FINANZA & POTERI

Carlo Magno marcia su Siena. Intesa prepara il colpo su Mps

Il Financial Times svela il piano allo studio di Messina: alleanza con Bper per mettere le mani su Montepaschi e, soprattutto, su Mediobanca e Generali. La proposta di fusione lanciata da Bpm assomiglia sempre più a una contromossa preventiva

Alla fine, quando il gioco si fa duro lui, il duro, scende in campo. Carlo Messina. O, per usare uno dei soprannomi più in voga nei salotti della finanza milanese, Carlo Magno. Per altri Carlo V, a sottolineare una capacità di durata al vertice che negli ultimi anni ha pochi paragoni nel sistema bancario europeo, arrivato già al quinto mandato.

Così, mentre Banco Bpm presentava la sua proposta di aggregazione a Monte dei Paschi di Siena, da Londra arrivava la notizia destinata a cambiare completamente la prospettiva della partita. Secondo il Financial Times, Intesa Sanpaolo starebbe infatti preparando, insieme a Bper, un’offerta per conquistare il Monte e ridisegnare ancora una volta gli equilibri del credito italiano. Non una semplice acquisizione. Molto di più. Perché dietro Siena si intravedono Mediobanca, Generali e l’ultimo grande riassetto del capitalismo finanziario nazionale.

Il piano di Carlo Magno

Lo schema allo studio sarebbe tanto semplice quanto ambizioso. Bper rileverebbe le attività bancarie e creditizie di Montepaschi, diventando ancora più forte sul territorio e consolidando il proprio ruolo di terzo polo nazionale. Intesa Sanpaolo, invece, metterebbe le mani sulla vera preda strategica: Mediobanca.

Un’operazione che consentirebbe a Carlo Magno di entrare direttamente nel cuore delle partecipazioni finanziarie italiane. Attraverso Mediobanca, infatti, Intesa si ritroverebbe anche il 13,32% di Generali oggi detenuto dall'istituto di Piazzetta Cuccia. Una quota sufficiente a superare l’8,80% posseduto da Unicredit e a trasformare Intesa nel primo azionista del Leone di Trieste. Un pernacchione all’antico rivale Andrea Orcel. Ecco perché chi continua a leggere questa vicenda come una semplice partita bancaria rischia di osservare soltanto la superficie. Il vero obiettivo non è Siena. Siena è il ponte.

La mossa difensiva di Bpm

È in questa chiave che va interpretata la proposta lanciata ieri dal Banco Bpm guidato da Giuseppe Castagna. Formalmente si tratta di una fusione tra pari. Un merger of equals tra due istituti che insieme darebbero vita al secondo gruppo bancario nazionale per finanziamenti e depositi, primo per presenza territoriale in Lombardia, Toscana e Veneto, con una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di euro.

Le sinergie stimate superano 1,1 miliardi di euro lordi: oltre 650 milioni di risparmi di costo e più di 450 milioni di maggiori ricavi derivanti dall’integrazione delle reti commerciali e delle fabbriche prodotto. I costi di integrazione sarebbero anch’essi pari a circa 1,1 miliardi.

Numeri importanti, certamente. Ma altrettanto evidente appare la valenza difensiva dell’operazione. Per questo molti osservatori leggono la mossa di Piazza Meda come il tentativo di occupare il terreno prima che arrivi qualcuno molto più grande. E quel qualcuno ha il quartier generale a Torino e Milano.

L’ombra di Crédit Agricole

C’è poi un elemento che rende particolarmente delicato il progetto Banco Bpm-Mps. Si chiama Crédit Agricole. Il gruppo francese è il principale azionista del Banco e ha dato il proprio assenso all'operazione. Se il matrimonio con Siena andasse in porto, sarebbe proprio Agricole il primo socio del nuovo colosso, davanti a Delfin e a Francesco Gaetano Caltagirone. Uno scenario che una parte significativa della finanza e della politica italiana osserva con crescente attenzione.

Nessuno mette in discussione la qualità dell’istituto francese. Ma nel momento in cui si sta riscrivendo la mappa del credito nazionale, non tutti guardano con entusiasmo all’ipotesi che uno dei principali poli bancari italiani finisca progressivamente sotto un'influenza estera. Anche per questo il progetto di Carlo V trova ascolto in ambienti che ritengono necessario mantenere in Italia i centri decisionali del risparmio e del credito.

Il ritorno di Nagel

Come spesso accade nelle grandi partite finanziarie italiane, anche questa ha il sapore delle rivincite. Secondo le indiscrezioni che circolano negli ambienti bancari, tra gli advisor della possibile operazione Intesa-Bper potrebbe esserci anche Alberto Nagel. Una presenza che aggiungerebbe un ulteriore livello di interesse a una partita già densissima di incroci personali, vecchi conti aperti e nuovi equilibri di potere. È verosimile, infatti, che Nagel sia ricomparso con il beneplacito di Unipol di Carlo Cimbri.

Risiko (anche) politico

Naturalmente siamo ancora nel territorio delle ipotesi. Montepaschi deve esaminare la proposta di Banco Bpm. Intesa non ha diffuso al momento alcuna comunicazione ufficiale. Eppure la logica industriale dell'operazione appare difficile da ignorare. L’Europa continua a parlare di integrazione bancaria senza riuscire a costruire un vero mercato unico del credito. Nel frattempo, i singoli Paesi rafforzano i propri campioni nazionali. L’Italia, per una volta, non sembra arrivare in ritardo. Le sue banche sono tornate solide, redditizie e patrimonializzate. Resta da capire chi guiderà il consolidamento finale.

Di una cosa, però, si può essere abbastanza certi: la proposta di Banco Bpm non chiude il risiko. Semmai certifica che la partita è appena entrata nella fase decisiva. E quando il tavolo si restringe e le fiches diventano pesanti, Carlo Magno raramente resta a guardare. Soprattutto se dietro la discesa in campo del banchiere romano ci fosse davvero la moral suasion di Palazzo Chigi, come da settimane raccontano i bene informati. Perché Giorgia Meloni può concedere molte cose agli alleati, ma difficilmente avrebbe accettato di vedere il forziere di Generali scivolare nell’orbita del Carroccio e dei suoi referenti finanziari.

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