SQUADRA & COMPASSO

Massoneria, grembiuli e carte bollate. Saltano le elezioni del Gran Maestro

Il Tribunale ha sospeso le votazioni che si sarebbero dovute tenere ieri. Accolto il ricorso di Taroni, sconfitto del 2024 con un conteggio delle schede tuttora contestato. Il Goi governato da Seminario ancora "sub iudice". Una vicenda senza precedenti tra i "fratelli"

Squadra e compasso non bastano a trovare la quadra sul governo del Grande Oriente d’Italia, dove le profane carte bollate sembrano avere la meglio sulle “tavole” fraterne e, se non sono gli stracci a volare, certo i grembiuli non stanno fermi.

L’ultima puntata, certamente non quella definitiva, della lunga e tormentata vicenda iniziata con le contestazioni sulla validità dell’elezione del Gran Maestro nel marzo 2024 porta la data di ieri. Le nuove votazioni erano infatti state fissate per il 31 maggio, ma appena quattro giorni prima il giudice del Tribunale civile di Roma, Maurizio Manzi, aveva sospeso le delibere della Gran Loggia del 7 marzo 2026 e i decreti del Gran Maestro, il calabrese Antonio Seminario, bloccando di fatto le nuove elezioni.

Il provvedimento ha accolto il ricorso presentato da Leo Taroni, il candidato sconfitto alle elezioni del marzo 2024 in circostanze tuttora controverse. In quella tornata elettorale Taroni, che aveva ottenuto 6.493 voti contro i 6.459 del rivale Seminario, dopo una campagna segnata da divisioni e tensioni arrivate a livelli raramente raggiunti e da una vera e propria notte dei lunghi coltelli tra i fratelli, si vide ribaltare il risultato dalla Commissione Elettorale Nazionale. L’organismo interno alla principale obbedienza massonica italiana annullò infatti 248 schede perché il talloncino antifrode non era stato rimosso prima della consegna al votante.

L’erede di Bisi

Una decisione che Taroni contestò fin dall’inizio nelle sedi giudiziarie ordinarie, sostenendo che nessuna norma interna prevedesse tale causa di nullità. Passano i mesi, che diventano due anni, senza che gli strascichi di quella vicenda, mai del tutto risolta, si sopiscano. Seminario, calabrese ed erede designato del precedente Gran Maestro Stefano Bisi, guida il Goi, ma l’atmosfera nelle Logge è tutt’altro che serena.

A garantirla non era servita granché neppure la decisione della Gran Loggia, riunita a Rimini in sessione straordinaria, di adottare una serie di delibere volte a sciogliere il groviglio istituzionale. Tra queste, la conferma, per via di “interpretazione autentica”, che la mancata rimozione del talloncino comporta la nullità del voto e la delega al Gran Maestro in carica a indire nuove elezioni entro la primavera.

Sub iudice

Proprio contro quelle delibere, compresa quella che fissava alla data di ieri le nuove votazioni, si è mosso nuovamente Taroni, rivolgendosi ancora una volta alla giustizia civile, dalla quale ha ottenuto ragione.

Il ricorso è stato accolto su più fronti: dalla procedura di voto per alzata di mano, che secondo il giudice deve essere «accompagnata da quella di identificazione dei votanti e della conseguente verifica che gli stessi siano legittimati alla votazione nonché dell'accertamento della espressione di voto ad opera delle singole Logge», fino alla legittimità della nomina di Seminario a Gran Maestro, ritenuta «tuttora sub iudice in prime cure».

Per il giudice, consentire lo svolgimento di nuove elezioni rischierebbe di produrre «una situazione di esistenza di una duplice investitura relativa alla stessa carica», prefigurando una crisi istituzionale dagli effetti imprevedibili sulla vita dell’organizzazione.

Stop al voto

Tanto basta per fermare la macchina elettorale, che già si era messa in moto. E, sempre secondo il Tribunale, non regge neppure il tentativo dei sostenitori di Seminario di smontare il ricorso sostenendo che Taroni non avrebbe titolo per opporsi, dal momento che non si era candidato a questa tornata elettorale.

Per il magistrato, infatti, a prevalere non è l’interesse del singolo ricorrente, bensì quello della stessa organizzazione massonica a non essere governata da principi contraddittori e forieri di instabilità istituzionale.

Fatto senza precedenti

Una motivazione – anch’essa un inedito nelle vicende tra “fratelli” – che, se da un lato può apparire come una sorta di invasione della giustizia civile, sia pure richiesta dagli stessi protagonisti, in questioni tradizionalmente risolte nelle più riservate sedi dell’istituzione massonica, dall’altro evidenzia un cambiamento, per quanto in parte forzato, verso quella trasparenza e quella legalità che costituivano il cavallo di battaglia elettorale del candidato sconfitto.

Ora è tutto congelato, in attesa che la vicenda giudiziaria venga definita nel merito. E il Grande Oriente d’Italia si ritrova in una situazione di stallo istituzionale della quale non si trova memoria nella storia secolare della massoneria italiana.