Rsa, 9mila anziani in lista d'attesa. Piemonte maglia nera nell'assistenza
Stefano Rizzi 13:09 Martedì 02 Giugno 2026Sbilanciato il rapporto tra i posti letto accreditati e quelli coperti dalla quota sanitaria. La questione del rinnovo dei contratti di lavoro e il mancato aggiornamento delle tariffe. Assandri (Anaste): "Le possibili soluzioni le abbiamo, pronti a discuterne con la Regione"
Tra le regioni più anziane d’Italia, il Piemonte è quella che presenta la situazione peggiore in assoluto sul fronte delle Rsa nel rapporto tra posti letto accreditati e posti letto coperti dalla quota sanitaria convenzionata. La media regionale si ferma infatti al 48,19%, a fronte di un dato nazionale pari all’82,13%.
Non solo. Il sistema assistenziale piemontese prevede ben sei classi per le persone inserite in regime di convenzione, mentre i parametri ministeriali ne contemplano esattamente la metà. E, come se non bastasse, a pesare sugli ospiti delle strutture e sulle loro famiglie c’è anche un impianto organizzativo delle Rsa che, a livello nazionale, risale a circa quarant’anni fa e si fonda su parametri ormai ampiamente superati rispetto alle esigenze attuali.
Situazione preoccupante
Basterebbero già queste tre criticità – senza nemmeno citare il blocco delle rette rimborsate dalla Regione ai gestori, ferme dal 2012 – per delineare un quadro più che preoccupante di un settore vitale per decine di migliaia di famiglie e centinaia di imprese.
Quella del rinnovo dei contratti dei dipendenti, con il conseguente ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale che impegna la Giunta a non rinnovare gli accreditamenti alle strutture che non adeguano gli stipendi del personale, è soltanto l’ultima questione, in ordine di tempo, che si è aggiunta a un quadro già complesso.
Per gli operatori del settore, tuttavia, «l’analisi del problema deve tenere conto della sua complessità e non ridursi soltanto alla questione dei contratti di lavoro», come sostiene Michele Assandri, presidente regionale di Anaste, una delle principali associazioni che rappresentano proprietari e gestori delle Rsa.
Una risposta, sia pure indiretta, all’ordine del giorno approvato a Palazzo Lascaris, che aveva già suscitato forti perplessità e una malcelata irritazione nella sanità privata, intervenuta con dichiarazioni molto nette per bocca del presidente di Aiop, Giancarlo Perla.
Più anziani, meno posti
Assandri, in quello che suona come un appello alla Regione, ricorda che «non ci si deve dimenticare che, a fronte di un aumento esponenziale del numero di anziani non autosufficienti e di malati cronici, il budget regionale destinato al pagamento delle quote sanitarie, al netto dell’inflazione e dell’incremento dei potenziali utenti, è drasticamente diminuito dal 2012 a oggi». Una conferma arriva da un dato particolarmente allarmante: «Sono circa 9 mila gli anziani in lista d’attesa per un posto letto convenzionato con l’Asl».
L’accusa rivolta al grattacielo della Regione è diretta. «Tutti questi elementi – sostiene Assandri – consentono alla Regione di scaricare sui gestori accreditati tutte le contraddizioni del sistema». Contraddizioni che, secondo l’associazione, potrebbero trovare una soluzione relativamente semplice: «Basterebbe aggiornare ogni anno il piano tariffario in base all’andamento dell’Istat, obbligando i gestori a destinare il 65% degli incrementi al rinnovo dei contratti. Inoltre, per garantire un budget adeguato alle richieste di ricovero degli ultrasettantacinquenni, sarebbe sufficiente destinare il 3% del Fondo sanitario regionale: circa 16 milioni di euro, pari a mille posti convenzionati in più rispetto agli attuali».
Risorse inutilizzate
Un’altra falla del sistema, secondo i gestori, è rappresentata dalla scarsa capacità delle pubbliche amministrazioni di intercettare i fondi europei. «Basti pensare che per il periodo 2022-2027 sono stati stanziati 400 miliardi di euro, ma l’Italia non è stata in grado di ottenere una quota significativa di queste risorse».
Una disamina severa e senza sconti quella di Anaste, che tuttavia si conclude con «un appello rivolto a tutte le forze politiche nazionali e regionali affinché si apra un confronto sulle nostre proposte, che riteniamo concretamente realizzabili». Proposte forse fin troppo praticabili, se è vero che Assandri chiude con una punta di sarcasmo: «Talmente realizzabili da rischiare di far venir meno l’interesse politico».


