’obiettivo è replicare il “modello Granda” nelle province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola. In sala, accanto a numerosi amministratori locali, erano presenti anche gli assessori regionali Vignale, Gallo e Chiarelli, oltre alla consigliera regionale della Lista Cirio Elena Rocchi. Special guest lo stesso Robaldo, arrivato a raccontare l’esperienza cuneese. Tra i protagonisti della serata anche Roberto Balzano, primo cittadino di Maggiora, e Alessandro Marchese, sindaco di Borgo Ticino.
Non è passata inosservata neppure la presenza, in ultima fila, del senatore di Fratelli d’Italia Gaetano Nastri e dell’ex deputato Diego Sozzani, oggi segretario provinciale di Forza Italia. Un dettaglio che racconta bene il clima con cui i partiti osservano la crescita di quest'area civica: attenzione, interesse, ma anche una certa inquietudine.
Fianco a fianco
Il tema è tutto politico. Il civismo organizzato, infatti, è in grado di intercettare proprio quell’elettorato moderato, amministrativo e territoriale che storicamente alimenta i consensi dei partiti del centrodestra. Un bacino composto da amministratori locali, professionisti, mondo dell’associazionismo e voto pragmatico, sempre meno incline alle appartenenze ideologiche e sempre più orientato verso reti personali e territoriali.
Robaldo, dal canto suo, continua a ribadire che il progetto non nasce contro i partiti ma “a fianco” di essi. Una formula che serve a rassicurare gli alleati, ma che al tempo stesso certifica l’esistenza di uno spazio politico autonomo, destinato probabilmente a pesare sempre di più nelle future trattative sulle candidature.
Sguardo al 2027
Anche perché il calendario elettorale spinge in quella direzione. Nel 2027 si voterà in molte delle principali città piemontesi e il centrodestra sa di non poter affrontare quelle sfide senza una forte componente civica. Torino resta il terreno più difficile, ma città come Novara, Asti, Alessandria e soprattutto Cuneo rappresentano laboratori decisivi per testare il nuovo equilibrio tra partiti e reti civiche.
Robaldo, al momento, sembra muoversi con grande dinamismo in lungo e in largo per la regione con l’unica eccezione di Torino, realtà che osserva con una certa diffidenza, in particolare nelle dinamiche di potere cittadino, e non ultimo per evitare di pestare i piedi a quanti – come Vignale – accampano una sorta di primazia territoriale. Prigioniero di quella che i suoi critici, non necessariamente ostili, hanno ribattezzato la “Mondovìsione”, Robaldo forse dovrebbe provare ad allargare l’orizzonte. Chissà.
L'altra faccia del civismo
Nel frattempo, dall’altra parte del campo politico, il centrosinistra continua a faticare nella costruzione di un’area moderata credibile e strutturata. Il progetto di una “Margherita 2.0” stenta a decollare e il mondo civico progressista appare ancora frammentato e privo di una leadership riconoscibile, tra i Comitati Più Uno di Ernesto Ruffini e il Progetto Civico del romano Alessandro Onorato. Più la miriade di sigle, conventicole, partitini che fanno da contorno.
Così, mentre il centro moderato di sinistra cerca ancora una forma, in Piemonte prende corpo un altro centro. Più amministrativo che ideologico, più territoriale che romano, profondamente radicato nella provincia cuneese ma ormai intenzionato a espandersi in tutta la regione. Un centro che non guarda a sinistra e che, passo dopo passo, prova a costruirsi una forza autonoma all’interno del perimetro del centrodestra.


