ENTI LOCALI

Piccoli Comuni, grandi grane. Piemonte "a rischio" Pnrr

Mentre arrivavano fondi per investimenti venivano tagliate risorse per la spesa corrente. Presto la resa dei conti. Molti sindaci potrebbero non riuscire a chiudere i bilanci. L'allarme di Bussone (Uncem) alle forze politiche. Dalla Regione necessaria una legge

Nell’agenda di Marco Bussone, presidente di quell’avamposto dei piccoli comuni montani sul fronte degli enti locali che è l’Uncem, la data del primo luglio è cerchiata in rosso. Il colore dell’allarme.

Magari non sarà proprio quel giorno a segnare l’inizio di «un periodo difficile, molto difficile, che comincerà con la fine del Pnrr», ma l’appello alla politica è forte, così come il rischio che si spenga come un’eco sul fondo di una valle.

Tagli ai servizi

«Dal Covid in poi agli enti locali sono arrivate molte risorse per gli investimenti, ma negli stessi anni ne sono state tagliate quasi altrettante sulla spesa corrente, sul personale e sui servizi. Il problema vero – sostiene il presidente dell’associazione italiana dei Comuni e delle comunità montane – si presenterà a breve, mostrando tutta la fragilità degli enti locali, soprattutto di quelli più piccoli».

La previsione di chi osserva ogni giorno le difficoltà dei sindaci che spesso amministrano poche migliaia – talvolta addirittura poche centinaia – di abitanti in territori complicati, dove già far viaggiare uno scuolabus o trovare un medico disposto ad aprire un ambulatorio può diventare un’impresa, è tutt’altro che rassicurante: «Molti Comuni non reggeranno più l’impatto delle necessità dei cittadini sul fronte dei servizi. Non reggeranno la crisi del personale, nonostante qualche provvedimento tampone che, però, è ben lontano dall’essere risolutivo».

Record di piccoli municipi

Bussone, a sostegno di questo scenario prossimo venturo, cita il caso della Provincia di Trento, dove su 270 Comuni ce ne sono 70 che rischiano di non riuscire a chiudere i bilanci. In Piemonte la prospettiva è ancora peggiore e molto, se non tutto, dipende proprio dalle dimensioni degli enti.

«Abbiamo la percentuale di piccoli Comuni più alta del Paese. Basti pensare che ne contiamo 1.190, a fronte dei circa 1.500 della Lombardia che, però, ha il doppio degli abitanti del Piemonte. In un contesto del genere, prevedere una situazione particolarmente critica proprio per il territorio piemontese non significa fare l’uccello del malaugurio, ma guardare in faccia la realtà». E correre, per quanto possibile, ai ripari.

Già, ma come? «Non certo rispolverando vecchie soluzioni, come quella ipotizzata a suo tempo da Piero Fassino, di fondere i piccoli Comuni», risponde Bussone. «Il rimedio sta nella riorganizzazione dei servizi, nel rafforzare sistemi nei quali, pur restando autonomi, i piccoli enti fanno rete: dagli uffici tecnici ai dipendenti, dai trasporti a molti altri servizi. Ma tutto questo deve avere una cornice e strumenti normativi adeguati. Non si può lasciare tutto alla pur lodevole iniziativa dei singoli».

Il modello Emilia-Romagna

Anche in questo caso gli esempi non mancano: «L’Emilia-Romagna, grazie a una legge di riordino molto ben costruita e frutto di un ampio confronto, sta procedendo lungo un percorso virtuoso fatto di rafforzamento delle Province, integrazione tra i Comuni e altri interventi».

In Piemonte a questo tema sta lavorando l’assessore leghista Enrico Bussalino, forte anche della sua precedente esperienza da sindaco di Borghetto Borbera, meno di 1.900 abitanti sull’Appennino al confine con la Liguria, oltre che da presidente della Provincia di Alessandria. Ma da un disegno di legge regionale si è ancora lontani.

Messaggio alla Regione

Si avvicinano invece le elezioni politiche – e in Piemonte, chissà, magari anche quelle regionali – e questo porta il presidente dell’Uncem a formulare una domanda tanto semplice quanto scomoda: «Come pensano i partiti di intervenire su una questione della quale ci si è, di fatto, disinteressati per quasi vent’anni?». Un interrogativo che vale tanto a livello nazionale quanto regionale.

Nel primo caso, la risposta non è oggi quella attesa, visto che «la riforma del Testo unico degli enti locali è ferma in Parlamento dall’agosto del 2023 e si continua a fare riferimento a norme che risalgono a quasi trent’anni fa».

Sul fronte regionale, «pur apprezzando l’impegno di Bussalino – osserva il presidente dell’Uncem – serve una decisa accelerazione per dotare i piccoli Comuni di uno strumento indispensabile per fare sistema tra loro. In caso contrario sarà proprio il Piemonte a pagare il prezzo più alto».

print_icon